
Salvatore Pisani, come hai iniziato questo percorso? Diventare guida turistica è sempre stato il tuo sogno?
In realtà è iniziato tutto per caso, nel febbraio del 2004. Venni a sapere che era in scadenza un bando di concorso prefettizio per conseguire il patentino per la provincia di Ragusa. Fu una selezione severissima, condotta da una commissione di esperti in storia, archeologia, architettura, storia dell’arte, legislazione e lingue straniere. Le audizioni durarono un intero anno. Nel 2006 ritirammo, pieni di aspettative, il patentino a Palermo.
Tu non fai questo mestiere a tempo pieno, come concili le due attività?
Essendo un pubblico dipendente posso operare solo occasionalmente e senza superare un certo ammontare annuo. Ogni anno attendo la primavera e le prime richieste di servizi turistici; mi sento vivo ed entusiasta quando conosco persone alle quali narrare la storia, la geologia e l’antropologia iblea.
Qual è la vera essenza del tuo lavoro quando accompagni dei turisti?
È una vera e propria mediazione culturale. L’obiettivo è fare del viaggio un’esperienza diretta, con un coinvolgimento emotivo. Dobbiamo basarci su tre pilastri: lo studio di percorsi su misura, la gestione logistica degli imprevisti e, soprattutto, la divulgazione. Dopo le presentazioni di rito, cerco di coinvolgere gli ospiti con qualche domanda, al fine di invitare tutti a un confronto dialettico, sia per individuare le loro aspettative, sia per favorire condivisione e complicità.
Il lavoro di guida è simile a quello del doppiatore: prestare la propria voce e la propria enfasi a un monumento, a un paesaggio, a una pietra o a una tradizione che, se potessero, si racconterebbero da soli. Nel momento in cui questa magia si concretizza, è molto probabile che scatti il coup de foudre: l’ospite si sente già parte del luogo, e questo vuol dire che insieme siamo riusciti a condividere un’esperienza unica: just beautiful memories!
Immagino che con i turisti non manchino situazioni bizzarre o paradossali.
Assolutamente no! Si va dalle domande in perfetto stile “supercazzola” all’ospite che scende dal pullman e chiede subito del ristorante, fino a chi definisce la Valle dei Templi “solo quattro pietre”. C’è persino chi ha raccolto queste perle grottesche in un libro scritto da miei colleghi: “Alla vostra destra potete ammirare”. Un pizzico di sana ironia serve sempre per sopravvivere.
Quali sono i luoghi che più ami raccontare?
Mi entusiasma condurre i turisti in luoghi non convenzionali. L’entroterra siciliano è, per esempio, un contesto molto interessante, dove in borghi come Ferla, Piana degli Albanesi, Agira e Centuripe ritrovo la mia migliore identità. La Sicilia è ricca di piccoli tesori nascosti, ma le agenzie preferiscono vendere mete iconiche e famose. Se incontro persone dinamiche e aperte all’avventura, propongo spesso Pantalica e Cava d’Ispica, dove sono ancora rintracciabili tracce delle civiltà preistoriche siciliane. E comunque sono sciclitano, e quindi narrare della mia città è un’emozione che non mi stanca mai.
C’è un turista speciale a cui vorresti dedicare una visita guidata particolare?
Sì, vorrei essere la guida di tanti siciliani che conoscono poco i luoghi che abitano. Vorrei aiutarli a osservare oltre la banalizzazione dei nostri paesaggi e monumenti barocchi, neoclassici e liberty, facendone riscoprire l’essenza della bellezza che tutto il mondo ci invidia. Vorrei che accarezzassero con lo sguardo ciò che ci hanno lasciato i nostri padri.
Ma il tuo non sarebbe solo un viaggio nella bellezza, c’è anche una denuncia profonda nel tuo pensiero.
Certo, perché subito dopo quel dialogo idilliaco bisognerebbe fermarsi ad ascoltare il lamento della nostra terra. La Sicilia è puntualmente svilita da rifiuti, monumenti fatiscenti, colate di cemento, servizi assenti e parchi archeologici abbandonati alle erbacce. Vorrei che questo mio turista ideale fosse un funzionario pubblico o un politico. Vorrei che questa esperienza scuotesse le coscienze di tutti noi: conoscere un territorio, approfondirne la storia e le tradizioni potrebbe aiutare i cittadini siciliani ad amare e rispettare la nostra isola. Una città dev’essere per prima cosa un luogo vivibile e accogliente per chi lo abita tutto l’anno; solo così potrà diventare anche una vera attrazione per il turista. Il vero turismo sostenibile è quello che lascia più di quanto prende: deve far bene alla comunità, e non solo far soldi.