La posizione centrale della Sicilia nel Mediterraneo è una delle ragioni per cui l’isola ha suscitato, nei secoli, un interesse cartografico straordinario, tanto da comparire come soggetto autonomo in un cospicuo numero di atlanti. A custodire questa eredità è oggi la collezione della Fondazione Zipelli, emanazione della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Parliamo di un tesoro di circa cinquecento carte geografiche, realizzate tra il XVI e il XIX secolo da scienziati, navigatori e incisori di ogni provenienza. Accanto alle mappe, la raccolta custodisce stampe d’epoca che ritraggono città e paesaggi, in particolare del Sud-Est isolano. Un patrimonio nato dalla mente vivace dell’ingegnere Zipelli – imprenditore attivo nei settori dell’asfalto, del cemento e del petrolio – che, insieme alla moglie Doris, ha coltivato per tutta la vita la passione per la ricerca e il collezionismo.

La carta geografica costituisce uno strumento fondamentale di conoscenza del mondo: una rappresentazione simbolica e necessariamente approssimativa della Terra o di una sua parte. Il geografo Franco Farinelli ci ricorda di non confondere la mappa con il territorio: dietro quelle linee ci sono relazioni sociali, economiche e politiche. Un monito quanto mai attuale, oggi, in un’epoca in cui rischiamo di affidarci ciecamente ai navigatori satellitari, capaci di portarci a destinazione, ma del tutto impotenti nel raccontarci il contesto in cui ci stiamo muovendo.
Già in età classica si cominciano a tratteggiare i confini della Sicilia. Dicearco da Messina, filosofo e scienziato greco, fu tra i primi a utilizzare i concetti di longitudine e latitudine e disegnò una carta del mondo attraversata da una linea che, dalle Colonne d’Ercole, passava per lo Stretto di Messina, Atene e Rodi.
Grazie a questa centralità strategica, Messina divenne punto di riferimento per i cartografi, centro di raccolta delle informazioni provenienti dai naviganti, poi trasferite sulle mappe. Non è un caso che qui, dal XIV secolo e per oltre cent’anni, abbia operato la celebre famiglia Oliva, originaria di Maiorca, producendo più di cento capolavori cartografici.
Osservando oggi una delle prime mappe della Sicilia, stampata da Sebastian Münster intorno al 1550, si sorride davanti a un errore macroscopico: Capo Lilibeo (l’attuale Marsala) è posizionato più a sud di Capo Passero (vedi foto di copertina). Con il tempo, ovviamente, la precisione migliorò, ma per avere una riproduzione davvero fedele si dovette attendere la metà del Settecento, grazie al monumentale lavoro del generale e geografo militare Samuel Graf von Schmettau.
Con l’intensificarsi dei traffici marittimi e sotto la spinta del governo borbonico, la cartografia divenne una priorità strategica: alla fine del Settecento nacque il Reale Officio Topografico, che nel 1810 diede alle stampe una grandiosa carta del Regno di Sicilia.
Le mappe, però, non servivano solo alla guerra o al commercio. Presto si accesero gli interessi di archeologi e viaggiatori. Sulla scia degli studi di Tommaso Fazello videro la luce carte interamente dedicate ai siti storici dell’isola. Nonostante i frequenti errori di attribuzione dovuti ai limiti dell’epoca, queste mappe ebbero grande diffusione, soprattutto durante il fenomeno del Grand Tour.
La collezione Zipelli custodisce anche altre tipologie di carte geografiche, a testimonianza delle molteplici esigenze di mappatura. Una particolare rarità è costituita dall’intero atlante commissionato dal frate Giovanni da Montecalerio, dedicato alla suddivisione delle antiche diocesi e degli ordini monastici. Nel XIX secolo comparvero anche le carte statistiche, topografiche e idrografiche, dedicate alle produzioni territoriali, ai rilievi e alla viabilità interna. La rappresentazione delle montagne rimase tuttavia problematica fino all’introduzione delle curve di livello: in precedenza i rilievi venivano indicati con i cosiddetti “formicai”, piccole sequenze di montagnole stilizzate che segnalavano in modo elementare la presenza delle catene montuose.

Tra tutte queste carte c’è questo documento che tocca da vicino il territorio ragusano. Nel 1717 il cartografo francese Guillaume Delisle incise su rame una delle mappe più precise del Regno di Sicilia mai realizzate fino ad allora. Oltre a rispettare la classica divisione araba in tre “Valli”, Delisle tracciò sulla carta una linea di confine politica, netta e inequivocabile: era il perimetro della storica Contea di Modica, fotografata nel momento della sua massima importanza.

Si ringrazia la Fondazione Banca Popolare di Ragusa per l’autorizzazione ad utilizzare le immagini tratte dal volume:
Franz Riccobono, Marco Grassi, La tradizione cartografica in Sicilia. Le carte della collezione Zipelli, Fondazione Cesare e Doris Zipelli, 2018.

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