
In Che cos’è una lingua? , tra le caratteristiche straordinarie del linguaggio verbale umano nel rispondere ai bisogni della comunicazione, Tullio De Mauro (1932 – 2017) individuava la vocalità, l’uditività e infine la ridondanza, quale dinamica di produzione, combinazione, ricezione e comprensione tra parlanti. Sostenendosi reciprocamente «come tralci», esse fanno della lingua un corpo vivo, partecipando alla «espansibilità dei significati», alla «scoperta di similarità tra nuovi sensi e sensi già aggregati in una parola e l’assunzione dei nuovi nei vecchi attraverso usi metonimici o metaforici» e ai «mutamenti diacronici» indotti dai fenomeni sociali e dall’uso.
«In principio erat verbum?» – si chiedeva il linguista, indugiando sulle ricostruzioni filologiche e scientifiche delle origini della vita umana, laddove nella raccolta di saggi Collezione di sabbia (1984) – pur riconoscendo all’immagine la capacità di aiutare il lettore a comprendere, tanto da presentare in sovraccoperta un pesce-occhio di Luigi Serafini, tratto dal suo Codex Seraphinianus (1976-78) – Italo Calvino (1923 – 1985) non aveva esitato.

«In principio fu il linguaggio» – aveva scritto Calvino in L’enciclopedia di un visionario, a proposito del Codex – «La parola scritta precede le immagini di Luigi Serafini, connesse da relazioni inaspettate e metamorfiche. (…) Serafini crede nella contiguità e permeabilità d’ogni territorio dell’esistere. (…) Come certi animali assumono la forma d’altre specie che vivono nello stesso habitat, così gli esseri viventi sono contagiati dalle forme degli oggetti che li circondano».
Esseri viventi e oggetti, dunque. Agli stessi anni risale il racconto di Calvino Prima che tu dica «Pronto», monologo dell’amante che dilata parossisticamente l’attesa al telefono della voce dell’amata, ignorando «quanto dureranno le fatiche dell’indice inchiodato alla ruota, le incertezze dell’orecchio incollato alla buia conchiglia».

Forma ed evocazione, spirale e sezione aurea, creatura marina e suono, dunque. Quella per i mitili è un’attrazione giovanile dello scrittore, confessata a Natalia Ginzburg nella lettera del 14 agosto 1950 da Sanremo: «Per non perdere il contatto con le cose ho comprato un album da disegno e una matita e un temperamatite, proponendomi di disegnare. A casa ho trovato una vecchia collezione di conchiglie e mi sono messo a disegnare conchiglie. Sono difficilissime, specie i nautili, e non ci riesco bene. Se per caso un giorno tu volessi metterti a disegnare conchiglie non cominciare dai nautili, se no ti scoraggi subito. Ma io non sono affatto scoraggiato, intendiamoci».

Se Calvino o Serafini avessero dovuto illustrare la relazione tra uomo e oggetto, tra mittente e strumento, tra vocalità e uditività, nella ridondante distanza mediata dal telefono, forse avrebbero superato il confine del reale fantasticando su una immaginaria Chlamys clamans, una fiabesca conchiglia parlante, estranea al cammino di Santiago, ai cataloghi di malacologia e alle invenzioni surreali di Escher.

In principio, infatti, era il verbo «chiamare». L’etimologia latina di clamare è comune anche allo spagnolo llamar, con la stessa accezione italiana, mentre solo il francese clamar ha mantenuto l’originario significato di “gridare”. In generale, si chiama per nome un oggetto o una persona, attribuendo o riconoscendo un’identità in una dimensione spazio-temporale abitata da chiamanti e chiamati. L’invenzione del telefono e l’accessibilità al servizio, affidato alle telefoniste che collegavano le linee attraverso il pannello di commutazione, accelerarono il ricorso allo strumento nell’uso popolare, prima sviluppando l’espressione polirematica “chiamare al telefono” in alternativa a “telefonare”, successivamente facendone un assoluto sinonimo, con l’elisione del complemento, sicché una delle accezioni semantiche più diffuse per “chiamata” è “invito a una conversazione per telefono, attuato con segnalazione acustica intermittente” (Treccani).
Nella chiamata si consuma l’intenzione della comunicazione tra mittente e destinatario: l’atto meccanico e la partecipazione emotiva delle parti consentono alla simultaneità temporale di annullare la distanza spaziale, sicché i parlanti sono uniti dalla conversazione e le coppie dalle parole d’amore. Al contrario, l’irreperibilità del destinatario all’altro capo del filo, l’attesa della sua epifania alimentano la lontananza, la consapevolezza dell’assenza. «La distanza è l’ordito che regge la trama d’ogni storia d’amore come d’ogni rapporto tra viventi» – scrive Calvino in Prima che tu dica “Pronto” – «la distanza che gli uccelli cercano di colmare lanciando nell’aria del mattino le arcate sottili dei loro gorgheggi», intravedendo nel reciproco chiamarsi un impulso naturale degli esseri umani, «che si stanno chiamando per il bisogno di chiamarsi e basta», e «in questo cercarci ansioso insicuro frenetico», «mai sapremo l’uno dell’altro più di questo fruscio che s’allontana e si perde per il filo».
La «distanza-ordito» e il «pianeta telefonico» ricorrevano anche ne Gli Amori difficili, rispettivamente nell’Avventura di un viaggiatore e nell’Avventura di un automobilista, racconti imbastiti intorno a relazioni amorose.

Nel primo, Federico viaggia in treno da una città del Nord verso Roma per incontrare la fidanzata Cinzia. I parametri di spazio e tempo sono modulati intorno all’emozione e all’attesa, e quanto gli accade intorno passa in subordine. «Subito si ricordava del perché era in viaggio, e si risentiva preso da quel ritmo naturale, come di mare o di vento, quell’impeto festoso e leggero; bastava cercarlo dentro di sé, chiudendo gli occhi, o stringendo in mano il gettone del telefono», con cui avrebbe segnalato a Cinzia il proprio arrivo in stazione. Nel secondo, l’automobilista viaggia verso la città di B, dove vive l’amata Y. «Non prevedevo di andarla a trovare stasera. Ma nella nostra telefonata quotidiana ci siamo detti cose molto gravi». I due sono sul punto di interrompere la loro relazione e Y ha dichiarato che telefonerà a Z, suo rivale. Così la corsa in auto per raggiungerla è pari all’intermittenza dello squillo telefonico, la velocità è un fascio di pura luce. E la mancata risposta fa supporre che anche Y voglia chiarire e che si sia messa in macchina per raggiungerlo a propria volta.

Seppure con personaggi appena contrassegnati da B e X, diverse sono l’ambientazione e la soluzione narrativa di Roberto Bolano (1953-2003) nel racconto Chiamate telefoniche, tratto dall’omonima raccolta. Anche qui la relazione sentimentale tra i due si esprime in incontri e telefonate, senza che il rapporto conosca maggiore solidità: «si tratta di un amore infelice» e X muore assassinata. A un certo punto, la colpa di avere telefonato senza qualificarsi, solo per sentire lei rispondere, getta il protagonista nello sconforto, nel timore di essere accusato dell’omicidio e solo la rivelazione dell’arresto di un molestatore, l’effettivo responsabile delle chiamate telefoniche anonime, solleva B.
Il clamore sulla vicenda si spegne, e la solitudine del protagonista è senza risposta. L’autore non presta ai propri personaggi altri strumenti interpretativi della realtà, e l’inizio in medias res lascia intendere che quanto accade è confinato tra le pagine del racconto, proprio come accade nella vita quotidiana, in assenza di ogni sovrastruttura immaginifica e fantastica. Lontano dalla leggerezza e dalla molteplicità delle rappresentazioni di Italo Calvino, ma anche dal ricorso alla chiamata telefonica come innesco narrativo per Antonio Tabucchi (Il gioco del rovescio, Il signor Pirandello è desiderato al telefono) verso la rivelazione del non-detto, Roberto Bolaño attribuisce alla propria scrittura un senso di vertigine senza fili, un ritmo grave ed estraneo alle convenzioni spazio-temporali, un’ossessione comune ai personaggi.
Riferimenti bibliografici
- Tullio De Mauro, Che cos’è una lingua?, Luca Sossella Editore 2008
- Italo Calvino, Prima che tu dica «Pronto», Arnoldo Mondadori Editore 1993
- Italo Calvino, Lettere. 1940-1985, Mondadori 2023
- Italo Calvino, Collezione di sabbia (1984), Mondadori 2023
- Favoloso Calvino. Il mondo come opera d’arte: Carpaccio, de Chirico, Gnoli, Melotti e gli altri, a cura di Mario Barenghi, Electa 2023
- Italo Calvino, Gli Amori difficili (1970), Oscar Mondadori 1993
- Roberto Bolano, Chiamate telefoniche, Adelphi 1997
- Antonio Tabucchi, Il gioco del rovescio e altri racconti, Feltrinelli 1988