I Mass Media citano frequentemente la Carta Costituzionale, spesso e a volte anche volentieri l’argomento viene trattato anche al bar, sui mezzi pubblici, in una spiaggia sotto l’ombrellone, in un ristorante, ma nessuno pensa a un libro, a un block notes, agli stracci di canapa trasformati in carta in Cina, nel 1105, da Cai Lun o alla prestigiosa carta prodotta a Fabriano nel 1200, una Carta Costituzionale è l’organizzazione di una Nazione che non vuole vivere nel Far West, che non vuole dare spazio alla legge del più forte. Non tutti i Paesi utilizzano la parola Carta quando si riferiscono a questo solenne documento che garantisce lo Stato di diritto; nella lingua francese medioevale con la parola Charte si intendeva un documento solenne in cui il Re concedeva i diritti; nel 1814 il Re Luigi XVIII concesse ai francesi la Charte Constitutionelle ed è rimasta l’abitudine di chiamare Carta costituzionale ogni documento che stabilisce dei diritti e doveri ben precisi ai cittadini delle varie nazioni. Il documento fondamentale di uno Stato è al di sopra delle leggi, stabilisce la forma dello Stato e la forma di governo, riconosce i diritti e mette in evidenza i doveri, pone dei limiti al potere, esso può essere rigido, flessibile e misto. Una Costituzione rigida non può essere modificata facilmente dai vari governi che si susseguono, quella flessibile, invece non è al di sopra delle leggi e può essere facilmente modificata, ma quasi tutti i Paesi democratici hanno una costituzione mista che mantengono comunque alcuni articoli intoccabili, i quali prendono il nome di clausole di eternità.

In Italia sono state partorite due Carte Costituzionali e tra la prima e la seconda gli italiani hanno vissuto venti anni di Fascismo. Anche Carlo Alberto di Savoia, il 4 marzo 1848, come Luigi XVIII in Francia nell’anno 1814, concesse uno Statuto detto ottatriato, un documento che non era stato scritto dal popolo, in cui il Re godeva di ampi poteri e in cui il diritto di voto non era riconosciuto alle donne. Con L’avvento del Fascismo, lo Statuto albertino restò formalmente in vigore, ma nella pratica era stato fortemente indebolito dalle leggi fasciste. 

Il 2 giugno 1946, grazie anche al voto delle donne, gli italiani al referendum sostituirono la Monarchia con la Repubblica e lo stesso giorno fu eletta l’Assemblea Costituente, formata da 556 deputati, fra cui 21 donne, ai quali venne affidato il compito di scrivere la Costituzione. L’Assemblea Costituente, formata da ex partigiani, ex antifascisti, ex prigionieri e persino ex monarchici tra i quali non era corso buon sangue precedentemente, si insediò il 25 Giugno 1946 e fu sciolta il 31 gennaio 1948, la Costituzione fu approvata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948, firmata da Enrico De Nicola.

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“Questa Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sola. È un pezzo di carta. Se voi non ci mettete ogni giorno l’impegno, le passioni, la tensione morale, la costituzione resta lettera morta”

Con queste parole Piero Calamandrei, uno dei membri dell’Assemblea Costituente, metteva in evidenza che per applicare la Costituzione al meglio è necessario l’impegno degli italiani, ma probabilmente in Italia la pigrizia e la distrazione non aiutano a garantire il godimento pieno della Carta della Costituzione, e sicuramente si fa fatica a fornire gli stessi servizi agli italiani nella stessa misura a prescindere dalla regione italiana di appartenenza.

Alessandro Buscemi

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