C’è nell’uomo un impulso a lottare “contro la forma sbagliata delle cose”; una ricerca di dire di sé, per narrarsi, partendo dalla percezione che si ha di sé.
A partire da questa considerazione, vorrei parlarvi di una donna.
Azar Nafisi è un ex professoressa di Letteratura Inglese presso l’Università Allameh Tabatabai di Tehran; la sua carriera inizia infatti in Iran nel 1979.
Perché dovrebbe interessarci questa donna, tra l’altro figlia di Ahmad Nafisi, ex sindaco di Teheran, e di Nezhat Nafisi, prima donna ad essere eletta al parlamento iraniano?
Ebbene Azar Nafisi è salita soprattutto alla ribalta dopo essersi dimessa dal suo incarico universitario nel 1995 per il suo atteggiamento oppositivo al regime. Del resto era stata testimone della rivoluzione islamica e della salita al potere dell’ayatollah Khomeini. E non poteva essere diversamente, se pensiamo che Nafisi era cresciuta in un contesto educativo occidentale.
A riprova del fatto che dimostrava atteggiamenti recalcitranti di fronte ai tentativi di metterle un “bavaglio alla bocca” da parte del governo autoritario-autocratico, ricordiamo che nel periodo tra 1981-1987, poco “rispettosa” delle norme vigenti sull’abbigliamento del suo Paese, venne espulsa dall’Università.
Reintegrata poi nel proprio ruolo di docente, continuò a manifestare un pensiero libero all’interno dell’esercizio della sua professione, fino a quando decise di licenziarsi nel 1995 a causa delle continue disapprovazioni delle autorità. Ma ebbe un’idea: nell’autunno proprio del 1995, decide di invitare le sue migliori studentesse a casa sua ogni giovedì mattina. Lo spazio che offriva alle ragazze era libero e lontano da qualsiasi voce delatrice e controllo ideologico e morale esercitato dallo Stato teocratico in cui viveva, soprattutto quando sottoponeva alle giovani opere di riflessione critica su testi come Madame Bovary e Il grande Gatsby, Lolita, (di Vladimir Nabokov), interpretati e comparati alla cultura iraniana. Inoltre il controllo esercitato dal potere avviene anche per tutto ciò che concerne le librerie dai cui scaffali scompaiono le opere di autori e autrici, persiani ed occidentali, non rispondenti all’ideologia o che abbiano al loro interno parole come “vino” o “bacio”; tale decisione avviene anche per quanto riguarda i programmi scolastici.
Tutto questo diverrà in seguito terreno fecondo per la composizione del suo libro “Leggere Lolita a Teheran”. Il libro esce nel 2003 e diviene un bestseller. Come un romanzo scritto da un autore russo negli Stati Uniti negli anni Cinquanta riesca a parlare a un gruppo di donne che nella Repubblica islamica dell’Iran si riuniscono in clandestinità a leggerlo è il movente che dà inizio alla narrazione:
Nel libro si racconta del contesto estremamente integralista in cui vivono le università e a cui vengono imposte regole di abbigliamento severo che vanno dall’ obbligo del velo, alla divisione dei sessi in aule diverse, ad atti punitivi rivolti a professori “disobbedienti”.
(Ricordiamo che Il romanzo narra della passione di un uomo maturo per una ragazza pre-adolescente. Chi narra è un professore di letteratura di trentasette anni assillato in modo angoscioso da Lolita, una ragazza dodicenne. Con lei nasce una relazione sessuale, dopo che egli è diventato il patrigno. Lolita è il soprannome che l’uomo dà in privato alla ragazzina)
Dice Azar Nafisi: “Se oggi voglio scrivere di Nabokov è per celebrare la nostra lettura di Nabokov a Teheran, contro tutto e contro tutti. (…) È di Lolita che voglio scrivere, ma ormai mi riesce impossibile farlo senza raccontare anche di Teheran” Ciò è indicativo della grande consapevolezza di una donna, una cittadina, in grado di cogliere come il valore della letteratura risieda in una continua attualizzazione del tessuto narrativo di un’opera.
E prosegue: “Questa, dunque, è la storia di Lolita a Teheran, di come Lolita abbia dato un diverso colore alla città, e di come Teheran ci abbia aiutate a ridefinire il romanzo di Nabokov e a trasformarlo in un altro Lolita: il nostro”.
Così nella lettura del testo e nei dibattiti con le allieve, l’autrice ci fa assistere ad un cambio di rotta.
Pare, allora, che la parola d’ordine delle discussioni clandestine sia “Sprovincializzare” – e mi si lasci passare il termine – “agirla” , (Lolita), in altri spazi geografici, attraverso vicende che non corrispondono in toto a quelle del libro.
Il tessuto del romanzo prende altre vie, si allargano le sue maglie, l’ordito vive di riferimenti ad un presente dove la condizione della “donna musulmana” è condizione di sottoposta quando ogni suo gesto, “come una ciocca di capelli fuori posto, può recare disturbo alla quiete pubblica”.
“Chiunque fossimo – e non importava a quale credo appartenessimo, se volevamo portare il velo oppure no, se osservavamo o meno certi precetti religiosi-, eravamo diventati il prodotto del sogno di qualcun altro.”
Mi immagino questo gruppo di donne, sedute, intente con gli occhi a percorrere le pagine di Lolita, mentre le parole intrecciano citazioni, passi del testo e all’improvviso sorgere allusioni, riferimenti alle proprie esistenze, disposte in una linea animata tra gioie e dolori. Non sarà stato allora più Nabokov il centro del ma le vicende di ciascuna che proprio da Nabokov facevano fiorire un pensiero nato da un modello di vita femminile imposto.
Ci potremmo chiedere infine in che modo la letteratura riesca a farci reperire, attraverso le parole, la nostra realtà filtrata dagli occhi di un altro -l’autore di un romanzo -.
Si sa che la realtà in cui siamo immersi è fatta di situazioni che spesso richiedono interventi immediati e rapidi.
Possiamo trovare risposta nella citazione di Azar Nafisi “Curiosamente, i romanzi in cui ci rifugiavamo ci portavano a mettere in discussione proprio quella realtà che ci sembrava di non riuscire neanche ad articolare.”
In un Paese che esclude opere letterarie che non siano di supporto a un’ideologia, negando quindi un dibattito libero sui valori, anche solo quelli ritenuti tali, reperibili nei libri, comprendiamo bene come tali disposizioni politiche possano essere pericolose per la crescita di un popolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *