Quasi un editoriale
Quasi un editoriale
Viviamo nell’epoca delle continue chiamate. Il telefono vibra a ogni ora del giorno, a volte persino della notte. Lo schermo si illumina e il gesto che segue è quasi automatico: se il numero è sconosciuto, rifiutare, silenziare, ignorare, bloccare. La giornata di ognuno di noi è spesso inquinata da cifre strambe, prefissi sospetti, algoritmi travestiti da voci umane che propongono contratti, contatti, improbabili guadagni. Abbiamo imparato a difenderci e non rispondiamo più. E, in un certo senso, facciamo bene. Questa selezione preventiva, per molti, è diventata una regola di sopravvivenza quotidiana. È una forma di autodifesa che protegge il nostro tempo, la nostra attenzione, perfino
Gli articoli
La chiamata del Signore, incontro con il vescovo di Ragusa monsignor Giuseppe La Placa
La chiamata può giungere da ogni dove. Quella che ha accolto il nostro interlocutore lo ho condotto lungo la via del sacerdozio e, da alcuni anni, all’episcopato nella Diocesi di Ragusa. La sua è una testimonianza “alta” di ciò che può chiamarsi a pieno titolo “vocazione” Eccellenza, se dovesse presentarsi ad un estraneo, che parole userebbe per spiegare chi è lei e che cosa fa oggi? Se dovessi presentarmi a qualcuno che non mi conosce e mi chiedesse chi sono e che cosa faccio, direi questo: sono vescovo della Chiesa cattolica e svolgo il mio servizio nella diocesi di Ragusa. Prima ancora di ogni ruolo,
1000 libri, 0 illusioni, 2 Giuseppe Traina
Squilla il telefono: quello a forma di telefono, quello con lo squillo sempre uguale, quello senza un display che ti rivela subito chi sta effettuando la chiamata. Quello degli anni Ottanta, o Novanta. Se risponde mia moglie: – Pronto, buonasera signora, sono l’altro. Oppure: – Sìì, signora, anch’io Traina… O ancora, se rispondo io: – Pronto, ciao, sono mister Hyde. In tutti e tre i casi a chiamare è lui, l’utente telefonico più fantasioso del mondo, “Giuseppe Traina, notaio in Vittoria”, come lo definì Leonardo Sciascia, con una formula d’antan ma azzeccata; lo ringraziava davanti al suo non sparuto pubblico di lettori per avergli fatto
La chiamata al proprio sé: note a margine della Giornata contro l’omofobia
Quando ero bambino, pregavo. Pregavo perché Dio mi facesse “diventare” eterosessuale. Che mi “guarisse”, per essere ancora più chiari. Perché l’identità si era già fatta strada ancor prima del desiderio. Poi, con l’adolescenza, la situazione divenne ingestibile. Emozioni, ormoni, sentimenti, cambiamenti corporei… tutto un marasma impossibile da governare già di per sé. Con l’aggravante che il mondo là fuori nominava tutto quel delirio con parole poco gentili. Ed è su questo doppio binario che vorrei concentrare quanto ho da dire. Come mi chiamavano gli altri e qual era la chiamata interiore alla quale ero invece destinato. Ma andiamo per gradi. Alla base di tutto, un
La chiamata: ciò che ci spinge oltre l’orizzonte
Nella vita di ogni individuo esiste un momento in cui qualcosa cambia. Non arriva sempre con rumore: a volte è leggero come un’ombra che si allunga, o insistente come un’onda che torna sulla riva. È la “chiamata”, un richiamo invisibile che si insinua nei pensieri e rompe la quiete dell’abitudine. Nella letteratura, questo momento è come una porta socchiusa: il protagonista può ignorarla, ma sa che, prima o poi, dovrà attraversarla. Il tema della chiamata attraversa profondamente molte opere letterarie, assumendo forme diverse ma mantenendo sempre lo stesso significato: segnare un punto di svolta. Un esempio fondamentale è quello della “Divina Commedia”. Qui il protagonista
