Quasi un editoriale

Il cuore

Ricordo una fulminante battuta di Alessandro Bergonzoni che, più o meno, ricordava come parlare con il cuore in mano significa soprattutto parlare con i polsini completamente insanguinati. E come dargli torto? Scegliere il cuore come tema del mese è una manovra azzardata, un sorpasso in curva, un’inversione a U in autostrada o, peggio, cercare di percorrere la super (!) strada Ragusa – Catania sperando di arrivare puntuali all’aeroporto! Eppure il mese di uscita è “febbraio”, il mese degli innamorati, di San Valentino e allora “sursum corda”, coraggio!   Anche perché di cuore c’è molto bisogno in questi tempi sempre più miserevoli e poveri di sentimento.

Gli articoli

Il cuore della Terra

Il cuore della terra.  Si è soli sul cuore della terra e chiedo aiuto a Salvatore Quasimodo e alla sua poesia “Solitudini”. Solitudini. Una sera: nebbia, vento, / mi pensai solo: io e il buio // Né donne; e quella / che sola poteva donarmi / senza prendere che altro silenzio, / era già senza viso / come ogni cosa che è morta / e non si può ricomporre. // Lontana la casa, ogni casa / che ha lumi di veglia / e spole che picchiano all’alba // quadrelli di rozzi tinelli. // Da allora / ascolto canzoni di ultima volta. / Qualcuno è tornato,

Battiato e il mito dell’amore

Gesuiti euclidei, cinghiali bianchi, penne stilografiche, aerei da caccia, treni di Tozeur, mondi lontanissimi, meccaniche celesti, correnti gravitazionali, insalata e uva passa, orinali ed erezioni (anche se timide). E poi tutti i muscoli del corpo, tranne uno. Il cuore, ahimè. In centinaia di brani scritti, arrangiati, cantati da Franco Battiato, in una carriera che ha saputo viaggiare in tutti gli spazi possibili delimitati dalle sette note, il “cuore” non sembra avere mai un ruolo da protagonista. Non trova posto neppure nel suo brano più celebre, La cura, un manifesto dell’amore universale. Eppure tutto era cominciato con un battito cardiaco. È così che si apre, prima

A cuore libero

Cari lettori e care lettrici, mettetevi comodi e provate a immaginare un castello con molte stanze. Alcune sono sempre aperte: sono le stanze più luminose, quelle che conosciamo benissimo. Ci sono stanze accessibili a tutti, altre a una cerchia ristretta; ce ne sono alcune socchiuse, che si aprono lentamente, altre preferiamo lasciarle chiuse. Di certe stanze ignoriamo perfino l’esistenza; altre ancora le rispolveriamo di tanto in tanto, giusto per mettere a tacere la coscienza. Ecco, il cuore è così: come un castello fatto di stanze da vivere, attraversare, amare e curare, anche quando sono in disordine, anche quando fanno paura. Dentro quelle stanze abitano desideri

Strappatemi dal cuore questo male

[…] Questa visione veramente mi ha turbatoil cuore nel petto:appena ti guardo un breve istante,nulla mi è più possibile dire, […] Saffo (fine VII sec. a. C. – inizio VI sec. a. C.), frammento 31 V Sembra incredibile, eppure i sentimenti che proviamo per la fine di un rapporto sono gli stessi da secoli, anzi da millenni. Il peso opprimente sul petto, il nodo alla gola e allo stomaco, le numerose lacrime sono i sintomi del mal d’amore più comuni. La poetessa greca, Saffo, vissuta tra la fine del VII secolo a. C. e l’inizio del VI, li descrive in una composizione celebre di cui

Cuore, la bimba dal mantello rosso tra i Sillabari di Goffredo Parise

Anni prima, aveva detto di chiamarsi «Cu-o-re» e ora la sua apparizione è un déjà-vu. Così lo scrittore e giornalista Goffredo Parise (1929-1986) tratteggia il personaggio fiabesco femminile che dà il titolo all’omonimo racconto nei Sillabari, pubblicati in due tempi (Einaudi 1972, Mondadori 1982 – Premio Strega) e riuniti in un’edizione unica nel 1984. Dopo l’accoglienza dei romanzi – Il ragazzo morto e le comete (1951), La grande vacanza (1953), Il prete bello (1954), Il padrone (1965 – Premio Viareggio), L’assoluto naturale (1967), Il crematorio di Vienna (1969 – Premio Selezione Campiello) – e dei reportage su Cina, Vietnam, Biafra, Laos, Cile, New York e

