U scappari ha pocu onuri, ma è salvamentu i vita

La fuga è poco onorevole, ma è salvezza della vita.

Il soldato italiano, immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, è posto nella situazione di scegliere fra la speranza di vita offerta dalla diserzione da un esercito allo sbando e la morte quasi certa in una guerra assurda.

Ma mentre al Nord la guerra civile rendeva chiara la divisione fra la parte giusta e la parte sbagliata, rappresentata da un invasore straniero e dal governo fantoccio di Mussolini, al Sud la continuità dello stato monarchico, lasciava sui soldati siciliani che aderivano alla resistenza, il marchio poco onorevole di disertore.

Personalmente ho conosciuto due partigiani e un internato militare nel campo di concentramento nazista. I due partigiani sono Giuseppe Tumino e Giuseppe Spampinato, l’internato militare è Vincenzo Cassiba di Noto, che ho conosciuto perché alla fine degli anni ‘40 egli era il commissario di zona degli Esploratori Cattolici di cui facevo parte. Cassiba morì giovane, pochi anni dopo. Ma solo dopo la sua morte, seppi che era deceduto così precocemente proprio in conseguenza delle gravi privazioni subite durante quella, che per noi era prigionia, ma che era in realtà una detenzione illegale.

Il riserbo su queste esperienze è difficile da comprendere. Se per Cassiba si poteva trattare della difficoltà a rivivere momenti terribili, non così per l’esperienza partigiana vissuta da Giuseppe Tumino. Come Giuseppe Spampinato, anche Tumino visse l’esperienza partigiana in Jugoslavia. Ma mentre Spampinato diede alla sua esperienza il giusto significato ideologico di rivoluzionario comunista, Giuseppe Tumino mi raccontò la sua esperienza come semplice “salvamento” della sua vita, senza nessuna gratificazione ideologica, tanto da non usare nemmeno il termine di partigiano.

E d’altro lato, il povero Spampinato pagò con non poche discriminazioni l’essere considerato come comunista un pericoloso sovversivo.

Ebbene, a differenza del Nord, dove essere partigiano, aveva il riconoscimento popolare di essere dalla parte giusta della storia, al Sud e in Sicilia in particolare, essere partigiano significò al meglio essere considerato un sovversivo.

Personalmente durante il famoso ‘68 io feci parte di un gruppo progressista che costituì la redazione della rivista “Dialogo”. L’esperienza costituì un crogiuolo molto importante per la formazione della classe dirigente Ragusana. Qui in sala oltre chi vi parla, ci sono Gianni Battaglia, Chiara Ottaviano, Pippo Vitale. Nel gruppo facevano parte Pippo Tumino, nipote di Giuseppe Tumino e Giovanni Spampinato, figlio di Giuseppe Spampinato, il giovane giornalista che pagò con la vita la sua passione per la ricerca della verità.

 Dialogo, nella sua foga contestatrice, affrontò tanti problemi, ma non toccò quasi mai il tema della memoria dei partigiani siciliani, che pure vi furono, e tanti come ha dimostrato il documentario di Chiara Ottaviano e l’intervento di Gianni Battaglia. Perché?

Il perché della reticenza a riflettere sull’esperienza partigiana è da individuare nella continuità dello Stato e come fu percepito il passaggio alla Repubblica, sentita come qualcosa calato dall’alto, e quindi l’esperienza partigiana venne così percepita soltanto come un fatto di “salvamento” attraverso la diserzione, e non come una scelta ideologica, alla base della Costituzione della Repubblica Italiana.

Ebbene io dico che anche questa scelta va rivalutata per se stessa, come scelta a favore della vita, contro la morte.

Ama il prossimo tuo, come te stesso. Il giovane che scappava per salvare la propria vita, incontrando altri giovani capiva il valore universale della vita. Al partigiano lentinese Brigenti è stata data la medaglia d’oro per aver salvato molte vite. Al contrario delle troppe medaglie d’oro concesse per aver ucciso molti nemici, molti giovani uomini.

Viva la vita!

Il testo è la trascrizione di un intervento tenutosi presso l’Archivio di Stato di Ragusa, in occasione della giornata del patrimonio del 27 ottobre 2026, dopo la proiezione del documentario INTORNO AL MONUMENTO. Partigiani e siciliani: storia, memoria e senso comune (2026). L’audiovisivo è l’esito di un progetto di public history realizzato dall’Archivio degli Iblei per l’Istituto Gramsci Siciliano nell’ambito delle iniziative sostenute dalla Regione Siciliana per le celebrazioni dell’80° anniversario della Liberazione, in partenariato con ISSICO-Istituto Siciliano per la Storia dell’Italia Contemporanea “Carmelo Salanitro”,  con l’ Istituto Comprensivo Statale “Guglielmo Marconi” di Lentini e con l’Istituto Omnicomprensivo Statale “Pietro Carrera” di Militello in Val di Catania. Regia di Chiara Ottaviano, consulenza storica di Rosario Mangiameli, riprese e montaggio di Andrea Giannone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *