Quasi un editoriale

Carta

Tre mesi d’estate. Tre temi collegati tra loro. Questa è la tradizione di operaincerta. Per il 2026 abbiamo pensato a: “Carta, forbice, sasso”, il celebre passatempo che si gioca con le mani. Le regole sono note: la carta vince sul sasso, ma perde con la forbice. La forbice vince sulla carta, ma perde col sasso. Quest’ultimo è avvolto dalla carta, ma resiste alla forbice. Insomma, un equilibrio perfetto dove non si sa chi vinca a prescindere dalla combinazione.Quale di questi numeri risulterà più piacevole ai lettori? Lo vedremo.Intanto cominciamo dalla CARTA. Una scelta che, per una rivista telematica fatta di pixel e che risparmia le

Gli articoli

Carta vs Santagata?

Per il numero di Operaincerta del 14 gennaio 2009 era stato scelto come titolo “Volta la carta”, e io avevo scritto un articolo nel quale raccontavo la storia della cantante sarda (ma pure poetessa e attrice) Maria Carta. Alla fine dell’articolo riportavo anche un ricordo personale legato alla sua partecipazione, nel 1974, al popolare programma televisivo “Canzonissima”, una gara canora tra i più famosi cantanti di musica leggera italiani. Nell’edizione di quell’anno era stata instituita anche una sezione “folk” cui partecipavano dodici interpreti. In finale, il sei gennaio del 1975, erano arrivati Maria Carta, con Amore disisperadu, e Toni Santagata, con Lu maritiello, e a

L’anima di carta degli invisibili

Forse un tempo era bianca Pronta a ricevere le note di una canzone Le rime di una poesia Il racconto di un sogno Oggi è imbrattata di macchie di inchiostro Ingiallita per il piscio di troppi randagi Accartocciata e buttata via, in un angolo di strada Ascolto i porci che ridono Non provo più rabbia Potrei bruciare Preferisco fluttuare tra le onde Come dentro una bottiglia Che porta un antico messaggio Le onde del mare Un sentore di libertà E poi di terrore La tempesta arriva Ma forse c’è sempre stata Giungerò comunque su una riva In questo mondo o nell’altro Il viaggio finirà Marcello

Ricordo di Don Lorenzo Riela

Trascorsi la mia adolescenza in seminario dove ero finito perché fui bocciato all’esame di ammissione alla scuola media (per accedervi, all’epoca, non era sufficiente la licenza elementare) così, anziché mandarmi a lavorare in campagna o alla scuola di avviamento al lavoro, mia madre decise di mandarmi in seminario dove si faceva, privatamente, la scuola media. Mio padre assecondò la scelta pur avendo forte il desiderio di avermi in campagna. Amava il suo mestiere di massaro, aveva alta professionalità e desiderava trasmetterla all’unico figlio maschio. Alla mia nascita aveva fatto costruire il carretto nuovo quale elemento di continuità per il futuro. Poi l’epoca cambiò, quella agricoltura

La trasfigurazione simbolica dei tarocchi in “Trema la notte” di Nadia Terranova

Carte dipinte e riccamente dorate o stampate a colori vivaci, miniature eleganti in costume gotico internazionale o figurine illustrate, preziosi da collezione o strumenti divinatori, viscontei o marsigliesi, certo è che i Tarocchi hanno attraversato i secoli in ottima salute, ammaliando storici, studiosi e curiosi sulla loro funzione simbolica. E sbirciando tra fonti e documenti sarebbe riduttivo ricondurne il fascino solo all’occultismo e alla cartomanzia, a trame incerte come quella etimologica di prestito dalle lingue romanze (fr. Tarot; sp. taroqui) anziché da fonti arabe, diffuso in altre culture (ingl. tarot, taroc; ted. tarock) e di fatto derivato dall’attestazione storica del ludus tarocorum (XVI). Nati nel

Carta e dintorni.

La parola Carta è, forse, una di quelle su cui si imperniano tantissimi modi di dire: mia madre, ad esempio, diceva spesso “ Ti leggo la carta giubiliana”. Sono andata a cercare cosa volesse esattamente dire e ho letto che trae origine dal nome Xibilia, il quale era un messo notificatore che consegnava ai cittadini le notifiche del Tribunale e del Comune riguardanti le vite sociali di tutti. Ovviamente il messo conosceva le storie di ognuno e diventò così di uso comune minacciare di leggere a tutti la carta giubiliana, cioè di raccontare la verità su qualcuno. E’ molto comune dire di avere buone carte:

La Carta Costituzionale

I Mass Media citano frequentemente la Carta Costituzionale, spesso e a volte anche volentieri l’argomento viene trattato anche al bar, sui mezzi pubblici, in una spiaggia sotto l’ombrellone, in un ristorante, ma nessuno pensa a un libro, a un block notes, agli stracci di canapa trasformati incarta in Cina, nel 1105, da Cai Lun o alla prestigiosa carta prodotta a Fabriano nel 1200, una Carta Costituzionale è l’organizzazione di una Nazione che non vuole vivere ne Far West, che non vuole dare spazio alla legge del più forte. Non tutti I Paesi utilizzano la parola Carta quando si riferiscono a questo solenne documento che garantisce

La carta delle carte

Tante sono le carte che hanno segnato la storia dell’uomo nei secoli. Tra quelle imprescindibili abbiamo, per esempio “La carta dei diritti dell’uomo” che si riferisce comunemente alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948). È il documento storico fondamentale che sancisce i diritti inalienabili di ogni individuo, tra cui il diritto alla vita, alla libertà, all’uguaglianza davanti alla legge e il divieto di schiavitù e tortura.La “magna carta” , sancisce il principio che nemmeno il re è al di sopra della legge. Adottata in Inghilterra nel 1215 è di fatto il primo passo verso lo stato di diritto

La tradizione cartografica in Sicilia

La posizione centrale della Sicilia nel Mediterraneo è una delle ragioni per cui l’isola ha suscitato, nei secoli, un interesse cartografico straordinario, tanto da comparire come soggetto autonomo in un cospicuo numero di atlanti. A custodire questa eredità è oggi la collezione della Fondazione Zipelli, emanazione della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Parliamo di un tesoro di circa cinquecento carte geografiche, realizzate tra il XVI e il XIX secolo da scienziati, navigatori e incisori di ogni provenienza. Accanto alle mappe, la raccolta custodisce stampe d’epoca che ritraggono città e paesaggi, in particolare del Sud-Est isolano. Un patrimonio nato dalla mente vivace dell’ingegnere Zipelli – imprenditore

Lupo di carta

Giulio si allacciò bene le scarpe, come gli diceva suo padre quando da bambino se lo portava in giro, e partì senza una meta precisa. Tornava sempre d’estate. L’indomani del lungo viaggio in macchina si alzava presto e andava a zonzo fra stradine e vecchie case di pescatori ormai riservate ai turisti, prima che ‘u stiddazzu incendiasse i colori pastello del primo mattino. A quell’ora, oltre a lui sul lungomare c’era solo uno spazzino che lavava senza fretta le tracce delle baldorie notturne. Davanti a sé aveva il mare e nelle orecchie l’onnipresente sciabordio delle onde. Giulio si sforzò di trattenere l’odore della salsedine. Immaginò

Attacco alla Carta

Il 2 giugno scorso abbiamo celebrato gli 80 anni del Referendum indetto per scegliere la forma istituzionale della povera Italia uscita con le ossa rotte dal ventennio fascista. Ma, cosa più importante, abbiamo ricordato l’elezione dei rappresentanti incaricati di redigere la Carta Costituzionale. Che avrebbero scritto comunque, anche se a vincere fosse stata la Monarchia. Perché lo Statuto Albertino, nato in pieno Ottocento, non aveva retto l’urto della modernità cattiva e potente del fascismo, che con pochi decreti aveva cancellato decenni di riforme caute e di graduali estensioni dei diritti. La Costituzione fu scritta da uomini e donne che avevano vissuto lo scempio della dittatura

Tra passato e futuro

Francesca Martines, palermitana, studi classici, da più di 30 anni lavora come bibliotecaria presso la biblioteca dell’Osservatorio Astronomico di Palermo. L’abbiamo incontrata. Francesca, nella pratica che cosa fa un bibliotecario?Nel corso degli anni sono giunta alla conclusione che l’essenza del lavoro del bibliotecario è quello di organizzare l’informazione. Qual è la differenza tra un mucchio di libri e una biblioteca? È l’organizzazione, e organizzare significa rendere in qualche modo accessibile qualcosa. In definitiva il bibliotecario fa da tramite tra le persone e l’informazione, sia quando essa è contenuta nei libri o nelle riviste, ma anche se è in formato digitale. Tu perché hai scelto di

Quando una carta diventò enciclopedia

La straordinaria opera di Giovanni Battista Ghigi Esistono mappe che servono semplicemente a orientarsi. Altre, invece, raccontano un territorio, ne ricostruiscono la storia e cercano persino di restituirne l’identità più profonda. Non rappresentano soltanto uno spazio: lo interpretano. In questo senso ogni carta geografica è anche un racconto.Talvolta, poi, sono le carte stesse a venirci incontro. Emergono quasi per caso durante una ricerca, aprendo percorsi inattesi e suggerendo nuove domande. È quanto mi è accaduto con la Nuova ed esatta carta corografica della Sicilia dell’abate Giovanni Battista Ghigi. L’incontro con quest’opera è stato un autentico caso di serendipità: quella felice circostanza per cui si scopre

La casa delle storie

CONVERSAZIONE CON CINZIA NAZZARENO SUL VALORE DELLA SCRITTURA, DELLA LETTURA E DELLE PAGINE CHE CUSTODISCONO LE NOSTRE STORIE Prima di diventare un libro, una storia nasce spesso da un foglio. Può essere una pagina bianca, un taccuino consumato dal tempo o un appunto scritto in fretta. La carta accoglie idee, conserva ricordi e rende concrete le storie che abitano la nostra immaginazione; c’è chi la considera un semplice supporto e chi, invece, la vede come una compagna d’avventura. Insomma, essa è il luogo in cui le parole prendono forma e iniziano il loro viaggio… Per il numero di questo mese ho pensato di parlarne con