
‘A FURFICIATA
Nnâ ‘n quartieri ri paisi
propriu a tagghi ri stratuni,
tanti fimmini su’ mmisi
‘ntienti a fari ‘n furficiuni.
Si nni vanu murmuriannu
‘a signura e ‘a signurina:
una comu va vistuta,
l’autra comu s’arrimina.
‘A cciù veccia rô ricuonculu
têni ‘n saccu ‘i battaria:
fa rancari tantu puopulu,
‘etta vuci e si pizzia.
Sunu scen’ i cantunera
fatti ‘i cu’ â malu cchi ffari:
nunn’aviennu âtri pinzera
si nni stapi a furficiari.
(Pippo Di Noto)
In un quartiere di paese/ sul ciglio della strada,/ tante donne/ sono intente a spettegolare./ Mormorano/ sulla signora e sulla signorina:/ per come una va vestita/ per come l’altra cammina ondeggiando./ La più anziana del gruppo/ sbraita:/ fa accorrere tanta gente,/ grida e si contorce. / Sono sceneggiate/ fatte da chi ha tempo da perdere:/ non avendo altro a cui pensare/ rimane a spettegolare.
Prendendo spunto da una poesia in lingua siciliana, scritta dal poeta vittoriese Pippo Di Noto, ‘A furficiata, si rileva come il significato apparente di “tagliare con la forbice” nella terminologia locale sia, invece, inteso come “spettegolare”. Nella poesia, infatti, appare un quadro ben chiaro di una realtà storica del passato in cui le nostre nonne, o bisnonne, erano solite sedersi davanti alla porta di casa propria o della vicina e, mentre erano intente a rammendare, cucire, ricamare (usando anche la forbice come strumento implicito), si mettevano a chiacchierare di ciò che accadeva in paese. Da questa prassi, ‘a furficiata è diventata un’usanza che ha caratterizzato un’intera epoca e che oggi ritroviamo in forma completamente modernizzata. Ciò che avveniva fra un gruppetto di donne che passavano il tempo, non avendo altra tipologia di intrattenimento, oggi è stato proiettato sui social. ‘A furficiata continua in modo più ampio e non proprio in presenza, visto che chiunque può postare considerazioni, riflessioni, più o meno intelligenti, e chiunque può rispondere, in differita, commentando, a volte protetto dall’anonimato.
“Il pettegolezzo viaggia velocemente sui canali di messaggistica istantanea, come Whatsapp o Telegram, e anche sui social network – afferma il Prof. Francesco Pira, docente di Sociologia della comunicazione presso l’Università di Messina. Il concetto di privacy è completamente cambiato e i rumors falsi, voci o dicerie che circolano costantemente ma non sono confermate in modo ufficiale, risultano con tutta evidenza più virali di quelli che poi si rivelano essere veri. Il pettegolezzo ha assunto una funzione sociale nella costruzione delle relazioni e nel controllo sociale. Nel libro che firmo con Antonia Cava, Social Gossip – dalla chiacchiera di cortile al web pettegolezzo, è presente un’analisi sociologica dettagliata del pettegolezzo. Il professore Domenico Carzo, nell’introduzione al libro, ha scritto che ‘le voci, le chiacchiere condivise con altri attori sociali al fine di svelare segretezza ed intimità svolgono un’indubbia funzione socio-comunicativa: una pratica collettiva che coinvolge l’intero corpo sociale nella produzione di significati’. E ha aggiunto che ‘il pettegolezzo è una storia partecipata, nel passaggio di bocca in bocca si nutre di nuovi elementi, le emozioni dei personaggi mutano in relazione alla passione di chi racconta la vicenda’. Non esiste più la linea di demarcazione che separava la scena pubblica dalla scena privata. L’aspetto del pettegolezzo e dello scandalo è un elemento di primo piano. La curiosità dei pubblici ha come oggetto le storie private. Siti, social network, blog introducono nuovi modelli narrativi e offrono una nuova chance a chi desidera sbirciare nella vita degli altri”. In definitiva, ‘a furficiata continua a tenere banco, ha solo cambiato sede.