Cuore in frantumi

E poi ti arriva sulla bacheca un video.Le parole pronunciate da Bruce Vernon Hoeksema, durante i funerali dello stilista Valentino, l’imperatore della moda.“Non era mia intenzione parlare oggi, non ero convinto che ce l’avrei fatta e ancora non sono sicuro di riuscire a superare tutto questo.Per favore abbiate pazienza con me. Valentino eri la persona con cui parlavo non quella di cui parlavo. Eri al mio fianco quando non servivano parole.La vita non era sempre perfetta ma era reale.Un giorno alla volta per più di 40 anni,tutto insieme diventava straordinario perché li vivevamo insieme. Questo è ciò che mi manca più di te. Lo so,

Meglio l’affitto o l’affetto?

Al giorno d’oggi per una stanza in affitto al centro di Milano servono circa 900 euro. Una stanza, non una casa. Cercando il costo di quest’ultima i prezzi diventano ingestibili per la maggior parte degli italiani, se consideriamo che lo stipendio medio di un operaio si attesta intorno ai 1400/1500 euro mensili. L’affitto di un trivani/quadrivani al centro di Milano parte dai 2500 euro mensili, per arrivare anche oltre i 5000 euro a seconda delle caratteristiche e delle rifiniture dell’ immobile. Sono spese difficilmente affrontabili per un lavoratore medio, difficili da gestire in famiglia anche di fronte a coniugi entrambi lavorativamente attivi In un simile

UN MALATO DI CUORE (DE ANDRE’)

Nel 1971, in crisi di ispirazione come egli stesso ammise successivamente, De Andrè prese a prestito l’Antologia di Spoon River, scritta da Edgar Lee Masters e tradotta in italiano da Fernanda Pivano, per ricostruire e reinterpretare le vite dei defunti sepolti in un piccolo cimitero americano sulla base degli epitaffi delle loro tombe. Ne nacque, sotto forma di concept album già sperimentato con successo anni prima con “La buona Novella”, un capolavoro che inneggia alla libertà già nel titolo: “Non all’amore, né al denaro né al cielo”. Il protagonista a cui il disco si ispira è il Suonatore Jones il quale rinuncia a inseguire ricchezza

Il mio cuore

Il cuore è un muscolo incessantemente attivo, non si ferma mai durante la vita. È un organo abbastanza piccolo, fragile e tenace al tempo stesso, ci permette di vivere e quando si ferma, si ferma la vita. Il cuore ha un ritmo, il battito, che, insieme al respirare, è il nostro rumore interno, la grancassa che scandisce il nostro tempo, l’andamento delle giornate, aumenta la cadenza in momenti precisi e rallenta in altri. Un cuore si può allenare, si può abbassarne la frequenza, si può rendere più resistente allo sforzo. Un cuore si può anche danneggiare, in tanti modi, fisici e non. Il cuore patisce

Ridere di cuore

Che ridere faccia bene lo sanno tutti. Ma c’è stata una stagione, in Italia, in cui si è fatto ridere pretendendo anche di spiegare il Paese meglio di molti editoriali. Quella stagione ha avuto un grande protagonista: il giornale Cuore, settimanale di resistenza umana, settimanale satirico fondato nel 1989 e diventato in pochi anni un punto di riferimento culturale, politico e linguistico per un’intera generazione. Cuore arriva in edicola il 16 gennaio 1989 come inserto satirico de L’Unità, il quotidiano “organo del Partito Comunista Italiano”, prendendo il posto di Tango, quest’ultimo ideato e diretto da Sergio Staino. A dirigere il nuovo inserto è chiamato Michele

Il ritmo del destino

Ci sono momenti in cui la vita scorre apparentemente regolare: battiti senza intoppi, giorni che si somigliano. Sono i momenti belli, quelli da godersi senza troppe domande. Il cuore pulsa come a prendere atto della bellezza e della sua effimera durata, mentre il destino continua a condurci, indifferente ai nostri desideri. E in questi momenti, anche se sappiamo che presto arriveranno pause o difficoltà, non dovremmo mai dimenticare di essere grati a ciò che ci accade, anche se fugace. Poi arrivano le pause, i vuoti, le sospensioni, quei momenti in cui ci chiediamo se tutto stia davvero andando per il verso giusto. La mente grida

Extracorporeo. Quando il cuore di una città batte (o tenta di battere) fuori

Se pensiamo alle città come esoscheletri, ovvero strutture artificiali dove vivono società umane in un continuo ricambio generazionale, notiamo come esse si rimodellino più o meno velocemente (come le spugne, le barriere coralline o i termitai). Il cuore di queste strutture è, nella maggior parte dei casi, collocato nel centro generativo dell’abitato, in posizione spesso coincidente con il suo centro geometrico. Nelle città di origine romana questa logica è chiarissima: il centro è l’incrocio tra il cardo ed il decumano, che risulta essere anche nucleo ordinatore di tutta l’organizzazione agricola circostante.  Ma cosa succede quando il centro storico si trova in posizione periferica o addirittura

L’amore per sé, ovvero Archiloco e il suo cuore (Arch. fr. 128 W)

Nel mese dell’amore, ma anche di Sanremo, di carnevale, delle Olimpiadi – e sorvoliamo sulle brutture che accompagnano tutti i giorni di tutti i mesi di tutto l’anno – voglio portarvi nell’intimità dei lirici greci, con uno dei frammenti più belli secondo me: l’esortazione di Archiloco al suo cuore, quindi a sé stesso. L’intento è quello di suscitare il ricordo in chi lo ha studiato e l’interesse di chi non lo ha mai letto nemmeno in italiano, per sottolineare quanto moderne e fighe possano essere parole di quasi tremila anni fa. In primis, ecco il testo in lingua originale, spudoratamente copincollato dal web. Però ho

La società di oggi tra ipocrisia, odio e disumanizzazione

Quando si vuole indicare una persona incapace di provare sentimenti propri dell’essere umano, ovvero priva di quel senso di compassione, empatia e carità che sono prerogativa esclusiva di chi è dotato di un cuore, quindi non alle macchine, si usa l’espressione “essere senza cuore”. Al cuore è attribuita per antonomasia la sede dei sentimenti, delle emozioni più pure. Solo chi possiede un cuore può provare amore, dolore, sofferenza. Tutti gli esseri viventi non sfuggono a questa regola, quindi anche gli animali. Ma il cuore dell’uomo è stato sempre considerato l’organo a cui fare riferimento, non solo in senso anatomico, ma in quanto appartenente ad un

San Nicolò Inferiore: l’arte medievale torna a splendere nel cuore di Modica

Dalla scoperta casuale all’apertura al pubblico, la chiesa di San Nicolò Inferiore ha suscitato, nell’arco di trentasei anni, profonde emozioni nei cittadini modicani e negli appassionati d’arte del territorio e non solo. Nel 2023 si sono conclusi i restauri finanziati dal FAI, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, nell’ambito del progetto I Luoghi del Cuore. La scoperta dell’edificio, tuttavia, risale al 1987, quando alcuni ragazzi, rincorrendo un pallone, notarono delle pitture parietali all’interno di un “dammuso”. La notizia giunse allo studioso modicano Duccio Belgiorno, dando avvio a un lungo percorso di studio e recupero di quello che è oggi considerato il più antico edificio di culto della città di Modica. Un primo passo

Il cuore spezzato dell’ultimo re di Francia

Tre anni fa ho avuto l’opportunità di visitare la Cattedrale di Saint-Denis a Parigi. Essendo messicana, mi è sembrato ironico camminare tra le tombe di tutti i re di Francia. Ma il mio obiettivo in quel luogo era visitare la Cripta Reale dove si trova il cuore di Luigi Carlo, figlio del re Luigi XVI e di Maria Antonietta. Mi sono sempre chiesta se il cuore possa davvero “spezzarsi”. Forse, in senso metaforico, immaginiamo un cuore fatto in mille pezzi, come vetro. Ma biologicamente una macchina che pompa sangue è difficile da rompere. Può forse fare male, e quello sarebbe già una cardiopatia, ma può

La vera storia di San Valentino

III d. C. Roma.  La leggenda narra che l’imperatore Claudio II, definito Il Gotico, perché aveva sconfitto i Goti nella battaglia di Naissus, ma anche Il Crudele, poiché le sue campagne militari erano sanguinose e dure, era pronto ad andare in guerra. L’obiettivo era quello di ristabilire l’ordine e di difendere i confini imperiali. Per raggiungere tale scopo, però, aveva bisogno di un esercito preparato, concentrato e focalizzato sull’obiettivo. Claudio II non ammetteva distrazioni; un soldato distratto era, per lui, colui che si occupava della propria famiglia e si preoccupava dei propri figli o mogli, che lasciava mesi in balia di nessuno. Poiché un uomo

