Lupo di carta
Giulio si allacciò bene le scarpe, come gli diceva suo padre quando da bambino se lo portava in giro, e partì senza una meta precisa.
Tornava sempre d’estate. L’indomani del lungo viaggio in macchina si alzava presto e andava a zonzo fra stradine e vecchie case di pescatori ormai riservate ai turisti, prima che ‘u stiddazzu incendiasse i colori pastello del primo mattino.
A quell’ora, oltre a lui sul lungomare c’era solo uno spazzino che lavava senza fretta le tracce delle baldorie notturne. Davanti a sé aveva il mare e nelle orecchie l’onnipresente sciabordio delle onde…