Chiamati, non partirono
Così gli ebrei bulgari si salvarono dallo sterminio nazista Boris III (Boris Clemente Roberto Maria Pio Luigi Stanislao Saverio di Sassonia-Coburgo-Gotha 1894-1943) re di Bulgaria Dimităr Pešev (1894-1973), l’uomo che salva i 48.000 ebrei bulgari dallo sterminio nazista. La Bulgaria ha tanti buoni motivi per restare fuori dalla seconda guerra mondiale e mantenere l’amicizia sia con la Russia sia con la Germania. È un piccolo stato con una forza militare inconsistente. È legata alla Russia che è interessata ai suoi porti sul mar Nero e che l’ha aiutata nella lotta di liberazione dalla Turchia. È legata alla Germania per via della famiglia reale. È
Dai Monti Iblei alle Dolomiti Bellunesi: la chiamata all’insegnamento
24 giugno 1987: come dimenticare quella data! Il giorno della mia laurea in Lettere classiche all’Università di Catania. Ricordo ancora, dopo la proclamazione, l’abbraccio di mio padre con gli occhi pieni di lacrime, fiero per il secondo figlio appena laureato (due anni prima si era laureato in Sociologia, a Trento, un altro mio fratello e l’anno dopo si sarebbe laureato in Scienze sociali il mio fratello gemello). L’estate di quell’anno era trascorsa tra giornate al mare di Scoglitti e il pensiero su cosa fare dopo la laurea. Da quando avevo fatto la scelta di iscrivermi alla facoltà di Lettere, desideravo diventare un insegnante o un
Da Italo Calvino a Roberto Bolaño: quando la chiamata telefonica interpreta la distanza
In Che cos’è una lingua? , tra le caratteristiche straordinarie del linguaggio verbale umano nel rispondere ai bisogni della comunicazione, Tullio De Mauro (1932 – 2017) individuava la vocalità, l’uditività e infine la ridondanza, quale dinamica di produzione, combinazione, ricezione e comprensione tra parlanti. Sostenendosi reciprocamente «come tralci», esse fanno della lingua un corpo vivo, partecipando alla «espansibilità dei significati», alla «scoperta di similarità tra nuovi sensi e sensi già aggregati in una parola e l’assunzione dei nuovi nei vecchi attraverso usi metonimici o metaforici» e ai «mutamenti diacronici» indotti dai fenomeni sociali e dall’uso. «In principio erat verbum?» – si chiedeva il linguista, indugiando
Chiamami aquila
Questa commedia romantica deluse i fans, che si attendevano l’esplosiva comicità demenziale con cui Belushi si era fatto conoscere (in “Animal House” e “Blues Brothers” soprattutto); non entusiasmò particolarmente la critica, faticò al botteghino. Eppure “Chiamami aquila” , il film di Michael Apted, uscito nel 1981, è a mio avviso un film delizioso. La pensa così anche James Belushi (fratello di John) che lo giudicò come il lavoro più maturo del genio di Chicago. La tramaErnie Souchak (John Belushi) è un cronista d’assalto che denuncia senza paura corruzioni e giochi di potere della sua Chicago. Dopo aver subito una grave aggressione viene inviato, per motivi
C’era una volta la cabina telefonica
Come il telegrafo e la radiotrasmittente di Guglielmo Marconi. Così anche la cabina telefonica è diventata un reperto storico. Io me ne sono resa conto nel 2016, in viaggio a Milano, durante la visita al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. D’un tratto mi fu chiara l’evidenza: benché per le strade qualche esemplare di telefono pubblico fosse ancora fruibile, un’epoca era definitivamente terminata. Eppure io le avevo usate le cabine telefoniche. In gita per tranquillizzare i miei genitori, nei mesi estivi per parlare con la nonna rimasta in città, a Natale per sentire gli amici lontani altrimenti irraggiungibili e chissà in quante altre occasioni.
