
La parola salto, mi riporta indietro a qualche anno fa.
Agosto 2021, le 14,30 circa. Siamo seduti tutti a fine pranzo a guardare le gare di salto in alto alle Olimpiadi di Tokio. La XXXII Olimpiade.
Atleti di diverse nazioni, Bielorussia, Sud Corea, Australia, si contendono il podio. E poi ci sono loro due: dal Quatar Mutaz Barshim e dall’Italia Gianmarco Tamberi.
Dopo varie prove si sono ritrovati a contendersi la vittoria.
Hanno saltato l’asticella posta a 2,37 e entrambi cercano il primato dei 2,39.
Nessuno è riuscito, durante l’Olimpiade, a superare questo traguardo e non riescono neanche i due atleti.
Cos’è allora che da la svolta a questa storia?
Essendo arrivati entrambi a saltare i 2,37 senza errori precedenti, sono i più alti in classifica superando anche l’atleta della Bielorussia che, pur avendo saltato i 2,37 aveva errori precedenti.
Così il giudice di gara propos fre di passare a uno spareggio tra i due sportivi: questo avrebbe definito un solo campione.
Così Barshim ha chiesto se fosse possibile avere due medaglie d’oro.
Gli è stato risposto che si poteva se entrambi avessero deciso in questo senso.
Barshim ha porto la mano a Tamberi e Gimbo, il soprannome dello sportivo, lo ha abbracciato saltandogli addosso, dato che questo è stato il suo primo oro olimpico.
Una delle scene più belle che si siano viste in ambito sportivo, dove primeggiare è quasi un obbligo, con una scelta fatta di grande rispetto per l’antagonista.
Avversari sì ma anche amici. L’uno ha partecipato al matrimonio dell’altro e viceversa confermando che certe amicizie si rafforzano col tempo.