
Le piccole storie scrivono la grande storia.
Anni cinquanta del secolo scorso. In via de’ Tornabuoni a Firenze passeggiano Audrey Hepburn, Marilyn Monroe e Greta Garbo. Le dive acquistano scarpe Ferragamo create sulla misura dei loro piedi a Palazzo Spini Feroni; le modiste adattano su quei corpi da rivista i bozzetti di Gucci.
Firenze è uno splendore: i primi cocktail Negroni ai tavolini dei caffè storici del centro, il lusso dei tessuti e degli accessori di alta moda, le vie eleganti e la guerra finalmente lontana.
In quegli anni che preparano il lancio verso i favolosi sessanta della rivoluzione culturale, c’è un’Italia fatta di ricostruzione e migrazione interna, di voglia di rinascere e di dimostrare che è sempre possibile ripartire.
È allora che Gianna, appena sposata, arriva nella città di Dante per seguire il marito trasferito al distretto militare. Lei è giovanissima, con qualche piccola nozione di sartoria appresa in Sicilia più per poter uscire di casa e fuggire dalle noiose incombenze domestiche che per vera vocazione.
Firenze è una città complessa. Presuntuosa, diffidente. Non è semplice superare barriere culturali ataviche. Ma è un luogo che cambia, che offre possibilità a chi sa coglierle. I fiorentini riescono a trasformare la circospezione in rispetto e poi, se riesci ad entrare nel loro cuore, in sincera amicizia. Una sartina che maneggia le forbici, il metro e conosce i fondamentali, che è onesta e ha voglia di lavorare, riesce a farsi strada.
Inizia così un’esperienza che porta la nostra giovane Gianna proprio in via de’ Tornabuoni, dove la Garbo, la Loren e Jacqueline Kennedy sono di casa.
Tagliare e cucire è un’arte. È pura creazione, ma anche ingegnosità. Gli stilisti creano i modelli per le sfilate a Palazzo Pitti, ma sono le mani esperte di sarte sconosciute a tirare fuori dalle stoffe quei capolavori. Alcune lavoratrici sapienti portano i tessuti a casa per consegnare le confezioni nei tempi richiesti. A volte lavorano tutta la notte di forbici e bozzetti, giusto in tempo per la prova delle otto del mattino con le indossatrici in atelier. Nei ricordi di Gianna c’è un abito creato solo con la sua fantasia, su licenza dei prorpietari dalla casa di moda che le hanno consegnato un tessuto a righe e le hanno chiesto di inventare qualcosa a suo gusto. Lo chiameranno col suo nome da sposata e sarà il modello Sigona.
Racconta ancora che il momento migliore per tagliare è proprio la notte. Quando la città si addormenta non ci sono rumori né distrazioni. Le forbici affondano nel tessuto e le mani devono essere sicure: il materiale è prezioso e non sono ammessi sbagli. Si può cucire, scucire e rimediare a un errore con ago e filo, ma non si può recuperare un taglio sbagliato. E poi, se sei brava e imposti la tracciatura al millimetro, da quel tessuto puoi far avanzare uno scampolo per te: la stoffa che resta può diventare una gonna, una camicetta, un colletto per impreziosire un vestito semplice.
Indossare un foulard di seta pura dalle geometrie psichedeliche come quelle delle dive del cinema e sedersi al Caffè Gilli — rigorosamente per il solo caffè della domenica — è il suo modo per sentirsi parte attiva e consapevole di un mondo e di un’epoca che sta segnando il cammino del nostro Paese.
Come le passerelle sono le vetrine per l’alta società, la Fortezza con i suoi cigni eleganti, diventa il luogo dove indossare i tagli all’ultima moda ed incontrarsi dopo una giornata di lavoro.
Gianna è come Firenze: all’avanguardia. È una donna che lavora e costruisce il suo destino, contribuendo all’economia domestica con un impiego che non è più una scappatoia dalla routine, ma una passione che la accompagnerà per sempre.
Seguirà la collaborazione con la maison La Cicogna, marchio storico dedicato alla moda per la maternità e per l’infanzia, presenziando anche alle vetrine di Pitti Bimbo.
Negli anni settanta, ormai professionista riconosciuta, le propongono la direzione di una sartoria artigianale fiorentina: un incarico stimolante e ben retribuito. Ma, come spesso accade nelle storie di emigrazione, viene un momento in cui la terra d’origine chiama al ritorno.
Oggi Gianna ha superato la soglia dei novanta anni, conserva una mente limpidissima e lo sguardo di chi ha saputo ritagliarsi il proprio posto nel mondo. Ricorda ancora ogni singola piega di quei tessuti, il profumo di Firenze e la generosità di una città che le ha dato tanto.
Ascoltarla è una lezione di grazia ed eleganza. Quella stessa grazia con cui, da sempre, mi accoglie nella sua grande casa, fin da quando ero bambina. Perché Gianna, inutile girarci tanto intorno, non è solo la testimone di un’epoca irripetibile: è la mia zia del cuore.