Un cuore di carta nel centro di Ragusa

Diceva Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. La lettura permette di percorrere più binari contemporaneamente e di vivere moltissime vite, per usare le parole di Eco, partecipando così a tutte le vicende narrate.  Da parecchi anni ormai, lettura e scrittura sono il sale della mia vita; c’è pertanto un luogo del cuore, un rifugio a me molto caro che frequento con una certa assiduità, dove mi sento accolta, coccolata, abbracciata. Si

Cuore: Edmondo De Amicis come elettrocardiogramma dell’Italia

Il primo libro è un imprinting. Come i pulcini di Lorenz che seguono l’individuo che vedono per primo, ogni lettore insegue a lungo la forma, il ritmo, il mondo del suo primo libro, anche quando crede di essersene liberato. Da lì in poi, ogni storia verrà confrontata con quell’esperienza originaria, per adesione o per rigetto, come se la letteratura non smettesse mai di parlare con la voce che ci ha chiamati per prima. Nel mio caso quell’imprinting ha un’età pericolosa (sette anni) e un nome preciso, se possibile ancora più fatale: Cuore di Edmondo De Amicis, letto nell’estate della promozione in seconda elementare, come mi

Bagamoyo

Cammino tra quelle radure, in un sentiero di palme e di fiori carnosi, dolcemente a strapiombo sull’Oceano Indiano, che ancora ombreggiano i resti di quella che fu antica prigione. Porto, eco di lacrime, buio senza speranza. Avverto un silenzio dolce, odoroso. Una quiete densa.  Come se quel luogo ricordasse tutto. La fatica, gli spasimi, il cammino senza fine, le carovane disumane, l’impietoso strazio. Traffico di umanità e avorio e spezie. E il mare non come fine. Ma come caso, agonia, oscurità. Da lì si traghettava verso Zanzibar. Da Zanzibar verso Oriente, il mondo arabo. “A Bagamoyo si piangeva. A Zanzibar calava il silenzio”. Così scrisse l’esploratore Burton. E David Livingstone, medico missionario, riportò, non senza sgomento, che nessun

Il giro del mondo in una parola: il “cuore” tra idiomi, popoli e culture

C’è un organo che batte con regolarità biologica ma con un’irregolarità tutta simbolica: il cuore.Nella lingua, più che nell’anatomia, è lui il vero protagonista della nostra vita emotiva. Pensiamo, decidiamo, soffriamo, amiamo – tutto “di cuore”. È curioso: la scienza moderna ci ha spiegato che emozioni e ragione abitano nel cervello, eppure continuiamo ostinatamente a mettere il centro di noi stessi qualche centimetro più in basso. La lingua, si sa, è più fedele alla poesia che alla fisiologia. Se si osservano i modi di dire nelle diverse culture, il cuore diventa una piccola bussola antropologica: racconta il carattere dei popoli meglio di molte teorie sociologiche.

Dritto al cuore

C’è chi ha raccolto le ultime cose stipandole in una valigia. C’è chi aspetta che un pezzo della città venga ingoiato dalla frana. È questione di tempo e nessuno sa quanto potrà durare. La voragine avanza, ingoia lo spazio tra il disastro e il cuore, si avvicina al centro pulsante, atrio e ventricolo della comunità, la piazza, la chiesa, il municipio. Una scuola è già stata abbandonata, la biblioteca – faro solitario di cultura – è destinata a cadere. Anche una croce giace nel ventre della voragine insieme alle auto distrutte e alle mura sbrecciate. Sacro e profano si mescolano, inermi, al cospetto del disastro.

Cuori tra fiction e storia

Sin da quando ero piccola, a parte una breve parentesi per l’iconica “Barbie Cuore” anni Ottanta che adoravo, questa parola di cinque lettere mi ha sempre fatto pensare più alla cardiologia piuttosto che al romanticismo. Ognuno cresce con la propria storia familiare. Nella mia, l’apparato cardiocircolatorio ha avuto un ruolo importante e delicato. Sarà anche per questo che una serie tv che racconta prevalentemente di trapianti, by pass, circolazione extracorporea più che di inevitabili storie d’amore, per me è diventata un culto. “Cuori” comincia alla fine degli anni Sessanta, precisamente nel 1968, anno di grandi rivoluzioni e cambiamenti, narrando le esperienze mediche in ambito cardiochirurgico