Canta il telefono
C’è stato un tempo in cui il telefono non era solo strumento di comunicazione, a quel tempo, a volte, diventava anche una scena. Bastava una cornetta, due voci che si intrecciavano e quello che poteva sembrare una quotidianità diventava un teatro. Amori che si accendevano, amori che si consumavano. Altro che messaggi vocali o emoi; prima, bastava un “pronto” per iniziare una storia. Ma se pensate che abbia iniziato tutto Mina con Se telefonando vi sbagliate. Dobbiamo andare più indietro, addirittura al 1880, quando un autore oggi dimenticato, C.R. Hodge ha scritto Love my telephone. Con il telefono che diventa complice nel corteggiamento a distanza,
Una chiamata e tante partenze
Incontro con Marilena Licitra, cantante per vocazione e per destino figlia di Maria Occhipinti Nella tua vita hai fatto la cantante lirica?Sarebbe stato il mio sogno che ho inseguito per degli anni ma le difficili vicissitudini della mia vita mi hanno impedito di realizzarlo. Ho dovuto continuamente lavorare e il bel canto richiede costanza, diligenza e continuità. E comunque mi ci sono dedicata con passione e ho avuto la soddisfazione di fare molti concerti e recital, cantando in diverse lingue. Ogni volta il mio cuore si riempiva di gioia.La mia vita è stata difficile assai. Sono Marilena Licitra figlia di Maria Occhipinti sono nata a
Chiamate speciali
Numero dopo numero mi sento chiamata in causa personalmente. Spesso guardiamo alla nostra vita come a una serie di eventi sparsi, finché non arriva il momento in cui tutto trova un senso. La Chiamata nella e alla vita non è altro che questo: comprendere che ogni nostro passo, ogni inclinazione e ogni desiderio di bene sono parte di un disegno più grande, tessuto con cura da Dio. È la scoperta del luogo in cui la nostra anima prova una gioia così piena da non poterne più fare a meno.Questa ricerca di senso non avviene mai in solitudine. Ci sono incontri che segnano il confine tra
Come ci casca il pollo
Una delle truffe più ricorrenti è senza dubbio quella telefonica. Molto si è parlato nei talk show di come, soprattutto agli anziani, fascia popolare più colpita, arrivino richieste telefoniche dove i truffatori si qualificano via via come parenti stretti, figli, nipoti o come appartenenti alle forze dell’ordine. Lo schema è sempre quello: la chiamata è disperata, si dice che c’è stato un incidente e il parente in questione ha bisogno di aiuto immediato, ovviamente economico. In questo modo c’è chi ha raccolto quanto aveva in casa in contanti o ha tirato fuori i gioielli di famiglia consegnandoli a questi personaggi senza scrupoli. Quando si rendono
Eroe nel vento
Sono anni che devo fare spazio in cantina. Là sotto c’è una montagna di cose accumulate negli anni, che non uso più. Buttarle è difficile, soprattutto i cartoni pieni di libri, musicassette e CD. Ogni volta che ci provo mi prende il magone e alla fine trovo sempre una scusa per lasciare tutto com’è. Ormai però non posso più rimandare. Il trasloco è imminente. Mia moglie ha già fatto pulizia fra le sue cose, adesso tocca a me. Come sempre, rovistando, tornano a galla i ricordi. Fra le cassette ritrovo la mia preferita di quando avevo vent’anni – ma come si fa a buttare i
Vocazioni
(Missioni & volontari) “Non vi è eresia, né filosofia, tanto aborrita dalla Chiesa, quanto l’essere umano”. (James Joyce, ‘Dedalus’) Siamo tutti umani. A prescindere dalle cravatte e dai jeans strappati, dai paramenti e dall’anarchia, e chi si batte il petto ogni domenica in chiesa non è detto abbia l’apertura mentale e la naturale inclinazione morale – e neppure la santa verità in tasca – dalla sua parte per pontificare o giudicare, se è per questo chi parla da un pulpito o con le mani giunte, con un incombente crocifisso di fronte o dietro le spalle, non è assiomatico abbia tutta la ragione del mondo, quello
Mi scappa la pipì, coach
Tum tum tum. Mentre la scritta Spalding rimbomba ripetutamente per segnalare la fase di riscaldamento, il parquet del palazzetto emana il suo odore specifico: un misto di legno, polvere, sogni e sudori adolescenziali. È il basket baby….Oggi tra quei ragazzi di un tempo ci sarà chi nella memoria avrà conservato un suono, chi un profumo, chi una immagine. Ma per Turi, ne sono certo, il ricordo della partita sarà sempre legato alla ceramica fredda dei bagni negli spogliatoi.Un orologio svizzero. Prevedibile come la passeggiata di Kant a Konisberg.L’arbitro richiama i quintetti in campo. I coach chiudono le ultime raccomandazioni alla squadra, la tensione sale e
Dal concetto di professione come chiamata di Dio a quello del successo come segno divino. La parabola discendente del protestantesimo statunitense.
