
Il 2 giugno scorso abbiamo celebrato gli 80 anni del Referendum indetto per scegliere la forma istituzionale della povera Italia uscita con le ossa rotte dal ventennio fascista. Ma, cosa più importante, abbiamo ricordato l’elezione dei rappresentanti incaricati di redigere la Carta Costituzionale. Che avrebbero scritto comunque, anche se a vincere fosse stata la Monarchia. Perché lo Statuto Albertino, nato in pieno Ottocento, non aveva retto l’urto della modernità cattiva e potente del fascismo, che con pochi decreti aveva cancellato decenni di riforme caute e di graduali estensioni dei diritti.
La Costituzione fu scritta da uomini e donne che avevano vissuto lo scempio della dittatura e della guerra, dell’occupazione e della lotta partigiana. Memori di ciò, in un tempo relativamente breve scrissero la nostra Carta, capolavoro di equilibrio e chiarezza, i cui principi sono ancora validi e attuali.
Il governo in carica, guidato da personaggi che cominciano a non nascondere più la loro parentela con un mai dimenticato nonno, sta intensificando i suoi attacchi alla Carta Costituzionale.
Ci ha provato in maniera diretta, prima con la riforma per l’autonomia differenziata, bloccata sul nascere dalla Corte Costituzionale, poi con la riforma della giustizia, a cui il popolo italiano ha detto No con un referendum sentito e partecipato.
Ora ci prova in maniera subdola, in primo luogo svuotando il parlamento della sua funzione legislativa. Decreti legge che non hanno alcuna giustificazione di urgenza e leggi ordinarie votate a colpi di fiducia, senza alcuna possibilità di confronto e discussione.
Nella torrida estate italiana due iter legislativi si stanno rincorrendo. Il primo è per la riforma del sistema elettorale che sembra cucita addosso alla premier Meloni: maggioritario senza preferenze, ricco premio per chi raggiunge il tetto che corrisponde, voto più, voto meno, alle proiezioni dei sondaggi. Ma fatto ancor più grave: per la prima volta il nome del presidente del consiglio sarà indicato nelle schede, bypassando il ruolo del presidente della Repubblica. Ricordiamo l’Art. 92. comma 2. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
Ancora una volta speriamo che la Corte Costituzionale rigetti questo obbrobrio, senza bisogno di ricorrere ad un altro costoso referendum.
Infine l’attacco estivo ad uno dei dodici articoli che costituiscono i principi fondamentali della nostra Repubblica, recentemente modificato con ampio consenso di tutte le parti: Art. 9. commi due e tre. La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.
Il Ddl Malan, chiamato anche SPARATUTTO, già passato al Senato, estende le aree in cui si può praticare l’attività venatoria, allunga l’elenco delle specie cacciabili, semplifica l’ingresso di cacciatori non italiani, permette la caccia notturna, con puntatori ad infrarossi ed altre diavolerie. Anche per questo pacchetto di norme c’è somma urgenza, nonostante tra gli elettori di destra ci siano moltissimi che amano gli animali più degli esseri umani di diversa provenienza o estrazione sociale. Perché tutta questa fretta, che potrebbe alienare anche parte del proprio elettorato?
Per accontentare i pochi cacciatori (500.000 secondo le stime recenti, numero in costante calo)? Per ossequio alla lobby delle armi? Perché, per arginare l’avanzata dei cinghiali, si consente anche di sparare agli uccellini?
Anche a sbatterci la testa non si riesce a comprendere l’urgenza di questi provvedimenti, mentre il paese è preso da ben più gravi necessità.
Poi una terribile connessione si accende: e se questo decreto servisse solo ad aumentare il numero delle armi in circolazione, rendendo più difficili i controlli grazie all’estensione delle aree e dei periodi di caccia? Se fosse l’anticamera al facile ingresso di sodali dall’estero? Se fosse la modalità con cui conquistare la sudditanza dell’esercito delle doppiette, visto che le forze armate non appaiono tanto pronte a sacrificare i propri ideali per un governo che non le rispetta? Se fosse solo la preparazione di un colpo di mano nel caso in cui la riforma elettorale non andasse in porto o il risultato elettorale non fosse quello sperato?
Spero solo di sbagliarmi, lo spero tanto.