C’è un momento, nella vita professionale di molte persone, in cui si ha la sensazione di essere finalmente arrivati dove si desiderava: una carriera ben avviata e un ruolo prestigioso, di responsabilità, che viene riconosciuto da tutti.

Eppure, a volte, è proprio quando si crede di aver raggiunto la cima, o si sta per arrivarvi, che si inizia pensare che forse non è quello l’obiettivo per cui si è faticato una vita intera. Come se quella meta non corrispondesse a ciò che nel frattempo si è diventati. Ed è in quel preciso momento che arriva la spinta a dare un taglio al proprio passato e ripartire da capo.

Quella che vi racconto è la storia di Anna, 34 anni, e Samuel, 44 anni, due professionisti della ristorazione di alto livello, che un anno e mezzo fa hanno deciso di lasciare i propri incarichi prestigiosi e ben retribuiti per ricominciare tenendo in considerazione i propri bisogni e i propri desideri.

Anna, ucraina, arriva in Canada dieci anni fa per frequentare la prestigiosa scuola di Ottawa Le Cordon Bleu Ottawa Culinary Arts Institute, l’unica sede nordamericana dell’istituto di arti culinarie che ha la sede principale a Parigi e che offre una formazione di altissimo livello nella pasticceria, oltre che nella cucina francese.

Dopo il diploma Anna prima va a lavorare come chef di pasticceria nel rinomato ristorante di Montréal Au pied de cochon, poi, con lo stesso ruolo, al ristorante del teatro di Saint-Denis, dove conosce Samuel, canadese e chef dello stesso ristorante.

Si innamorano, vanno a vivere insieme, nasce Eva, la loro figlia.

È quello il momento in cui si rendono conto che il successo e la carriera si pagano a cari prezzo, con la predita della propria libertà e con ritmi di vita pesanti e frenetici.

Decidono così di abbandonare quella vita, che stava diventando una gabbia seppur dorata, per aprire un piccolo caffè, il Café Pop, in un quartiere non turistico di Montréal.

«Eravamo gli chef di tutto il complesso teatrale», ci racconta Samuel. «Poi è venuta al mondo nostra figlia, Eva, e in quello stesso momento abbiamo deciso di comprare il caffè. Volevamo qualcosa di diverso, con i nostri prodotti e con i nostri orari. Avviare un’impresa familiare e fare tutto in casa, ripartendo da zero.»

Ma ripartire da zero non vuol dire solo cambiare lavoro. Vuol dire anche ripensare al proprio rapporto con il lavoro. Per Anna e Samuel ha significato gestire ogni dettaglio del servizio e delle idee, così da mantenere il pieno controllo sulla qualità. Perché in un mercato in cui l’offerta è dominata dalle grandi aziende alimentari la loro scommessa è stata quella di rifiutare i preparati già pronti per creare, anche qui da zero, le proprie ricette, i propri prodotti. Partendo proprio dalle materie prime più genuine. Un esempio è quello della crema di pistacchio.

«Da un po’ di tempo c’è la “moda” del pistacchio, si trova dappertutto», adesso è Anna a raccontare, «ma per noi la crema che si trovava in commercio era troppo dolce, non sembrava naturale. Così adesso sono io farla, con pistacchio, olio d’oliva e fior di sale. Perché l’obiettivo è sempre quello: dare ai nostri clienti prodotti genuini e fatti in casa. Anche la pasta sfoglia non la compriamo già fatta, così come il pane: li facciamo noi tutte le mattine».

Anna è ucraina e non ha dimenticato da dove proviene e questo nuovo progetto è diventato anche un modo per mantenere un legame con la sua patria, inserendo nel menu anche prodotti ucraini come la torta di mele Medovik. «È la mia torta preferita. La situazione là è difficile, ma mi piace portare un po’ della pasticceria del mio Paese anche qui».

La storia di Anna e Samuel ci fa capire anche che il cambiamento non è un singolo evento ma un processo continuo di crescita. Nella loro idea iniziale il Café Pop doveva essere un “caffè ristorante” ma con il passare dei mesi hanno capito che, per il posto in cui avevano aperto, e per quelle che erano le loro reali inclinazioni, la cosa più giusta sarebbe stata quella di specializzarsi nella panetteria artigianale e nella viennoiserie.

Nuovamente Samuel: «Venendo dalla ristorazione, per noi era naturale posizionarci come ristorante. Invece adesso stiamo lavorando per far diventare il caffè ancora più a nostra immagine».

Lasciare il successo per ripartire da zero non è mai una sconfitta quanto piuttosto l’affermazione della propria libertà perché ridurre le dimensioni, anche temporali, del proprio lavoro significa dare più valore alla vita e ai sogni.

Un consiglio? Dopo aver letto la storia di Anna e Samuel, se vi trovate a passare da Montréal, fate un salto al Café Pop: gusterete la migliore pasticceria del Québec e una Red Velvet senza eguali.

https://www.instagram.com/cafe.pop.mtl

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