
La straordinaria opera di Giovanni Battista Ghigi
Esistono mappe che servono semplicemente a orientarsi. Altre, invece, raccontano un territorio, ne ricostruiscono la storia e cercano persino di restituirne l’identità più profonda. Non rappresentano soltanto uno spazio: lo interpretano. In questo senso ogni carta geografica è anche un racconto.
Talvolta, poi, sono le carte stesse a venirci incontro. Emergono quasi per caso durante una ricerca, aprendo percorsi inattesi e suggerendo nuove domande. È quanto mi è accaduto con la Nuova ed esatta carta corografica della Sicilia dell’abate Giovanni Battista Ghigi.

(per visionare quest’ultima vedi sitografia)
L’incontro con quest’opera è stato un autentico caso di serendipità: quella felice circostanza per cui si scopre qualcosa che non si stava cercando. Nel 2022 stavo lavorando, insieme ad Alessandro D’Amato, Stefano La Malfa e Antonio Sarnari, al volume Il Carrubo e (è) l’Uomo (Abulafia Editore), quando Stefano La Malfa mi segnalò che in un cartiglio della carta di Ghigi il carrubo era indicato con il termine grecizzante Xilokerazia. Nello stesso periodo mi occupavo di un curioso fenomeno ottico verificatosi nel febbraio del 1755 sopra i laghi di Naftia, presso Mineo, la cosiddetta “fata Muruana”, variante locale della più nota fata Morgana. Anche in questo caso una delle fonti rimandava alla stessa carta.
Due ricerche completamente indipendenti finivano così per convergere sul medesimo documento. Più che un segno del destino, fu l’occasione per scoprire una delle opere cartografiche più affascinanti dedicate alla Sicilia e, attraverso di essa, osservare l’isola con gli occhi della cultura illuministica.
La Nuova ed esatta carta corografica della Sicilia fu pubblicata a Roma nel 1779 da Giovanni Battista Ghigi.[1] A un primo sguardo potrebbe sembrare una raffinata carta geografica del XVIII secolo, ma basta un’analisi veloce per scoprire un’opera che racchiude una quantità di conoscenze che vanno ben oltre la mera rappresentazione dello spazio geografico, e che è una delle più compiute espressioni dello spirito enciclopedico dell’Illuminismo. : il desiderio di conoscere, catalogare e spiegare un territorio in tutti i suoi aspetti.
Ghigi, originario di Como, è una figura la cui biografia è ancora oggi avvolta da qualche incertezza. Le fonti lo ricordano come abate, incisore e cartografo. Per quanto su di lui si abbiano poche notizie, le opere che si sono conservate testimoniano una notevole attività: una carta del Regno di Polonia, una guida per i viaggiatori in Italia, una mappa delle Paludi Pontine e, soprattutto, il suo capolavoro questa monumentale rappresentazione della Sicilia, probabilmente il suo capolavoro, Nuova ed esatta carta corografica della Sicilia.
La parola “corografica” è la chiave per comprendere il valore dell’opera. La corografia non si limita infatti a riprodurre fedelmente il territorio come farebbe una moderna carta topografica. Il suo obiettivo è raccontare una regione, mettendo in relazione il paesaggio, la storia, le città, le attività economiche, i monumenti, i fenomeni naturali e perfino le tradizioni. È una geografia che dialoga con la cultura.
Non è un caso che la carta venga pubblicata nel pieno dell’Illuminismo europeo. Sono gli anni in cui Diderot e d’Alembert avevano appena completato la loro Encyclopédie, il grande progetto che ambiva a raccogliere tutto il sapere umano. In un certo senso anche la carta del Ghigi pare voglia rispondere alal stessa esigenza: trasformare un foglio di carta in un’enciclopedia visiva, in questo caso della Sicilia.
L’opera conobbe una significativa diffusione editoriale, tanto da essere stampata in più versioni.[2] Senza dubbi la variante più interessante, raffinata, bella e completa è senza alcun dubbio quella che oggi è conservata presso la Bibliothèque Nationale de France (Département Cartes et plans, GE A-652 [RES]). Le dimensioni (circa 143 × 99 centimetri) permettono di godere della ricchezza dei dettagli, e anche nella versione digitale, consultabile online, l’immagine permette di esplorare ogni particolare dell’incisione. Ma ciò che sorprende maggiormente non è soltanto la precisione geografica.
Intorno alla rappresentazione dell’isola si sviluppa un vastissimo apparato illustrativo e descrittivo. Vi compaiono una solenne dedica a Caterina II di Russia, l’elenco dei re della Sicilia, le mappe di città e porti, tavole dedicate ai monumenti antichi, annotazioni sulla flora e sulla fauna, informazioni sulle attività economiche, curiosità naturalistiche e perfino riferimenti ai viaggi di Ulisse e all’arcipelago maltese (all’epoca formalmente facente parte del Regnum Siciliae).
È come se Ghigi avesse voluto condensare in un’unica immagine tutto ciò che un viaggiatore, uno studioso o un erudito del Settecento avrebbe desiderato conoscere dell’isola. La carta diventa così una sorta di guida illustrata ante litteram, nella quale convivono il rigore scientifico e il gusto per la meraviglia. È evidente che, come era consueto all’epoca, l’autore non lavorò in presenza ma basandosi su testimonianze più o meno dirette, libri, testi, carte preesistenti.

