
Capita spesso di svegliarmi attorno alle sei e di ascoltare la prima trasmissione di Radiotre, Così comincia, dove, in tre quarti d’ora, viene presentato un libro o un evento intervallato da stacchi musicali.
L’altra mattina presentano un libro, non capisco bene ma c’è un passaggio che suscita il mio interesse, mi segno titolo, TU NON VOLTARTI, e nome dell’autore, Luca Amadessi. Vado in libreria e mi dicono che non è nei circuiti normali e non ordinabile. Cerco Luca Amadessi su FB e gli chiedo l’amicizia, ci mettiamo in contatto e così riesco ad avere una copia del libro.

TU NON VOLTARTI basato da una storia vera ci porta, dietro al protagonista e ai suoi tre amici, in Pakistan, Ruanda, Transnistria, Armenia, Libano allo scopo di realizzare un progetto che ha a che fare col calcio ma non quello dei super campioni e dei super miliardi ma col gioco che ragazzini e ragazzine possono fare, in ogni latitudine, correndo dietro a una palla. Lo leggo con piacere perché non è un saggio che parla di quei paesi ma racconta persone che l’autore e i suoi amici incontrano nel loro errare. Constato che sono di una normalità comune a quella che vivo io a Ragusa, in Sicilia, in Italia e di questo io sono sempre stato convinto, ho sempre ritenuto che le persone sono persone in tutte le latitudini e che i loro comportamenti sono analoghi a quelli dei compaesani.
Perciò mi compiaccio con la sorte che mi ha messo in mano questo libro.
In Pakistan incontrano «Chacha un pashtun, indossava gli abiti tipici della sua gente, con un ampio vestito scuro che gli cadeva fino alle caviglie, una giacchetta nera e l’iconico pakol, quel cappello morbido e rotondo che si diceva fosse eredità di Alessandro Magno. Non era molto alto, ma aveva le spalle robuste, segno di una vita trascorsa in un luogo che non fa sconti a nessuno. La barba, grigia e ispida, gli scendeva folta dal mento, sotto un volto segnato dal tempo. Ci disse che aveva trentacinque anni, ma ne mostrava almeno cinquanta.» E Chacha li guida su in cima al Nanga Parbat, 8126 metri di altezza, la nona montagna più alta della Terra.
Luca si reca in Transnistria, paese sconosciuto non solo a me di vasta ignoranza geografica ma a tanti, infatti Olga, la giovane con cui si è incontrato, dice: «Formalmente siamo parte della Moldavia, ci riconoscono solo Abcasia e Ossezia del Sud, che a loro volta non le riconosce praticamente nessuno». Continuo a leggere e scopro che “sorte” ha un nome inglese “sliding doors” letteralmente “porte scorrevoli” ma il termine si riferisce all’idea che un singolo momento, se colto o perso (come prendere o perdere un treno), possa cambiare radicalmente il corso degli eventi.
Sorte, appunto.
Le “porte scorrevoli” non c’entrano nulla ma “Sliding doors” è il titolo di un film del 1997 di Peter Howitt la cui vicenda si srotola tra possibili o impossibili cambiamenti in quanto determinati dalla sorte.
Luca aveva incontrato Olga, giovane e bella donna, a Blagoevgrad in Bulgaria dove frequentava l’università. Poiché Luca si interessava al calcio, lo aveva invitato a visitare lo stadio Seriff a Tiraspol capitale della Transnistria. Gli aveva anche dato il biglietto di visita di un tale Sergej: «In caso di necessità mostra questo». La Transnistria è ritenuta terra di gente poco affidabile, di commercio illegale di armi, di arretratezza. Un tassista moldavo gli aveva detto: «Ma sei pazzo ad andare là?! Quelli ti rubano il passaporto e non ti fanno più uscire!». E una donna al mercato gli aveva detto: «Nessuno sa cosa succede veramente lì ma ho sentito dire che ti drogano. Poi ti risvegli in una vasca da bagno senza un rene». Luca alla nomea sul paese e a queste affermazioni non è indifferente ma la sorte, nella veste di Olga, lo chiama a Transnistria e lui va.
Alla dogana ha problemi con gli agenti e mostra il biglietto di visita di Sergej e l’atteggiamento di questi cambia immediatamente e radicalmente, sospendono l’esame del contenuto del suo zaino e gentilmente lo fanno passare. Ciò rafforza la convinzione negativa del paese e Luca e pensa che forse questo Sergej sarà un capo mafia a cui magari dovrà sottoporsi.
Incontra Olga in piazza a Tiraspol e in taxi si avviano verso lo stadio Seriff. Olga si rivela una giovane spigliata e ironica e nel tragitto discorrono piacevolmente attorno alla nomea di Transnistria come terra di malaffare e dove esiste anche una pizzeria chiamata “Mafia” e che forse Olga sia una agente segreto del KGB. Leggendo ho pensato a tutte le volte che sono stato all’estero e dichiaratomi siciliano immediatamente è scattata la domanda sulla mafia. Una volta mi è successo proprio a Varna in Bulgaria dove fui intervistato da una TV locale e ho dovuto parlare della mafia siciliana.
In TU NON VOLTARTI dal dialogo tra Luca e Olga scopriamo che lo stadio Seriff è un complesso sportivo di notevoli dimensioni, di eccellenti servizi tali che Luca sbotta: «Altro che Milan…questa è una città nella città» e che Sergej non è affatto un capomafia ma un competente e gentile direttore marketing molto noto nel paese anche perché Sceriff, oltre al calcio ha diverse attività commerciali.
Nel taxi, al ritorno, Olga domanda a Luca: «Come te lo eri immaginato Sergej?» «Come un incrocio tra fra Ivan Drago e Stalin, invece mi ha ricordato un vecchio di paese. Uno di quelli sempre gentili, che trovi al bar a guardare il culo della nuova barista».
Ovviamente Olga non è affatto una agente segreta del KGB ma una giovane inserita in una famiglia molto unita col padre che fa l’whisky in casa e con una nonna che prepara pranzi abbondanti che a Luca ricordano quelli di casa sua a Modena dove la regola importante e quella del tris, di fare il terzo giro di tortellini e qua di gulasch.
Nel libro c’è anche l’amore tra Olga e Luca che si srotola per 34 pagine ma di questo non vi parlo e vi invito a leggerlo direttamente.