Prendendo spunto dal capolavoro di Weber “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” potremmo provare a interpretare il fenomeno, soprattutto americano, della predicazione della prosperità, fondamento teologico della base evangelica che supporta Trump. Il punto di partenza della nostra disamina è la dottrina della predestinazione di stampo calvinista. Occorre premettere che Weber, con la suddetta opera, intendeva dare una spiegazione alternativa a quella marxista del fenomeno dell’accumulazione capitalistica. Weber parte dall’attività dei primi capitalisti americani, che riuscirono ad accumulare il capitale originario rinunciando a godere della loro ricchezza; un comportamento apparentemente incomprensibile, se guardato dal punto di vista del capitalista a noi contemporaneo, ma che
L’Italia chiamò
In un mondo sempre più favorevole alla guerra, agli attacchi gratuiti a popolazioni indifese e alla distruzione che ancor più sfrenatamente si abbatte in ogni dove, sorge spontanea una domanda: cosa faremmo se l’Italia, la nostra Patria, ci chiamasse alle armi? La certezza, infatti, che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali [1][…]” non sembra più rassicurarci sulla neutralità del nostro Paese. Specialmente in questi tempi di odio e follia che pongono sul trono di grandi nazioni leader più interessati a preservare il proprio orgoglio con missili e bombe che a
L’ultima telefonata
Fino all’undici agosto 2004, come tutte le persone normali, avevo un rapporto di sano distacco dal cellulare. Lo utilizzavo molto ma se lo dimenticavo non era certo un dramma. Lo spegnevo la notte, lo posavo appena entrata in casa e manco lo controllavo a meno che non arrivasse qualche notifica. Quella mattina ero salita dal mare perché avevo delle cose da sbrigare e abbiamo passato la mattina in giro con la mia compagna di avventure. Quindi shopping, visite, una granita a casa di una comune amica. Usciamo insieme e a quel punto squilla il cellulare. “Papà” appare sul display. Rispondo serena, pensando che avesse bisogno
E poi succede…
E poi succede… Questo mese per scrivere del tema proposto ho aspettato fino all’ultimo istante prima di alzare la cornetta – per inciso, mi chiedo per quanto tempo ancora si dirà così? Quanto passerà prima di dimenticare la forma del vecchio telefono fisso che abitava l’ingresso di casa della nonna? – e rispondere dicendo la mia. In questo mese di stravolgimenti e cambiamenti – che gli esperti di astrologia attribuiscono al transito di Urano nel segno dei Gemelli che solitamente, ogni 84 anni, genera – dicono loro – rivoluzioni epocali nei settori della comunicazione e della tecnologia – cosa posso mai scrivere io, che sono
Maria Occhipinti e l’insurrezione del Non si parte!
Rivoluzionaria e ostinata, tenace e caparbia, indomabile, Maria Occhipinti costituisce l’esempio di come si possano cambiare le cose con coraggio, fermezza e soprattutto volontà perseverante. L’infanzia triste fatta di privazioni e di punizioni inflitte da chi la considera un “cavaddu fausu”, una giumenta da lasciare a pane e acqua affinché si calmi, la sua figura di donna incinta di cinque mesi che ferma i carri armati, il suo peregrinare per il mondo, il suo non volersi sottomettere ad un destino imposto da altri solo perché si nasce donna. «Mi domandavo chi avesse inventato queste tradizioni e perché la donna fosse considerata un essere da sottomettere
Ti chiamo più tardi
“Ti chiamo più tardi”.E aspetto tue nuove parolePiene di nulla. Come la riva aspetta l’abbraccioDella perpetua onda.Come la collina aspetta il sorgereDella prossima luna.Come il contadino aspetta il nascereDel sotterraneo seme. Il freddo inverno sta ormai passandoE l’ingannevole primavera prometteNuove speranze. Antonio Barone
Il dovere ci chiama
“Il dovere ci chiama” — una frase che suona come una tromba militare alle sette del mattino, quando l’unica cosa che davvero ci chiama è il cuscino. Eppure, da Immanuel Kant in poi, abbiamo imparato che il dovere non è negoziabile: è categorico, come una sveglia senza tasto snooze. Certo, nella vita quotidiana il dovere assume forme meno nobili. Non sempre si presenta con la dignità di una missione civile o morale; spesso è una pila di email non lette o una riunione superflua. Ma, ironia a parte, il concetto ha radici profonde. In Giappone il senso del dovere si intreccia con l’idea di onore
Pronto, chi parla?
Che gran maleducato il telefono, diceva sempre mio nonno. Come ospite non sempre gradito, era collocato vicino alla porta principale, nello spazio neutro, che oggi non esiste più, dell’ingresso. Piccolo o grande, l’ingresso era uno spazio neutro, che volutamente poteva essere chiuso per permettere un po’ di privacy agli interlocutori. Il telefono suonava e a rispondere spesso non era l’interessato. I piccoli non potevano farlo fin quando non fossero in possesso delle capacità di prendere appunti e di scrivere chi fosse il chiamante, per quale membro della famiglia fosse la chiamata, e il sintetico contenuto della comunicazione. Il telefono stava su un centrino, e accanto
























