Quasi un editoriale

Il salto

Chi ama il gioco della pallacanestro sa bene che tutto comincia con un salto. La palla a due che decide chi avrà la prima azione d’attacco. Poi la partita sarà tutta una serie di zompi per tirare a canestro, recuperare un rimbalzo, effettuare una stoppata o schiacciare la palla dentro l’anello. Un’epopea adrenalinica che parte e si fonda sul salto. Come tanti altri sport che ci fanno sognare: il colpo di testa del campione, il volo del portiere, l’atleta che supera i sei metri innalzandosi con la sua asta, il corridore che vola sugli ostacoli e così via. Il salto, insomma, è movimento, energia, concentrazione.

Gli articoli

Un salto al Parco degli Acquedotti

È già trascorsa qualche settimana da quel “salto”. Un sabato ricco, pieno di incontri, riflessioni, saluti e ripartenze con le varie attività; sì, perché settembre è un po’ come gennaio: si fissano nuovi obiettivi e nuove sfide… e poi un incontro che mi ha riempito il cuore di gioia: rivedo Beppe! Insieme a un altro mio amico chiediamo a Beppe di trascorrere una giornata insieme. È una domenica soleggiata, decidiamo di pranzare in un localino sotto casa mia e poi di proseguire il pomeriggio con un giro nell’Appia Antica, al Parco degli Acquedotti e non solo. Alla meta iniziale, infatti, si aggiungono un santuario e

Cosimo il Gatto, ovvero salta chi osa

Uno sbaglio, deve esserci uno sbaglio. A rispondere è un custode corpulento di mezza età, che in una vita precedente potrebbe essere stato un ristoratore a Trastevere: per questo, la sua polo bianca sembra sopravvissuta per miracolo a un’onda anomala di sugo di pomodoro. Un po’ arbitro, un po’ bagnino, porta al collo un fischietto rosso e, senza il badge inclinato come un trampolino sull’addome prominente, si faticherebbe a collocarlo in un sito archeologico. Le lenti da ipermetrope gli ingrandiscono gli occhi, e quasi si potrebbe credere alla risposta, se quel lampo irridente nello sguardo non rivelasse le sue perplessità sull’ospite e su quella domanda

Salti in atletica in memoria di Salvatore Padua

In atletica leggera c’erano e ci sono i salti. C’erano e ci sono perché, come nome, settanta anni fa, quando la praticavo io, ed oggi, sono sempre gli stessi: il salto in alto, sempre salto in alto è ma le tecniche e i risultati sono molto ma proprio molto diversi. Ai miei tempi saltare l’asticella a un metro e mezzo era un obiettivo, oggi icampioni saltano oltre i due metri. All’epoca si saltava sfiorando col fianco l’asticella, poi venne il “ventrale” e ora il “dorsale”. Analoghe considerazioni valgono anche per il salto in lungo.Questi erano i due salti previsti nei campionati studenteschi che si svolgevano

Andirivieni

Quando si parla di un salto, si pensa a uno slancio in avanti, al superamento di un ostacolo, a un movimento che ci porta più lontano. Eppure, osservando il mondo di oggi, viene il sospetto che l’umanità abbia perfezionato una tecnica curiosa: il salto all’indietro. Prendiamo la rincorsa verso il futuro e atterriamo cento anni prima, possibilmente convincendoci di aver appena inventato qualcosa di rivoluzionario. Basta confrontare gli anni Venti del Novecento con quelli del Duemila. Nel 1920 il mondo cercava di riprendersi dalla Prima guerra mondiale e dall’influenza spagnola; nel 2020 cercava di sopravvivere a una pandemia chiamata Covid. È cambiato il nome, è

Masai

<<…Le donne Masai, d’ogni età e altezza, presero a innalzarsi verso le stelle. Con cadenze di slanci e fragore di ngili-ngili, seni danzanti e voci viscerali, il viola delle vesti smosse e le braci di fiamma crepitare sinuose in cerchio, i lapilli salivano mentre l’anziana fece schioccare la lingua in un canto ancestrale, gutturale e ossessivo, gli uomini s’erano allineati di fronte a loro, dietro le nostre spalle, pareva la notte dei tempi e niente sembrava poter intaccare quel senso di natura immane, possente, assoluta…>> I Masai sono animali di savana. E usando il termine ‘animali’ non intendo offendere nessuno, men che meno gli animali.

Rayuela (1963) di Julio Cortázar e la vertigine del salto

Quando nell’ottobre 1971 si diffuse, con la pervasività di un’indiscrezione, la notizia che gli era stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura, Pablo Neruda si trovava a Parigi e, avutane conferma ufficiale dalla telefonata dell’ambasciatore svedese, non esitò a condividere le proprie emozioni con gli amici più cari, che lo raggiunsero a cena: tra loro, Gabriel Garcia Marquez e, «dal suo nascondiglio», Julio Cortázar (1914-1984). L’episodio è citato in Confesso che ho vissuto (1974), memoriale postumo di un’esistenza intensa, travagliata e non estranea alle ostilità incontrate da Neruda nell’affermazione nell’Olimpo della poesia. Così, nel capitolo Nemici letterari, racconta della «persecuzione letteraria» subita da due

Saltitos

C’è un momento, in ogni viaggio, che quasi non compare mai nelle fotografie per Instagram. Non è l’arrivo, non è il monumento più famoso di una città, né gli edifici brutalisti dell’ex Jugoslavia o quelli romantici dell’Europa dell’Est, o semplicemente un luogo qualsiasi del mondo. Non è nemmeno la strada dove grandi poeti e filosofi del Novecento hanno bevuto vino o fumato una sigaretta. E non è neppure la spiaggia dove geni del cinema italiano sono stati assassinati a bruciapelo. È qualche secondo prima: quando abbiamo già il biglietto in mano, la valigia chiusa e ancora…siamo in un territorio sconosciuto. Quell’istante è un piccolo “salto”. Saltitos,

Da un personaggio all’altro. Intervista a Massimo Leggio.

Per un attore, passare da un personaggio all’altro può non essere un lavoro semplice, certamente è una vera acrobazia. Un giorno indossi le vesti di serial killer, l’indomani quelle di un dimesso impiegato statale. È la condanna di ogni attore: saltare da un personaggio all’altro ma senza mai dimenticare chi si è veramente una volta spenti i riflettori o le telecamere.Ne abbiamo parlato con Massimo Leggio, attore e regista con una lunga esperienza e attualmente direttore artistico del teatro “CasaMatta” a Ragusa. Massimo, di “CasaMatta” sei il direttore artistico ma, lo possiamo dire, sei anche un tuttofare oltre che l’attore più importante.Allora, io qua dentro

Donna, vita, libertà: Azar Nafisi e il coraggio del cambiamento

C’è nell’uomo un impulso a lottare “contro la forma sbagliata delle cose”; una ricerca di dire di sé, per narrarsi, partendo dalla percezione che si ha di sé. A partire da questa considerazione, vorrei parlarvi di una donna.Azar Nafisi è un ex professoressa di Letteratura Inglese presso l’Università Allameh Tabatabai di Tehran; la sua carriera inizia infatti in Iran nel 1979.Perché dovrebbe interessarci questa donna, tra l’altro figlia di Ahmad Nafisi, ex sindaco di Teheran, e di Nezhat Nafisi, prima donna ad essere eletta al parlamento iraniano?Ebbene Azar Nafisi è salita soprattutto alla ribalta dopo essersi dimessa dal suo incarico universitario nel 1995 per il

Storie di uomini e di salti

La parola salto, mi riporta indietro a qualche anno fa. Agosto 2021, le 14,30 circa. Siamo seduti tutti a fine pranzo a guardare le gare di salto in alto alle Olimpiadi di Tokio. La XXXII Olimpiade. Atleti di diverse nazioni, Bielorussia, Sud Corea, Australia, si contendono il podio. E poi ci sono loro due: dal Quatar Mutaz Barshim e dall’Italia Gianmarco Tamberi. Dopo varie prove si sono ritrovati a contendersi la vittoria. Hanno saltato l’asticella posta a 2,37 e entrambi cercano il primato dei 2,39. Nessuno è riuscito, durante l’Olimpiade, a superare questo traguardo e non riescono neanche i due atleti. Cos’è allora che da

Olimpiadi Berlino 1936 – La lealtà di Luz Long prima del salto record di Owens

Le Olimpiadi del 1936 giunsero in un momento storico molto delicato che avrebbe portato alla seconda guerra mondiale. Hitler era in piena ascesa e voleva sfruttare l’evento di Berlino quale strumento di propaganda per manifestare agli occhi del mondo la supposta superiorità della razza ariana. Ma non aveva fatto i conti con lo spirito olimpico, nobile fuoco nell’anima dei veri sportivi. Se il mondo fosse pervaso dai valori olimpici dimenticheremmo presto le guerre e tutto ciò che le animano. Tale spirito era pienamente incarnato da Luz Long, grande atleta di Lipsia. Quando vide, durante le qualificazioni, il suo principale rivale Jesse Owens in difficoltà  dopo

Quattro salti che vorrei fare. Viaggio immaginario tra acque scroscianti.

Sono magicamente attratta dall’acqua. Il mare è sempre stato il mio elemento, ho praticato sport acquatici come la vela e il nuoto, e mi affascinano i corsi d’acqua, specialmente quando scorrono rumorosamente e con grandi effetti visivi. Per questo nella mia lista dei desideri dei posti da visitare ho inserito qualche “salto”, ovvero luoghi in cui un corso d’acqua cambia improvvisamente quota, creando cascate di varia intensità. Alcune non sono particolarmente alte, ma con il loro scroscio trasformano un luogo in un’esperienza anche sonora. Qualche località ha proprio il salto nel suo nome, altre invece vivono in simbiosi con ruscelli e fonti e non posso

Il salto che non abbiamo fatto. Riflessioni sulla memoria della Resistenza in Sicilia.

U scappari ha pocu onuri, ma è salvamentu i vita La fuga è poco onorevole, ma è salvezza della vita. Il soldato italiano, immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, è posto nella situazione di scegliere fra la speranza di vita offerta dalla diserzione da un esercito allo sbando e la morte quasi certa in una guerra assurda. Ma mentre al Nord la guerra civile rendeva chiara la divisione fra la parte giusta e la parte sbagliata, rappresentata da un invasore straniero e dal governo fantoccio di Mussolini, al Sud la continuità dello stato monarchico, lasciava sui soldati siciliani che aderivano alla resistenza, il marchio poco

A piè pari

Ci sono salti e salti nella nostra vita. Alcuni ci spaventano e altri ci fanno sentire più al sicuro; alcuni non vediamo l’ora di farli, altri spereremmo di non viverli mai. Per esempio c’è il bungee jumping, che per quanto spaventoso, dicono faccia sentire vivi e coraggiosi. Un po’ come il matrimonio. C’è quello dell’appello, ben noto agli universitari, che so faccia sentire sicuri e sollevati, e per alcuni anche trasferirsi altrove può sortire lo stesso effetto. Ci sono quelli nel vuoto, che permettono agli uccelli di imparare a volare e agli uomini di sfracellarsi al suolo. Quelli delle giornate di scuola che hanno il

Cambiare la domanda

Se guardiamo indietro alla nostra storia, la cultura assomiglia a una grande mappa comune. Viaggiamo, entriamo in un museo, leggiamo libri e, anno dopo anno, se le cose sono andate bene, andiamo a comporre una gigantesca tela che parte dai Greci e arriva fino a ieri mattina. È il ritratto di come gli esseri umani si sono mossi nei secoli, guidati dall’intuito e dai desideri. Ma se osserviamo bene questa mappa, ci accorgiamo che non è una linea retta. È fatta di strappi, di vuoti e, soprattutto, di grandi, imprevedibili salti. Di solito l’umanità non si muove in modo brusco. Nel tempo preferisce la coreografia: