
Fino all’undici agosto 2004, come tutte le persone normali, avevo un rapporto di sano distacco dal cellulare. Lo utilizzavo molto ma se lo dimenticavo non era certo un dramma. Lo spegnevo la notte, lo posavo appena entrata in casa e manco lo controllavo a meno che non arrivasse qualche notifica.
Quella mattina ero salita dal mare perché avevo delle cose da sbrigare e abbiamo passato la mattina in giro con la mia compagna di avventure. Quindi shopping, visite, una granita a casa di una comune amica. Usciamo insieme e a quel punto squilla il cellulare. “Papà” appare sul display. Rispondo serena, pensando che avesse bisogno di qualche compera in città. Invece mi dice che mia mamma non sta bene, che la stanno portando in ambulanza. Ho appena il tempo di dire che arrivo, quando la carica si esaurisce e cade la linea. Siamo corse a casa mia per cercare di ricontattare mio padre e poi di corsa in ospedale ad attendere, senza notizie, l’arrivo dell’ambulanza.
Questa storia non ha un epilogo felice. E’ stata l’ultima volta che ho visto mia madre.
Ancora ora, a distanza di tanti anni ho le lacrime agli occhi. Può sembrare stupido ma da quel giorno non riesco a stare senza il cellulare accanto. Ho il terrore, per quanto cerchi di razionalizzare, che mi cerchino e non possano raggiungermi. La notte è sempre acceso sul comodino e se mi sveglio controllo che sia funzionante.
So che a molti, probabilmente, darà fastidio quando vedono che ogni tanto guardo per verificare che è tutto a posto. Non so se riuscirò mai a superare questo trauma o forse semplicemente non voglio!