Quasi un editoriale

Il mercato

Per tanti anni il mercato è stato, per me, quel luogo in cui, a pochi passi da casa, bancarelle e ambulanti affollavano i mercoledì mattina. Merce a poco prezzo, cantilene in dialetto, confusione e la speranza – spesso vana – di incrociare un giocattolo conveniente. Era un luogo magico e misterioso. Ci si andava quando la scuola era chiusa e quel privilegio odorava di olive sottolio e di formaggi, aveva il colore di stoffe che solo le donne più esperte sapevano valorizzare sfiorandole appena. Il mercato imponeva una passeggiata, occhi svegli, sguardi acuti. Il supermercato, l’unico allora presente in città, non aveva lo stesso fascino.

Gli articoli

Gas Mazzarelli: il mercato solidale che fa crescere il territorio

Se è vero, com’è vero, che ogni azione che compiamo nella nostra quotidianità ha un impatto, ce n’è una che pesa più di altre: l’alimentazione. Quando andiamo a fare la spesa dobbiamo prendere coscienza del fatto che abbiamo la libertà e il potere di scegliere ciò che è meglio per noi e per l’ambiente: possiamo essere, cioè, cittadini responsabili. A tal proposito si può seguire l’esempio di molti concittadini che fanno parte del Gruppo di Acquisto Solidale Mazzarelli (GAS) di Marina di Ragusa. Per conoscere meglio questa tipologia di mercato ho intervistato la presidente Paola, e Cecilia, responsabile degli eventi culturali del GAS. Ci raccontate

La sinistra e il mercato

“Più mercato e meno Stato” o “Più Stato e meno mercato”, quale delle due? I lupi in mezzo ai polli sono per la prima: nel libero mercato loro vincono. I polli dovrebbero essere per la seconda. Ma questi hanno le idee alquanto confuse: ammirano e invidiano i lupi; rivendicano diritti alquanto astratti e imprecisati; principalmente si lamentano, raramente si indignano, talvolta si rivoltano scrivendo pagine di sangue sgrammaticate. [Vedi la novella Libertà di Giovanni Verga] Chi è per la seconda vede lo Stato come un padre tutore capace di “fare giustizia” e di fare avere ai polli ciò che essi non sono capaci di avere

Tra tappeti, spezie e minareti: l’anima segreta e il respiro antico dei bazar di Istanbul

CONVERSAZIONE CON UN’AMICA TURCA, MINE TURKILI In epoca medievale, in particolare in Europa i mercanti erano semplicemente persone che cercavano di sopravvivere o provavano ad arricchirsi attraverso il commercio. Questo non significa che i mercanti medievali si limitavano a vendere cose, infatti ben presto, influenzarono la politica delle proprie città, talvolta arrivando ad occupare importanti posizioni di governo. La vicenda storica dei mercanti nel Medioevo testimonia bene come, tra il XII ed il XVI secolo, il lavoro inizia ad affermarsi non più come un’attività degradante, ma come un mezzo per diventare liberi. Col tempo il mercato è diventato anche luogo di socialità, nido del folklore,

Il mercato dei rugbisti

Intervista a Claudio “Dobbie” Deltrovi, direttore sportivo dei Lyons Rugby Piacenza Nel calcio professionistico, ma anche il quello dilettantistico, il calciomercato è il periodo in cui le squadre possono comprare, vendere o scambiare giocatori. Lo stesso, seppure in forma meno “rumorosa”, avviene nel rugby. Ne abbiamo parlato con Claudio “Dobbie” Deltrovi, direttore sportivo dei Lyons Piacenza, squadra che milita nel massimo campionato italiano. Claudio, esiste un “rugbymercato” sulla falsariga del più conosciuto “calciomercato”?Il “mercato” dei giocatori nel rugby è un po’ diverso da quello che accade nel calcio, anche se da qualche anno inizia a esserci un movimento di giocatori professionisti, semiprofessionisti. Per certi versi

Il mercato secondo Verga

In pieno positivismo, al centro della Belle époque, al colmo del trionfo degli ideali borghesi, dell’ottimismo nella moderna società industriale e del riformismo politico e quando la fede nelle magnifiche sorti e progressive era somma, Giovanni Verga scrive la novella, Storia dell’asino di San Giuseppe, che, nella prima parte, rappresenta un’azzeccata metafora del mercato come teatro in cui si srotola la rappresentazione della battaglia continua che è la vita. La novella prosegue poi con la storia del povero asino che passa da un padrone all’altro, da un lavoro all’altro sempre costretto a faticare fino alla morte senza mai poter dire la sua, senza mai pace,

Il mercato che cambia il lavoro

In un mercato del lavoro sempre più dinamico e attraversato da trasformazioni profonde, i cambiamenti che si sono susseguiti nel tempo non riguardano soltanto le norme che lo regolano, ma anche e soprattutto il modo in cui il lavoro viene concepito, organizzato e vissuto. Le forme contrattuali si sono progressivamente diversificate, diventando più flessibili e articolate rispetto al passato; parallelamente, le imprese hanno ripensato strutture, modelli produttivi e processi decisionali per adattarsi a un contesto economico caratterizzato da competizione globale, innovazione tecnologica e continua ridefinizione dei bisogni. Anche aspetti un tempo considerati stabili, come gli orari, i percorsi di carriera e le modalità di remunerazione,

Il mercato delle armi

“[…] Perché, vedete, le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono. Ma anche le persone come voi, le famiglie come la vostra che vogliono, vogliono, non si accontentano mai. Le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano!!! Costano molto. E per procurarseli qualcuno bisogna depredare. Ecco perché si fanno le guerre…” L’indimenticabile monologo finale di Alberto Sordi, nel suo film Finché c’è guerra c’è speranza (nel quale interpreta un venditore di armi), già nel 1972 affrontava profeticamente le strette connessioni, in

A potta Jaci

Il mercato è una realtà che accompagna la vita dell’uomo da secoli. Fin dall’antichità, infatti, gli esseri umani hanno sentito il bisogno di scambiare beni, prodotti e servizi per soddisfare le proprie necessità. Nei mercati delle città si incontravano persone diverse, si concludevano affari e si diffondevano anche idee e culture. Ancora oggi il mercato rappresenta un elemento fondamentale della società, non è solo un luogo fisico dove si compra e si vende, ma anche un sistema complesso che regola gran parte dell’economia e delle relazioni tra produttori e consumatori.Col passare del tempo il mercato è diventato un patrimonio culturale della città che lo ospita,

Il sūq: il mercato arabo delle meraviglie.  Intervista a Roberto Celestre.

Quando Gustave Flaubert visitò Tunisi fu affascinato dalla vita polverosa e caotica del sūq che osservava dall’Hotel Francia dove alloggiava. Durante il suo soggiorno esplorò le strette vie e le botteghe della città vecchia e gli appunti che ne derivarono furono poi riportati nel suo romanzo storico Salambò. Il romanzo è ambientato nell’antica Cartagine, ma l’atmosfera ricreata nell’opera deriva dalle osservazioni che l’autore annotò nella tarda primavera del 1858. Il vivace e variopinto mercato islamico, del resto, ha sempre costituito una fonte preziosa a cui attingere per conoscere il patrimonio culturale e religioso di numerosi paesi a maggioranza araba del Medio Oriente o del Nord

Il mercato invisibile: come identità, attenzione e dati stanno cambiando l’economia quotidiana

Alle 7:30 del mattino, prima ancora di alzarsi dal letto, Luisa prende il telefono, scorre velocemente lo schermo: notifiche, messaggi, qualche video breve. Senza accorgersene, in meno di cinque minuti ha già attraversato decine di contenuti diversi: una ricetta, una pubblicità di scarpe, il reel di un personal trainer, il profilo di un ristorante appena aperto.Non ha comprato nulla, eppure è già entrata nel mercato.Solo che quel mercato non ha bancarelle, non ha voci sovrapposte, non ha neppure un luogo preciso: è fatto di immagini, dati e attenzione.Per secoli il mercato è stato una scena concreta: persone che si incontrano, contrattano, offrono e comprano merci.In

Alla fiera dell’Est, due soldi per entrare nella Storia

È possibile entrare nella storia senza passare dalla cronaca? Sì, a patto di affidare le proprie sorti ad un topolino che vale appena due soldi acquistato, ovviamente, alla fiera dell’est. Angelo Branduardi è un cantautore del tutto atipico per gli anni Settanta. Vago nelle tematiche, onirico nei testi e nelle musiche. Distante dalle mode. Le sue prime canzoni parlano della luna che scende sulla terra e si ferisce i piedi, di confessioni di un malandrino che ripercorrono le memorie del poeta Sergej Esenin e di mondi davvero lontani dalla storia che circonda l’Italia in quel periodo. Siamo nel 1976 e non è difficile comprendere come

Supermercati. Il trionfo dei non luoghi

In questi giorni nella mia città, Ragusa, qualche voce si sta levando in seguito alla demolizione di un edificio di archeologia industriale, il mulino e pastificio Curiale e Rollo. Negli anni ‘30 sorgeva appena fuori la città, e 4 volte al giorno una potente sirena scandiva il tempo, non solo degli operai, ma anche dei quartieri che, a poco a poco, si stavano espandendo fino a circondarlo completamente. Un mio amico, appassionato cultore di cose “vecchie” mi ha raccontato che la sirena veniva dal porto militare di Augusta, dove era usata per le segnalazioni antiaeree. Il  signor Curiale, alla fine della guerra, la comprò per

Vuoti a perdere

Era una notte che pareva fatta apposta, un’oscurità cagliata che a muoversi quasi se ne sentiva il peso. E faceva spavento, respiro di quella belva che era il mondo, il suono del mare: un respiro che veniva a spegnersi ai loro piedi. Stavano, con le loro valige di cartone e i loro fagotti, su un tratto di spiaggia pietrosa, riparata da colline, tra Gela e Licata; vi erano arrivati all’imbrunire, ed erano partiti all’alba dai loro paesi; paesi interni, lontani dal mare, aggrumati nell’arida plaga del feudo. Qualcuno di loro, era la prima volta che vedeva il mare: e sgomentava il pensiero di dover attraversarlo

Il cuore

Ricordo una fulminante battuta di Alessandro Bergonzoni che, più o meno, ricordava come parlare con il cuore in mano significa soprattutto parlare con i polsini completamente insanguinati. E come dargli torto? Scegliere il cuore come tema del mese è una manovra azzardata, un sorpasso in curva, un’inversione a U in autostrada o, peggio, cercare di percorrere la super (!) strada Ragusa – Catania sperando di arrivare puntuali all’aeroporto! Eppure il mese di uscita è “febbraio”, il mese degli innamorati, di San Valentino e allora “sursum corda”, coraggio!   Anche perché di cuore c’è molto bisogno in questi tempi sempre più miserevoli e poveri di sentimento.

Il cuore spezzato dell’ultimo re di Francia

Tre anni fa ho avuto l’opportunità di visitare la Cattedrale di Saint-Denis a Parigi. Essendo messicana, mi è sembrato ironico camminare tra le tombe di tutti i re di Francia. Ma il mio obiettivo in quel luogo era visitare la Cripta Reale dove si trova il cuore di Luigi Carlo, figlio del re Luigi XVI e di Maria Antonietta. Mi sono sempre chiesta se il cuore possa davvero “spezzarsi”. Forse, in senso metaforico, immaginiamo un cuore fatto in mille pezzi, come vetro. Ma biologicamente una macchina che pompa sangue è difficile da rompere. Può forse fare male, e quello sarebbe già una cardiopatia, ma può

La società di oggi tra ipocrisia, odio e disumanizzazione

Quando si vuole indicare una persona incapace di provare sentimenti propri dell’essere umano, ovvero priva di quel senso di compassione, empatia e carità che sono prerogativa esclusiva di chi è dotato di un cuore, quindi non alle macchine, si usa l’espressione “essere senza cuore”. Al cuore è attribuita per antonomasia la sede dei sentimenti, delle emozioni più pure. Solo chi possiede un cuore può provare amore, dolore, sofferenza. Tutti gli esseri viventi non sfuggono a questa regola, quindi anche gli animali. Ma il cuore dell’uomo è stato sempre considerato l’organo a cui fare riferimento, non solo in senso anatomico, ma in quanto appartenente ad un

L’amore per sé, ovvero Archiloco e il suo cuore (Arch. fr. 128 W)

Nel mese dell’amore, ma anche di Sanremo, di carnevale, delle Olimpiadi – e sorvoliamo sulle brutture che accompagnano tutti i giorni di tutti i mesi di tutto l’anno – voglio portarvi nell’intimità dei lirici greci, con uno dei frammenti più belli secondo me: l’esortazione di Archiloco al suo cuore, quindi a sé stesso. L’intento è quello di suscitare il ricordo in chi lo ha studiato e l’interesse di chi non lo ha mai letto nemmeno in italiano, per sottolineare quanto moderne e fighe possano essere parole di quasi tremila anni fa. In primis, ecco il testo in lingua originale, spudoratamente copincollato dal web. Però ho

