
- “Dicono che bisognerebbe aiutarli a casa loro”
- “Se almeno non rubassero, a casa loro, sarebbe già un passo avanti”
(interessante dialogo intercettato ad una riunione associativa)
Grazie a mio fratello Marco, che realizzò la sua tesi di Laurea in Scienze Politiche sul Burkina Faso, conobbi nel 1996 le gesta di Thomas Sankara. La sua figura non viene trattata dai libri di storia delle nostre scuole. Eppure ci sarebbe tanto da imparare per i nostri ragazzi. Pur non trattandosi di un gandhiano (colpo di Stato iniziale, giunta militare rivoluzionaria di ispirazione marxista), egli si distinse per un sincero e concreto desiderio di giustizia per la sua gente. Una volta al potere Sankara cambiò il nome dello Stato da Alto-Volta a Burkina Faso (il cui significato è: “il Paese degli uomini integri”). Cercò di dare dignità, autosufficienza e consapevolezza al suo popolo. Quando prese il potere, il Burkina Faso era una delle nazioni più povere del mondo. Lui riuscì a farlo crescere e progredire sostenendo politiche economiche di sviluppo nel rispetto della popolazione più povera (in particolare quella rurale). Diede un freno alla corruzione ed alla burocrazia, aumentò sensibilmente la scolarizzazione, migliorò la sanità, rilanciò il ruolo delle donne, limitò il debito estero e istituì 8.000 cantieri inerenti soprattutto l’agricoltura e le risorse idriche (Fonte: tesi di Laurea Marco Gurrieri “Politica ed economia della colonizzazione: il caso del Burkina Faso”/Università degli Studi di Catania, con ulteriore citazione dal testo di Jean Ziegler “La vittoria dei vinti”/Editore Sonda). La sua ansia di cambiamento si scontrò, purtroppo, con vari interessi sia locali che esteri e gli costò la vita. Secondo molti pagò l’altissimo prezzo dopo il discorso tenuto il 29 luglio 1987 presso l’Organizzazione dell’Unità Africana ad Addis Abeba, nel quale proponeva un fronte unito dei Paesi africani indebitati per cercare di aumentare l’autosufficienza e l’autonomia dall’occidente, arrivando all’abbattimento del debito (definito “arma di dominio”). Un complotto mise fine alla sua vita, a soli 28 anni. Il coinvolgimento di Francia e Stati Uniti in tale assassinio è pressoché accertato (fonte: “Ombre africane/C’era una volta”, Rai 3 15/07/2009). “Thomas Sankara è morto come Salvador Allende: assassinato da militari autoctoni, telecomandati dall’estero” (Jean Ziegler da “La vittoria dei vinti”).
Nel 1996 mio fratello Marco si laureò con la sopracitata tesi di Laurea. La pittrice Mariella Sapienza, nostra comune amica, realizzò e gli regalò un ritratto di Sankara. Anni dopo, Marco incontrò il fratello di Sankara durante un convegno a Messina, lo salutò e gli donò questo ritratto. Mi sembra molto interessante, a margine di questo pezzo, fargli qualche domanda su quella esperienza ed altro.

Marco, mi piacerebbe che tu potessi raccontarci le emozioni vissute in quel pomeriggio di Messina, quando incontrasti il fratello di Thomas Sankara
Sono passati tanti anni, eppure il ricordo di quell’incontro resta indelebile. Un conto è studiare un personaggio sui libri, un altro è conoscere una persona a lui cara che continua a battersi per far conoscere la sua figura all’estero e per chiedere giustizia per la sua morte prematura.
Ho provato la stessa sensazione vissuta incontrando, in diverse occasioni, i familiari delle vittime di mafia. Ho percepito il medesimo sentimento: dolore, testimonianza e desiderio di giustizia.
Non credi che andrebbe fatto uno sforzo, a livello didattico, per far conoscere storie come questa?
In Burkina Faso, recentemente, è stato fatto qualcosa di molto importante. Nel 2025 è stato inaugurato il Mausoleo Thomas Sankara. Si trova nel cuore di Ouagadougou, esattamente nel sito del Consiglio dell’Intesa, dove l’ex presidente venne ucciso. E’ un luogo di memoria che ospita le spoglie di Sankara e dei suoi dodici collaboratori, morti nel corso dell’attentato. Il museo è gestito proprio da suo fratello Paul.
Nel mondo ci sono diverse associazioni e comitati che portano il nome di Thomas Sankara, spesso definito il “Che Guevara d’Africa”. Ma è certamente una figura che andrebbe conosciuta molto di più in Occidente. Purtroppo, nei nostri programmi scolastici, si dà poco spazio alla storia dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.
Certamente il Burkina Faso ti sta molto a cuore. Anni fa sei andato a visitare i progetti di sviluppo dell’ONG Mani Tese, con la quale collabori. Qual è l’attuale situazione del Paese?
La situazione del Burkina Faso negli ultimi anni è peggiorata. Quando ci sono stato io qualche anno fa (insieme ad altri volontari del gruppo Mani Tese di Catania), c’era una povertà diffusa ma nel complesso la gente viveva in pace. Negli ultimi anni, invece, si sono susseguiti diversi colpi di stato. Attualmente c’è un governo militare che ha sospeso le elezioni fino al 2029. Il presidente ad interim del Burkina Faso, il capitano Ibrahim Traoré, dichiara di ispirarsi a Thomas Sankara e alla sua azione politica. Anche per questo ha voluto realizzare il Mausoleo. Ma le Nazioni Unite e organizzazioni come Human Rights Watch hanno sollevato forti preoccupazioni per il mancato rispetto dei diritti umani (anche se il governo Traorè ha fortemente respinto queste accuse). Il conflitto armato ha causato oltre due milioni di sfollati interni. Come se non bastasse, dal 2015 il paese è fortemente destabilizzato da gruppi armati affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. Ci sono stati diversi attentati. Il più grave, in ordine di tempo,il massacro di Barsaloghodel il 24 agosto 2024: centinaia di civili sono stati uccisi da miliziani affiliati ad al-Qaeda mentre aiutavano l’esercito a scavare trincee difensive vicino alla città. Nonostante questi gravi problemi, Mani Tese continua a realizzare progetti nel Paese.Il principale settore di intervento è la sovranità alimentare a beneficio dei piccoli agricoltori organizzati in unioni, associazioni o cooperative.

Il ritratto di Thomas Sankara realizzato dalla pittrice Mariella Sapienza