Se vuoi conoscere quello che in noi risuona di insolito, ascolta la voce delle pietre.
Fra gli innumerevoli oggetti, “cose”, che avvolgono le nostre vite, spesso non pensiamo a come molto provenga dall’universo Roccia.
È certo più immediato l’incontro con la pietra in montagna, durante una passeggiata, vivendo una in una casa antica che ci parla di tempo che scorre e che ritorna attraverso la memoria e il riutilizzo di un materiale che nella vita ordinaria è già in partenza scartato, privo di importanza, forse inciampo persino nel pensiero intento a muoversi veloce.
La pietra sembra lì paziente, quasi in attesa di ascolto; quando la incontri ti richiama, reclama la sua presenza.
Un amico geologo, durante una passeggiata in luoghi cadorini, mi raccontò (e chiedo venia per eventuali improprietà), dei diversi tipi di rocce che “facevano” i gruppi montuosi che si aprivano alla nostra vista, diversi uno dall’ altro. L’alternanza stratigrafica, nei gruppi montuosi del Cadore, combina rocce dure e compatte a rocce tenere e friabili e il risultato è un meraviglioso, unico, paesaggio che si dà ai nostri occhi, in un ritmo oscillante tra forme aspre e forme dolci.
Tuttavia, se è vero che una guida al riconoscimento litologico aiuta a mettere a fuoco i tipi di “pietra”, non occorre poi essere studiosi ed esperti della materia per potere lasciare andare l’animo alla contemplazione di tanta bellezza che ci circonda.
Al di là dell’aspetto fisico, le pietre assurgono a simbolo di forza e resistenza in cui riconosciamo la composizione litologica del nostro essere in profondità.
Pietre per gridare al mondo di quale forza siamo capaci per opporci a soprusi, fisici e morali; pietre pronte a entrare nella storia per non essere dimenticati, perché chi di dovere prenda in considerazione lo stato di sudditanza, di calpestamento di ogni diritto e soprattutto della nostra dignità.
Ma per alleggerire queste riflessioni, ecco che propongo al lettore di concentrare l’attenzione anche su altro.
Come ad esempio sulla scelta di una pietra che adorni il nostro corpo.
Cosa ci può raccontare un oggetto prezioso nato dalle pietre?
Ebbene, penso che esso ci possa riportare a chi siamo e a cosa vogliamo dichiarare al mondo. Ci abbiamo mai pensato?
Le pietre ci parlano quindi della loro composizione minerale, ci parlano di forza, di bellezza
E a tal proposito di bellezza, vorrei donare al lettore l’immagine che ho fotografato a Messina, durante questo viaggio in Sicilia. Si tratta di Villa Landi. Si trova sotto il muraglione del Sacrario di Cristo Re.
Posate lo sguardo sull’ immagine della costruzione neogotica, e portate l’occhio sull’intaglio delle pietre – che immagino locali.
L’edificio, anche per chi non sia un conoscitore storico, appare come una preziosa testimonianza di eleganza e raffinatezza. Ci racconta di un tempo, ci lascia immaginare chi abitava in quello spazio; testimone di una memoria che non va persa.