Tra gli elementi più affascinanti spicca la dedica alla committente, l’imperatrice Caterina II. Nella dedica l’Etna viene celebrato come il simbolo della Sicilia: un vulcano immenso, ricco di miti e di tesori naturali, che per gli antichi rappresentava la dimora dei Titani imprigionati da Giove. La scelta della sovrana russa non è casuale: la zarina fu una delle principali protagoniste dell’Illuminismo europeo, sovrana di una Russia che tentava d’allargare la sua influenza anche sul Mediterraneo. La dedica rivista dall’abate Ferdinando Galiani, uno dei più grandi latinisti dell’epoca, dimostra come l’opera fosse destinata a un pubblico internazionale e colto.
Attorno alla rappresentazione topografica della Sicilia si sviluppano cartigli finemente incisi, la Triscele simbolo della Sicilia, la rosa dei venti, scale metriche e decorazioni allegoriche trasformano la mappa in un oggetto artistico oltre che scientifico. L’equilibrio tra testo e immagine riflette perfettamente la sensibilità del Settecento, quando la cartografia era considerata una delle arti più raffinate.

La Sicilia che emerge dalla carta di Ghigi è un territorio straordinariamente ricco e complesso. Non è soltanto la terra dei templi greci o dell’Etna, ma anche un mosaico di città, castelli, porti, montagne, coltivazioni, miniere, prodotti tipici e fenomeni naturali. Ogni località è caratterizzata da una peculiarità, quasi a voler costruire un inventario ragionato delle ricchezze dell’isola. La geografia diventa così uno strumento per comprendere la storia e l’identità di un territorio.
Osservata oggi, questa carta offre anche una preziosa testimonianza del modo in cui il Settecento guardava alla Sicilia. Non si tratta ancora della visione romantica che si affermerà nell’Ottocento con i grandi viaggiatori del Grand Tour, ma di uno sguardo razionale, curioso e sistematico. L’isola viene studiata, classificata e descritta con l’ambizione di comprenderne ogni aspetto, senza rinunciare al fascino del mito e della memoria storica.
La Nuova ed esatta carta corografica della Sicilia è dunque molto più di un documento cartografico. È il ritratto di una terra nel momento in cui la conoscenza diventa progetto culturale. Attraverso le sue incisioni, le sue annotazioni e la sua straordinaria ricchezza di informazioni, Ghigi ci consegna una Sicilia vista con gli occhi dell’Illuminismo: un laboratorio di natura, storia e civiltà, degno di essere studiato e ammirato.
La vera modernità della carta di Ghigi risiede però nella sua struttura, nel modo di pensare il territorio e la sua raffigurazione che diventerà comune soltanto molti decenni più tardi. L’approccio coreografico sarà la norma solo a partire dal XIX secolo. A partire dall’Ottocento si cominciò a pubblicare atlanti geografici settoriali: accanto alle carte fisiche e politiche tradizionali, comparvero tavole dedicate alla geologia, all’idrografia, all’agricoltura, alle reti di comunicazione, alla distribuzione della popolazione e delle attività produttive. Ogni fenomeno veniva rappresentato su una carta specifica, dando origine alla moderna cartografia tematica. Ghigi segue un percorso diverso ma, sotto molti aspetti, complementare. Invece di separare le informazioni in tavole differenti, le raccoglie tutte intorno a un’unica grande rappresentazione dell’isola. La carta diventa così il centro di un sistema di conoscenze nel quale convivono storia, geografia, archeologia, botanica, zoologia, economia e memoria letteraria. È una struttura narrativa prima ancora che cartografica, nella quale ogni elemento contribuisce a costruire l’identità della Sicilia.
A quasi due secoli e mezzo dalla sua pubblicazione, la carta continua così a dialogare con il presente. Non soltanto come documento storico o come raffinato capolavoro dell’incisione settecentesca, ma come testimonianza di un’idea della geografia intesa, allora come oggi, come scienza delle relazioni. In questo senso, Giovanni Battista Ghigi non ci consegna semplicemente l’immagine della Sicilia del 1779: ci offre un modo di guardare il territorio che conserva ancora oggi una sorprendente attualità.
Note
[1] Come riferimento principale ho utilizzato la versione a colori in un unico foglio conservata presso la Bibliothèque Nationale de France (Département Cartes et plans, GE A-652 [RES]).
[2] Ho visionato altre versioni: una monocromatica divisa in quattro fogli, sempre presso la BNF; una in un unico foglio conservata nella raccolta La Gumina a Catania (priva della parte inferiore e dell’apparato descrittivo sulla natura geologica); infine, una variante a colori di quest’ultima conservata presso la Stadt- und Universitätsbibliothek Bern (Raccolta Ryhiner). Sono diffuse altre versioni stampate negli anni seguenti e ristampe novecentesche.
Sitografia
- http://www.culturaitalia.it
- Carta Completa del Ghigi (BNF): https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b55013178w/f1.item
- https://books.google.com/books?op=library&hl=it&atml_id=t1MfAQAAMAAJ
- Carta in quattro fogli (SUB Bern) https://doi.org/10.3931/e-rara-119580