
Tempo addietro, diciamo dall’UNITÀ D’ITALIA fino agli anni cinquanta del secolo scorso, i nobilotti ragusani villeggiavano nelle loro tenute di campagna. Ancora il mare non era di moda. Uno di questi aveva il ghiribizzo di educare il proprio figliolo ad individuare il mestiere delle persone a partire dagli oggetti che portavano con loro. Seduto sulla terrazza della sua villa di campagna con accanto il proprio figliolo si godeva il venticello pomeridiano osservando la vita attorno.
Passò un tale vestito modestamente con la zappa in spalla: vedi figliolo quello è lo zappatore, mestiere utile assai perché la terra per produrre deve essere zappata ed è un mestiere pesante e duro da spezzarsi la schiena.
Passò poi un altro modestamente abbigliato con una scure in spalla e una forbice in mano: vedi quello è il potatore mestiere di attenzione e di discernimento perché deve capire i rami e e fronde da tagliare, non si spezza la schiena ma rischia di cadere giù dall’albero.
Si avvicinò poi un tal altro con abiti modesti e una falce in mano: quello è il mietitore, miete il fieno e il grano maturo e gli tocca stare chino tutta la santa giornata e la sua schiena se la “mangiano i cani” come è citato in una canzone popolare ripresa da Rosa Balistreri.
Passati agosto, settembre e la vendemmia il nobilotto con la famiglia ritorna in città e i figli vanno a scuola e incontrano delle persone, in maggioranza donne, vestite bene con in mano un libro e un registro. E questi che mestiere fanno? domandò il figliolo. Beh questi, vedi come sono dritti, la schiena di sicuro non se la spezzano. Questi sono i professori e fanno un bel mestiere, non bello come il mio che non faccio nulla e vivo del lavoro degli altri, ma interessante e delicato e di responsabilità anche.
Ma il libro e il registro a cosa servono? Il libro serve perché loro devono trasmettere ai giovani i programmi e i contenuti che hanno stabilito al Ministero: l’Iliade in seconda media, l’Odissea in terza, l’Eneide al primo superiore e poi i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e poi l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso di Dante Alighieri. Vedi i professori sono come dei burattini mossi dai “fili” dei programmi prescrittivi stabiliti dallo Stato e trascritti nei libri di testo.
E il registro a cosa serve? Domandò il figliolo. Il registro è importantissimo perché i professori devono misurare la quantità di programma che i ragazzi ingeriscono. La misurazione si fa con le interrogazioni che occupano gran parte del loro tempo di lavoro e, per ogni interrogazione, assegnare un numero, un voto e annotarlo sul registro. Questi numeri vanno da 1 a 10 e se il ragazzo non raggiunge la sufficienza, cioè almeno il numero 6, il ragazzo viene bocciato. Cioè? Domandò il figliolo. Bocciato, tagliato, bloccato nel suo percorso scolastico.
Insomma, vorresti dire che il registro è come una forbice? Disse il ragazzino. Esatto: il registro è come una forbice. Allora il professore è come il potatore che usa le forbici per tagliare le fronde nocive alla pianta? Esatto, il professore con la sua “forbice” deve tagliare i ragazzi nocivi alla società. Perché la società deve essere fatta di persone che sanno le cose che stabiliscono al Ministero e costituiscono la Classe Dirigente e di persone analfabete addette al lavoro e a spaccarsi la schiena per consentire a noi nobilotti di vivere di rendita e bene e senza fare nulla o al massimo qualche professione quale l’avvocato, il medico, l’ingegnere, il professore… le cosiddette professioni liberali.
Perché è proibito ai figli degli analfabeti studiare e andare avanti? Non è proibito ma è difficile assai che riescano a studiare e a sapere tutto, sono frenati dal contesto economico e sociale, e i professori sono là apposta per tagliarli ma non perché figli di analfabeti ma perché non sanno. È il registro che li taglia, non i professori e loro arresi dalla evidenza accettano il verdetto! Non per niente Benito Mussolini, quando il ministro Giovanni Gentile varò la riforma della scuola, disse che era la più fascista delle riforme.
Questo, hai detto, dall’Unità d’Italia fino agli anni cinquanta del secolo scorso, e poi? Domandò il ragazzo. Poi col boom economico degli anni sessanta, che modificò il contesto economico e sociale, parecchi giovani, figli di lavoratori analfabeti sono arrivati alle professioni liberali dimostrando che il sale in zucca ce l’avevano anche loro e le cose nella società si sono alquanto confuse. E non si boccia più, non si taglia più per due motivi oggettivi. Primo: a seguito della riduzione del lavoro manuale e della quasi totale scomparsa dell’artigianato, non si saprebbe dove mandare i ragazzi bocciati, tagliati; secondo: se si boccia si riducono gli alunni e non si saprebbe cosa far fare agli insegnanti. Pensa che a Ragusa c’era una sola scuola media e diventarono sei.
Allora non ci sono più interrogazioni, misure, registri, “forbici”? Sbottò il ragazzo. E invece no! Interrogazioni, misurazioni, voti, registri continuano ad esserci ma non si usa più la “forbice”, si misura e non si seleziona, è assurdo ma è così. E non si capisce bene come funziona la scuola: i programmi non sono più prescrittivi, si possono variare, invece dei Promessi Sposi si possono fare altri romanzi e altre amenità simili compreso anche lo sport. Anche lo sport?! Sì anche lo sport e, a fianco al Liceo Classico hanno inventato il “Liceo Sportivo”.
Ma studiare e sapere le cose non è bello? Esatto. Sapere le cose è bello. Leggere per arricchire e approfondire le proprie conoscenze è bello assai. E però non si è mai visto un collegio dei docenti che si sia posto il problema di come fare amare la bellezza del sapere prodotto dall’umanità nella sua storia. Sempre imperterriti a interrogare e a mettere i voti che è cosa noiosa assai per i ragazzi e per i professori. Per misurare e graduare il voto il professore è costretto a dividere l’argomento in dieci pezzi e a chi li sa tutti e dieci mette dieci, a chi ne sa otto mette otto e così via. E questo va a scapito della bellezza e del godimento dello studio e della cultura. Difatti si chiama “scuola dell’obbligo” e non “scuola del piacere”.
Certo se partecipi ad un concorso, devi necessariamente, affrontare interrogazioni e misurazioni per cui il tutto viene spezzettato in una serie di nozioni tant’è che si è affermato il metodo dei quiz per cui in una stessa giornata si esaminano milioni di concorrenti in tutto il territorio nazionale e immediatamente si ha correzione e risultato. E sono nate scuole private che impartiscono nozioni e tecniche per rispondere bene ai quiz. Batterie di quiz esistono anche su internet, te li scarichi e ti prepari.