
Per il numero di Operaincerta del 14 gennaio 2009 era stato scelto come titolo “Volta la carta”, e io avevo scritto un articolo nel quale raccontavo la storia della cantante sarda (ma pure poetessa e attrice) Maria Carta. Alla fine dell’articolo riportavo anche un ricordo personale legato alla sua partecipazione, nel 1974, al popolare programma televisivo “Canzonissima”, una gara canora tra i più famosi cantanti di musica leggera italiani. Nell’edizione di quell’anno era stata instituita anche una sezione “folk” cui partecipavano dodici interpreti. In finale, il sei gennaio del 1975, erano arrivati Maria Carta, con Amore disisperadu, e Toni Santagata, con Lu maritiello, e a vincere la gara era stato il cantante pugliese.
In quell’articolo avevo scritto che ero stato contento, all’epoca avevo tredici anni, che il vincitore fosse stato Toni Santagata. Avevo anche scritto che Lu maritiello “era una canzone molto semplice, più adatta a una sagra paesana che a una manifestazione che voleva promuovere la canzone popolare e che probabilmente era stata ammessa perché cantata in una specie di dialetto meridionale. Evidentemente l’Italia non aveva ancora scoperto la musica popolare e all’epoca era sufficiente trasformare gli articoli ‘il’ e ‘gli’ in ‘lu’ e in ‘li’ per definirsi folk”.
Concludevo l’articolo con questa frase: “A pensarci oggi, mi vergogno dei miei gusti musicali di allora. Mi conforta il fatto che crescendo essi siano cambiati e mi piace pensare di essere riuscito con questo articolo a compensare almeno in parte il debito che nel corso degli anni ho sentito di avere nei confronti di questa straordinaria artista sarda”.
Qualche giorno dopo un lettore, evidentemente un fan di Toni, mi aveva scritto una mail dal tono un po’ risentito, dicendo che avevo gratuitamente denigrato il cantante pugliese, che era stato uno “studioso di tradizioni italiane e di musica popolare fin dagli anni ‘50”, e che “Lu maritiello era stata tradotta all’estero con diversi titoli e il disco era stato acquistato da oltre otto milioni e mezzo di persone in tutto il mondo, certamente non tutti così fessi da apprezzare una canzone così facile”.
Chiaramente l’intenzione di quell’articolo non era quella di denigrare il cantante pugliese quanto invece soltanto quello di ricordare e rendere omaggio a una grande interprete. L’aver aggiunto all’articolo quel mio ricordo era anche un modo per sorridere dell’ingenuità di un ragazzino di tredici anni. Non c’era stata in me alcuna intenzione di sminuire la carriera di Toni Santagata, né quella di negare il suo innegabile successo commerciale o il suo lavoro di ricerca.
La reazione di quel lettore però mi aveva portato a riflettere sul fatto che Toni Santagata e Maria Carta avevano due modi diversi di intendere e di vivere la musica popolare. Il primo era capace di fare arrivare la canzone dialettale a un vasto pubblico, la seconda invece non cercava il ritornello facile, portando invece sul palco la sua Sardegna più arcaica. Non si trattava quindi di stabilire chi tra i due fosse il più bravo, quanto riconoscere la diversità di ciascun percorso.
Per me allora era stato più facile lasciarmi prendere dal ritmo immediato di una canzone come Lu maritiello, perché solo un orecchio maturo avrebbe potuto comprendere la portata rivoluzionaria di una canzone e di un’artista come Maria Carta.
Rileggendo adesso sia il mio articolo che la “reazione” di quel lettore mi rendo conto che quell’articolo, nel suo piccolo, possa essere servito ad aprire un dibattito, risvegliare passioni e, per quanto mi riguarda, tributare alla Carta quell’applauso che le avevo negato 51 anni fa.
E a questo punto credo che il mio debito nei confronti di Maria Carta possa essere considerato saldato.