
Il tema di questo mese è “Sasso”. Da settimane penso inconsciamente a cosa voglio dire con questo articolo. In fondo, abbiamo sempre qualcosa da dire o da scrivere, solo che non ci soffermiamo abbastanza perché la verità è che, ormai, la vita corre veloce. Bisogna stare al passo con i tempi e con la società, altrimenti si rimane indietro. E allora corri, corri, corri: la società è fluida e la regola d’oro è “tutto e subito”. E così anche io, in questo momento, sto scrivendo di getto; sono un fiume in piena e ho paura di dimenticare, di non dire abbastanza, di non riuscire a scrivere seguendo l’intuizione che ho avuto. E allora la penna scorre veloce. Un respiro. Mi fermo. Dimentico ciò che volevo scrivere. Riparto lentamente: è uno sforzo essere pazienti, è uno sforzo l’attesa, è uno sforzo il “dolce far niente”, quel vuoto, quel vacare, utile e necessario alla mente e al cuore; è uno sforzo, è la vera sfida. È tempo di vacanza, e dall’etimologia della parola – spazio vuoto – dovremmo “vacare”, ed invece tutti cerchiamo di riempire questo tempo libero, privandolo della sua vera essenza. Che peccato! Anche io, purtroppo, cado ultimamente in questa trappola.
Rientrata da qualche giorno dalle vacanze in Sicilia, sono a Roma, è il 22 agosto, e la città mi ha riassorbita. Per il nono numero di Operaincerta del 2026, provo a ritrovare uno spazio, il mio spazio per la scrittura, per la riflessione, uno spazio in cui la vita è lenta, in cui ci si può fermare: ecco, questa per me è la scrittura.
Nel corso di questi giorni, i miei pensieri sono tornati a una delle tante esperienze vissute con “percorsi di vita”. Un’esperienza nell’esperienza, vissuta sul Monte Tancja durante il periodo trascorso alla scuola di formazione operativa. Si tratta della prima edizione di Star dust – polvere di stelle- un trekking stellare, guidato da un fisico. Dopo un dialogo con don Luca Peyron, autore di Cieli sereni, astrofilo e compagno di cammino, il quale guida gli scienziati della NASA, tra scienza e fede, facemmo un esercizio semplice ma profondo: cercare almeno tre parole per “polvere” e almeno tre per “stelle”. Ricordo ancora le parole affiorate, come invisibile, cemento, casa, mentre ad altri la polvere evocava immagini più negative… Beh, per le stelle, invece, tutto brillava, semplice. Ma è grazie a quel cemento sottile ed invisibile che può costruirsi qualcosa e qualcosa che può portarti anche alle stelle, alla luce. Ecco il filo conduttore che mi ha riportato alla mente la parola “Pietra”.
Ma cosa significa davvero questo termine? La pietra potrebbe essere un ostacolo, oppure un trampolino di lancio. Potrebbe essere l’elemento più piccolo di una costruzione, o al contrario il frammento minuscolo di una maceria. Potrebbe essere quella pietra scartata dai costruttori che è divenuta testata d’angolo, o richiamare l’ammonimento antico: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra».
La pietra non è soltanto un frammento immobile caduto ai margini del cammino; sulla carta appare inanimata e statica, eppure possiede una forza segreta: è il battito nascosto della terra, la memoria millesima del tempo che sa come mettere radici e gettare basi solide. Può ergersi a barriera pesante o trasformarsi nella spinta per spiccare il volo, rimanendo l’elemento fondamentale su cui costruire tutto ciò che siamo destinati a diventare.
Mentre mi preparo a partire per l’Albania, a pochi giorni da questo viaggio ripenso alla pietra scartata dai costruttori divenuta testata d’angolo, ed il mio cuore corre verso una mia amica. Beh, il tempo dell’adultità è un tempo pieno di interrogativi: dove sarò? Dove costruirò la mia Casa? Ma cos’è Casa? Siamo tutti un po’ Ulisse. Dopo una lunga chiacchierata con lei, ho ripensato alla parabola in cui l’uomo saggio costruisce la sua casa sulla roccia: «Quando cadono la pioggia e i fiumi in piena e i venti si abbattono su di essa, quella casa non crolla perché è fondata sulla roccia viva». Crescendo ti rendi conto che Casa sono le persone e i luoghi che ami e che impari ad amare, oltre il tempo e le distanze.
E se mettessi Dio come prima Pietra per la tua Casa? La sete di Dio è passione pura, fuoco che arde e amore che brilla. Un amore così non si esaurisce mai, neppure quando ci crediamo in vacanza; anzi, è proprio il vacare che ci offre il vuoto e il deserto per comprendere la pienezza e la mano generosa di Dio nella nostra vita. Senza timore: ancor prima che sorga l’alba, Lui ci ha già pensati. C’è la fiducia in un Padre provvidente che non tarderà a prenderci per mano, anche quando ci sentiremo come Pietro, pronti a vacillare. Dio ci ama con le nostre paure, le nostre imperfezioni e le nostre pause, semplicemente perché siamo suoi figli. E potenzialmente per noi, ma non per Lui, figli amati, felici e fecondi. Siamo la scommessa più bella di Dio sulla terra. Centrare la propria vita su Dio, rende la Casa del tuo cuore, Terra stabile. Scegliere Dio come pietra su cui fondare la propria esistenza richiede attraversare periodi intensi, combattere le proprie battaglie, vivere le proprie piogge. E «Cadde la pioggia e venne la primavera»: è tempo di costruirsi e ricostruirsi. E allora ritornando a quegli interrogativi esistenziali sappiamo che ogni passo diventa necessario per il passo successivo, si costruiscono tratti di strada necessari per altri tratti di vita, e le risposte in questo continuo costruirsi sono nel tempo che le realizzerà. Siamo dei veri acrobati dell’equilibrio.
