
Nel poco spazio verde che circonda la mia casa di villeggiatura – a sua volta circondata da case e altre case ancora – si ostina a crescere ogni specie vegetale, infestante o presunta ornamentale.
Oltre a due pini fastidiosamente rachitici, regna un’edera ostinata, sconfina dai vicini un ibiscus stitico e, soprattutto, troneggia invadente una buganvillea appuntita e presuntuosa. Con le forbici da giardiniere e munito di rabbia primitiva mi accingo di anno in anno al rito della potatura. Forte del mio pollice nero che farebbe appassire anche le piante di plastica, punto deciso alla distruzione.
Le forbici affrontano rametti spinosi che qualcuno ha pensato potessero avere un valore ornamentale. Aggrediscono fogliame, rincorrono tralci ribelli e mordono persino qualche ramo sghembo dei due pini superstiti.
Il cumulo di macerie vegetali che produco soddisfa i miei istinti primigeni per qualche ora. Poi il lavorio delle forbici lascia posto allo sgomento dovuto all’incapacità di smaltire il compost prodotto che continuerà a consumarsi lentamente nello stesso posto per il resto dell’anno.
Periodo durante il quale gli orridi moncherini causati dal sottoscritto, non solo non moriranno definitivamente, ma torneranno più forti e insidiosi di prima. Invaderanno il piccolo giardinetto, si innalzeranno a muro lungo le pareti di confine e si affacceranno fin oltre i balconi del primo piano dell’edificio con le loro spine dolorosissime.
Sono un giardiniere provetto e non lo sapevo…..
Punto e accapo ogni anno. Stesse forbici e stesso risultato.
Perché? Perché le forbici sono uno strumento straordinario, ma vanno sapute usare.
Tagliare è un’arte. Non soltanto quando si tratta della tela di un pittore moderno, del lavoro di un chirurgo o del cartamodello di uno stilista famoso. Tagliare significa decidere cosa resta e cosa va lasciato andare. Significa togliere per dare forma.
Le forbici sono strumento da usare bene quando si tratta di censurare qualche cosa che occorre davvero tenere fuori dalla scena (oscena). O, meglio ancora, quando si tratta di agire metaforicamente e tagliare i ponti con qualcosa o qualcuno che non va più bene per noi. La forbice è uno strumento potente che mette in ordine i capelli e che dà forma alle cose.
È l’immagine che si usa per definire le diseguaglianze sociali ed economiche.
Fa sempre un po’ sorridere che dalle nostre parti si usi il verbo “Sforbiciare” per dire fare pettegolezzi. Del resto il pettegolezzo fa proprio questo: ritaglia la realtà, elimina qualche dettaglio, ne aggiunge altri e restituisce una storia completamente diversa.
Tuttavia, proprio data l’importanza dell’oggetto e delle metafore ad esso legate, io guardo con simpatia assoluta alle forbici che usano i bambini delle scuole elementari.
Da sempre ci ripetono che “forbici e coltellini fanno male ai bambini”. Così qualcuno ha inventato forbici con le punte arrotondate. Tagliano lo stesso, ma con delicatezza.
Ecco, a me piace pensare che le parole e le azioni dovrebbero assomigliare proprio a quelle forbici: capaci di incidere senza ferire inutilmente, di dare forma senza mutilare. Forse è questo che abbiamo provato a fare anche in questo numero di Operaincerta… sperando di fare cosa lieta ai lettori.
Adesso devo proprio darci un taglio. Buona operaincerta a tutti.