Un cuore di carta nel centro di Ragusa

Diceva Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. La lettura permette di percorrere più binari contemporaneamente e di vivere moltissime vite, per usare le parole di Eco, partecipando così a tutte le vicende narrate.  Da parecchi anni ormai, lettura e scrittura sono il sale della mia vita; c’è pertanto un luogo del cuore, un rifugio a me molto caro che frequento con una certa assiduità, dove mi sento accolta, coccolata, abbracciata. Si

Bagamoyo

Cammino tra quelle radure, in un sentiero di palme e di fiori carnosi, dolcemente a strapiombo sull’Oceano Indiano, che ancora ombreggiano i resti di quella che fu antica prigione. Porto, eco di lacrime, buio senza speranza. Avverto un silenzio dolce, odoroso. Una quiete densa.  Come se quel luogo ricordasse tutto. La fatica, gli spasimi, il cammino senza fine, le carovane disumane, l’impietoso strazio. Traffico di umanità e avorio e spezie. E il mare non come fine. Ma come caso, agonia, oscurità. Da lì si traghettava verso Zanzibar. Da Zanzibar verso Oriente, il mondo arabo. “A Bagamoyo si piangeva. A Zanzibar calava il silenzio”. Così scrisse l’esploratore Burton. E David Livingstone, medico missionario, riportò, non senza sgomento, che nessun

UN MALATO DI CUORE (DE ANDRE’)

Nel 1971, in crisi di ispirazione come egli stesso ammise successivamente, De Andrè prese a prestito l’Antologia di Spoon River, scritta da Edgar Lee Masters e tradotta in italiano da Fernanda Pivano, per ricostruire e reinterpretare le vite dei defunti sepolti in un piccolo cimitero americano sulla base degli epitaffi delle loro tombe. Ne nacque, sotto forma di concept album già sperimentato con successo anni prima con “La buona Novella”, un capolavoro che inneggia alla libertà già nel titolo: “Non all’amore, né al denaro né al cielo”. Il protagonista a cui il disco si ispira è il Suonatore Jones il quale rinuncia a inseguire ricchezza

Meglio l’affitto o l’affetto?

Al giorno d’oggi per una stanza in affitto al centro di Milano servono circa 900 euro. Una stanza, non una casa. Cercando il costo di quest’ultima i prezzi diventano ingestibili per la maggior parte degli italiani, se consideriamo che lo stipendio medio di un operaio si attesta intorno ai 1400/1500 euro mensili. L’affitto di un trivani/quadrivani al centro di Milano parte dai 2500 euro mensili, per arrivare anche oltre i 5000 euro a seconda delle caratteristiche e delle rifiniture dell’ immobile. Sono spese difficilmente affrontabili per un lavoratore medio, difficili da gestire in famiglia anche di fronte a coniugi entrambi lavorativamente attivi In un simile

Cuore, la bimba dal mantello rosso tra i Sillabari di Goffredo Parise

Anni prima, aveva detto di chiamarsi «Cu-o-re» e ora la sua apparizione è un déjà-vu. Così lo scrittore e giornalista Goffredo Parise (1929-1986) tratteggia il personaggio fiabesco femminile che dà il titolo all’omonimo racconto nei Sillabari, pubblicati in due tempi (Einaudi 1972, Mondadori 1982 – Premio Strega) e riuniti in un’edizione unica nel 1984. Dopo l’accoglienza dei romanzi – Il ragazzo morto e le comete (1951), La grande vacanza (1953), Il prete bello (1954), Il padrone (1965 – Premio Viareggio), L’assoluto naturale (1967), Il crematorio di Vienna (1969 – Premio Selezione Campiello) – e dei reportage su Cina, Vietnam, Biafra, Laos, Cile, New York e

Dritto al cuore

C’è chi ha raccolto le ultime cose stipandole in una valigia. C’è chi aspetta che un pezzo della città venga ingoiato dalla frana. È questione di tempo e nessuno sa quanto potrà durare. La voragine avanza, ingoia lo spazio tra il disastro e il cuore, si avvicina al centro pulsante, atrio e ventricolo della comunità, la piazza, la chiesa, il municipio. Una scuola è già stata abbandonata, la biblioteca – faro solitario di cultura – è destinata a cadere. Anche una croce giace nel ventre della voragine insieme alle auto distrutte e alle mura sbrecciate. Sacro e profano si mescolano, inermi, al cospetto del disastro.