Allora: c’è un Presidente dall’ego smisurato e dalla natura caotica, ma non è Donald Trump. Poi c’è un’enciclopedia che fornisce risposte su uno schermo elettronico, ma non è Wikipedia. C’è anche un catalogo dell’industria del piacere erotico, ma non è Porn Hub. E infine ci sono sistemi automatici di decisione che applicano regole senza contesto umano, ma non sono Palantir né qualsiasi altra intelligenza artificiale.

Infatti non è il 2026, ma il 1979 quando appare nelle librerie del Regno Unito l’iconica (finalmente un’occasione favorevole per usare quest’aggettivo!) Guida galattica per gli autostoppisti un’opera umoristica scritta da Douglas Adams e diventata prestissimo libro di culto per lettori di tutto l’universo (o almeno si spera).

Oltre a notare con un certo struggimento l’accostamento della figura dell’autostoppista, già quasi al tramonto all’epoca di uscita del libro, con quella nuovamente di moda dei viaggi interstellari, la trama di Guida galattica per gli autostoppisti è presto detta: Arthur Dent scopre che la Terra sta per essere demolita per fare spazio a un’autostrada spaziale. Salvato dall’alieno Ford Prefect, parte per un viaggio assurdo tra pianeti, improbabili coincidenze e domande esistenziali, guidato da un manuale indispensabile: la Guida galattica per gli autostoppisti che ha nel frontespizio il rassicurante motto: DON’T PANIC.

L’effetto umoristico del libro (in realtà una saga di cinque romanzi) è garantito dall’abilità dell’autore di giocare su registri  comici assortiti. Quello che dà l’abbrivio alla narrazione è il rovesciamento, il classico espediente che capovolge le aspettative del lettore. La distruzione della Terra, evento apocalittico, viene infatti trattata come una banale pratica burocratica, con gli alieni incaricati di demolire il pianeta che parlano e agiscono come impiegati del Genio Civile alle prese con un alberello che ha avuto la superbia di trovarsi nel posto sbagliato del progetto esecutivo.

D’altra parte il protagonista Arthur Dent scoprirà grazie alla Guida che i topi sono la seconda specie più intelligente del pianeta Terra. Mentre il primato, come tutti sanno, spetta ai delfini, capaci di salvarsi dall’annientamento salutando per tempo gli ignari umani con l’iconico (e vai!) saluto che dà il titolo al quarto romanzo della saga: Addio e grazie per tutto il pesce.

Altro stratagemma umoristico usato da Adams è l’iperbole. Nella Guida tutto è enorme fino a rasentare l’assurdo. Ma tutto è anche capace di ridursi all’ordinario in una continua oscillazione tra il gigantesco e l’insignificante. Basti pensare alla satira del turismo estremo che si consuma nel Ristorante al termine dell’universo dove gli avventori provenienti da ogni galassia cenano sull’orlo del Tempo per assistere alla fine dell’Universo come se fosse uno show teatrale, per poi rientrare pacificamente a casa e raccontare l’ennesima experience.

Ma l’iperbole più famosa è forse la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto. Elaborata da un super computer che lavora da milioni di anni la soluzione è semplicemente 42. Questo numero simbolo è un assaggio formidabile della terza tecnica comica che è quella dell’assurdo e del non-sense. Utilizzando le solide basi scientifiche delle teorie relativistiche e dei quanti, Adams piega la logica fino al paradosso. Il lettore conoscerà l’esistenza di motori spaziali che funzionano grazie all’improbabilità e leggi della fisica che convivono con idee completamente irrazionali.

La Guida, ad esempio, raccomanda a tutti gli autostoppisti galattici di portare con sé un asciugamano. Non solo perché lo si può usare in una quantità sorprendente di modi (per coprirsi dal freddo su una luna lontana, per stendersi su una spiaggia di sabbia rossa, come coperta durante un viaggio spaziale, come vela di fortuna, come arma rudimentale e, naturalmente, per asciugarsi), ma perché gli altri viaggiatori interstellari penseranno automaticamente che chi esibisce un asciugamano abbia con sé anche tutto il resto dell’equipaggiamento necessario per affrontare qualsiasi situazione. Di conseguenza saranno più inclini ad aiutarla, prestarle oggetti o fidarsi di lei. Adams, con un sottile gioco psicologico che svela la natura gregaria e illogica dell’essere umano, ci interroga su quante volte di fronte a un asciugamano (o a uno slogan di pancia, o a una felpa o a un diploma di laurea) ci siamo convinti di essere di fronte a campioni della competenza, della preparazione e persino del prestigio sociale.

L’effetto è talmente riuscito che i fan della Guida celebrano ogni 25 maggio il Towel Day, portando con sé in ufficio, a scuola, per casa un asciugamano in omaggio a Douglas Adams e alla sua opera.

Questa capacità di descrivere il nostro tempo (e tutti i tempi e tutti gli spazi), ha promosso la Guida galattica per gli autostoppisti da libro nel libro ad autentica Guida di comportamento per migliaia di appassionati che acquistano gadget, organizzano giornate e ripetono slogan come parole d’ordine.

E, in fondo, per affrontare Donald Trump e Palantir, l’overdose di smartphone e Porn Hub, non c’è niente di meglio di quell’invito a non perdere la testa che ci ha insegnato a ridere seriamente dell’assurdità del mondo:

DON’T PANIC.

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