
Ci sono salti e salti nella nostra vita. Alcuni ci spaventano e altri ci fanno sentire più al sicuro; alcuni non vediamo l’ora di farli, altri spereremmo di non viverli mai.
Per esempio c’è il bungee jumping, che per quanto spaventoso, dicono faccia sentire vivi e coraggiosi. Un po’ come il matrimonio.
C’è quello dell’appello, ben noto agli universitari, che so faccia sentire sicuri e sollevati, e per alcuni anche trasferirsi altrove può sortire lo stesso effetto.
Ci sono quelli nel vuoto, che permettono agli uccelli di imparare a volare e agli uomini di sfracellarsi al suolo.
Quelli delle giornate di scuola che hanno il sapore delle bravate e di indimenticabili ricordi e poi quelli dei pasti, decisamente più preoccupanti. Oppure quelli per aria, tanto comuni a Gaza, quanto, purtroppo, in alcune delle nostre case.
E ancora quelli mortali, che anche in senso figurato ci costringono ad adattarci ad una vita sempre di corsa. E per finire esistono quelli indietro nel tempo, che, come ci insegna il generale Vannacci, non sono affatto auspicabili.
Nonostante tutto, però, non possiamo negare che nel salto ci sia un fascino, un’attrazione incredibile. Che forse consiste proprio in questo: abbandonare qualcosa di certo per scoprire dove finiremo. Sul pavimento, nella maggior parte dei casi.
A volte saltiamo perché siamo stanchi di stare fermi e altre perché non ci sono alternative.
Ed ecco allora svelarsi il vero privilegio concesso ad alcune delle nostre scelte: scegliere quando saltare. Perché, per tutto il resto, prima o poi, qualcuno ci spinge.