
E poi succede…
Questo mese per scrivere del tema proposto ho aspettato fino all’ultimo istante prima di alzare la cornetta – per inciso, mi chiedo per quanto tempo ancora si dirà così? Quanto passerà prima di dimenticare la forma del vecchio telefono fisso che abitava l’ingresso di casa della nonna? – e rispondere dicendo la mia.
In questo mese di stravolgimenti e cambiamenti – che gli esperti di astrologia attribuiscono al transito di Urano nel segno dei Gemelli che solitamente, ogni 84 anni, genera – dicono loro – rivoluzioni epocali nei settori della comunicazione e della tecnologia – cosa posso mai scrivere io, che sono in equilibrio sul filo di un futuro incerto come la nostra Opera?
E poi succede.
Che ci rifletto un po’ e mi sento la mente solleticata e richiamata a ricordare. Che dopotutto, forse, qualcosa su questo tema l’ho già scritto.
Di getto.
Per partecipare a un poetry slam (ndr. una gara di poesia performativa) all’Epifania del 2025. Ed Epifania è proprio il titolo che ho dato a quel pezzo.
E chissà se andrà bene che anziché la prosa, siano dei versi a chiamare, a farmi sfrigolare le dita sulla tastiera per essere trascritti e poi digitalmente inviati nell’etere a raggiungere occhi altrui, privati dalla mia voce che li legge.
Ma sento che mi chiamano, e non posso che rispondere.
Lo faccio affidando a voi parole che raccolgono le incertezze che i cambiamenti donano e le certezze che nei cambiamenti mi sono state regalate.
Perché in fondo, quando siamo chiamati, ovunque siamo chiamati, a prescindere da come andranno le cose, dagli imprevisti in cui inciamperemo e dalle persone che incontreremo sul nostro cammino, possiamo essere sicuri che sarà ad ogni passo una nuova grande avventura.
Epifania
E poi succede,
in medias res,
che te ne accorgi,
come non ti era capitato mai.
Succede che ti senti chiamato per nome,
che cercano te, non un altro o un’altra.
Tu!
Interrogato, interpellato, chiamato
a rispondere con la vita che sei,
con il tempo che hai.
E poi succede
che ti si scombinano
le carte, che non stavi nemmenо
giocando tu, ma ti piovono dal cielo
quattro di coppe e assi di quadri.
E non sai a che cosa si gioca,
ma capisci che è importante
Andare all in. Mettercela tutta.
E poi succede
che in mezzo alla notte,
in una strada buia, spunta il sole
sul parabrezza: ché il calore a volte
sta già lì, ma ancora non lo sai;
ché possono nascere margherite
tra le tue dita anche sulla condensa.
E poi succede
che ti squilla il telefono,
e non vuoi rispondere,
ché stai in vacanza,
che hai in raffreddore,
che sarà l’ennesimo call center
con un’offerta irripetibile.
E poi rispondi
e l’offerta c’è davvero,
ma non è un call center.
È solo l’inizio di una vita nuova,
che parte da lontano
e ti richiama ad essere vicino
prima di tutto ai tuoi sogni, ai tuoi obiettivi
che ritenevi ormai andati, perduti, abbandonati.
E poi succede
che ti viene difficile lasciare andare
le cose a cui sei affezionata
E te le porti ancora dietro,
tipo coperta di Linus,
per farci un altro tratto del tuo cammino.
Ma il filo non regge
e si spezza
e le perline
ad una
ad una
si schiantano
sul pavimento di un albergo
che è diventato casa
e scoppi pure tu
a ridere
di gusto.
Che sei cambiata,
che sei chiamata,
che in fondo resti
però sempre la stessa.
Che ti sembra di tornare indietro,
di riavvolgere il tempo
di ben sedici anni.
Che il caos
che tieni dentro
rimbomba
e si espande
negli atri dei cuori
e in quelli dei palazzi.
E poi succede
che nel cuore di una notte
che sta per farsi giorno
prendi il coraggio.
E ti alzi.
E chiami per nome.
E dici le parole che non hai detto mai.
E abbracci gli occhi
e gli anni.
E respiri
con la gola piena
di pianto abortito.
E poi succede
che, quasi sull’uscio,
una sciarpa ti cade,
un’altra coperta di Linus
che ti scivola di dosso
senza che tu te ne accorga.
E sei costretta a ripercorrere i tuoi passi,
senza sapere ch’eri chiamata a farlo,
per accogliere un dono, un altro,
dal calore inatteso, dal sapore
inconfondibile di un abbraccio desiderato.
E poi succede
che, mentre tutti piangono di gioia,
tu brilli
di una Luce
che lo sai cos’è.
E ti senti così,
semplicemente euforica,
ricolma
di quella Grazia
che ha soltanto un nome.
Di quella Grazia
che si chiama Amore.
E poi succede,
in medias res,
che te ne accorgi,
come non ti era capitato mai.
Nelle piccole cose
e in quelle grandi assai
sei chiamata
perché sei amata,
lo sei stata,
e sempre lo sarai!