Tornata dall’Albania, concludere questo articolo è una vera e propria sfida. Ed è una sfida che accetto volentieri, soprattutto perché, oggi inaspettatamente, mi sono imbattuta in queste parole, condivise da un mio amico, lette su Get up and Walk, tratte dal commento a Luca 6,43-49: «Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».
In fondo, riflettere sulla pietra, sulla polvere e sulle stelle ci riconsegna la verità più grande: la casa non è soltanto qualcosa che edifichiamo noi con la fatica delle nostre mani o la caparbietà delle nostre scelte. È, prima di tutto, un dono immenso che riceviamo, fatto di “città grandi e belle che non abbiamo edificato, e case piene di ogni bene che non abbiamo riempito” (cfr. Dt 6,10-11).
La vera sfida, allora, una volta abitata questa dimora e giunti alla pienezza dei suoi frutti, è quella di non dimenticarsi mai della Sorgente di ogni grazia, custodendo i precetti nel cuore e imprimendoli sugli stipiti delle nostre porte. La casa è il nostro cuore, la nostra fede, la nostra storia e la comunità di affetti che ci circonda. È un’opera viva che richiede tempo, radici profonde e una pazienza infinita, nella certezza luminosa che ogni mattone di bene posato con amore — anche quando sembra invisibile o scartato — è destinato a resistere a qualsiasi tempesta, diventando testata d’angolo di una primavera che non finisce mai.
Amica mia, ho appena finito di leggere il tuo articolo… Mi ha toccata profondamente, e non solo per la bellezza delle parole. Hai intrecciato pietra, polvere e stelle in un modo che dice tutto: la solidità delle fondamenta, le nostre fragilità, e quello sguardo più alto che dà senso a tutto il resto. Ma la cosa che mi ha colpita di più è il cuore del tuo ragionamento: la casa non è solo quello che costruiamo con le nostre mani… È prima di tutto un dono che riceviamo… E da lì nasce la vera sfida, quella di non dimenticare mai la sorgente, custodendo tutto con cura e vivendolo ogni giorno, sugli stipiti delle nostre porte. Hai reso la casa immagine della fede, della storia e degli affetti che ci circondano, ed è un’immagine che resta. Meravigliosa é anche l’espressione della “Primavera che non finisce mai”… Tutto pura poesia, ma con una profondità teologica vera, non di superficie. Sei riuscita a far vivere insieme il racconto del tuo viaggio, la Scrittura e la riflessione più intima, senza che nulla prevalesse sul resto, lasciando che il senso maturasse piano, proprio come suggerisci tu stessa nella citazione finale. Grazie per aver condiviso i vissuti della tua anima… Sono davvero fiera di te e di come scrivi!
Un articolo pieno di significato, cara amica mia. La tua interpretazione del “vacare” e della pietra fa davvero riflettere in questo mondo che corre sempre troppo.
Grazie. Meraviglioso ❤️
Mi ha commosso il modo in cui sei riuscita a definire il concetto di “Casa” non come un semplice spazio fisico da riempire o un traguardo da conquistare da soli, ma come un luogo dell’anima abitato dalle persone che amiamo, capace di superare ogni distanza, grazie per aver condiviso con noi questa prezioso articolo. Fiera di te! ❤️
Cara Giovanna grazie per questo bellissimo articolo. Lascia vedere il lavoro profondo a cui sottoponi il tuo animo, a come metti in discussione la tua stessa vita alla luce della Parola.
Quanto è venuto fuori da una semplice parola come “sasso”?
Sicuramente dentro di te hai fatto vuoto per fare entrare lo Spirito che sa sussurrare cose bellissime quando ci conduce nel deserto….
Anche Gesù, dopo tanta fatica, amava condurre I suoi in disparte per far rinfrancare corpo e spirito
Capiva che abbiamo bisogno di ciò per crescere in Lui e per Lui.
Grazie per questo spazio e per averci reso partecipi del tuo cuore.
Un articolo emozionante, edificante, rassicurante per me pieno di conferme e riflessioni. La pietra, un elemento duro e forte che porta a riflettere sulle certezze nella vita. L’amore e la fiducia in Dio che permettono la costruzione di una Casa solida che nulla può abbattere, una Casa con radici profonde e stabili. Chi ha fiducia in Dio e lo segue non rimarrà mai deluso e potrà essere un faro per chi lo circonda, faro di luce e protezione. Ogni casa, se ci si affida a Dio può diventare fortezza, gioia, amore. Solo se ci si affida.
Ovviamente grazie a Te Giovanna per aver condiviso anche con me il tuo meraviglioso articolo. Grazie! Sei un Amore puro.
Amica cara, grazie per aver condiviso le tue emozioni e frammenti di esperienza. Sei riuscita attraverso la scrittura a dare forma a pensieri sparsi un po come un compositore riesce a regalare una sinfonia partendo dalle note, melodie e armonie. Leggendo le le tue parole mi viene da riflettere sul concetto architettonico di casa inteso come l’idea fondamentale che unisce la rigidità dei pieni alla leggerezza dei vuoti che la compongono, in cui custodire la propria anima “riempiendoli” a loro volta di emozioni profonde. Complimenti ancora per il tuo lavoro!