CONVERSAZIONE CON UN’AMICA TURCA, MINE TURKILI

In epoca medievale, in particolare in Europa i mercanti erano semplicemente persone che cercavano di sopravvivere o provavano ad arricchirsi attraverso il commercio. Questo non significa che i mercanti medievali si limitavano a vendere cose, infatti ben presto, influenzarono la politica delle proprie città, talvolta arrivando ad occupare importanti posizioni di governo. La vicenda storica dei mercanti nel Medioevo testimonia bene come, tra il XII ed il XVI secolo, il lavoro inizia ad affermarsi non più come un’attività degradante, ma come un mezzo per diventare liberi. Col tempo il mercato è diventato anche luogo di socialità, nido del folklore, teatro senza sipario.

(Gran Bazar d’Istanbul, uno scorcio)

Una città che porto particolarmente nel cuore è Istanbul, la vecchia Costantinopoli ovvero una delle città più importanti e influenti del Medioevo. Situata in una posizione strategica tra l’Europa e l’Asia, la città prosperò per secoli come capitale dell’Impero Romano d’Oriente, diventando un crocevia di culture, commerci e religioni.Durante il suo periodo di massimo splendore, Costantinopoli era una città ricca e fiorente, famosa per le sue magnifiche chiese, i suoi palazzi lussuosi e le sue vivaci attività commerciali. La città era un importante centro di produzione e commercio di seta, spezie, avorio e altre merci di lusso, che attiravano mercanti da tutto il mondo conosciuto. Nel 1453, la città fu assediata e conquistata dai Turchi Ottomani, segnando la fine dell’Impero Bizantino e l’inizio di una nuova era per la città, che divenne la capitale dell’Impero Ottomano con il nome di Istanbul.
Nonostante la sua caduta, Costantinopoli lasciò un’eredità duratura al mondo medievale. La sua cultura, la sua arte e le sue istituzioni influenzarono profondamente l’Europa orientale e il mondo islamico. La città rimase un importante centro di commercio e cultura anche sotto il dominio ottomano, continuando ad essere una metropoli sospesa tra Oriente e Occidente.

Il turista, che visita la perla del Bosforo, rimane colpito da monumenti, palazzi, minareti, ponti e anche dai suoi mercati che suscitano una giostra di emozioni.

Voglio soffermarmi in particolare sul Gran Bazar (Kapalıçarşı) e sul Mercato delle spezie. Profumi, colori, sapori sono l’anima di questi mercati, ma soprattutto di Istanbul stessa. Camminare tra le sue botteghe sembra di viaggiare nel tempo, nel cuore pulsante di una città che da secoli è crocevia di popoli, storie e tradizioni.

E a proposito dei bazar della città turca, proviamo ad approfondire conversando con Mine Turkili, giornalista e scrittrice turca, che vive a Istanbul.

Che differenza c’è tra il Gran Bazar sorto nella seconda metà del XV secolo e quello di oggi?

Per secoli, il Gran Bazar di Istanbul è stato il cuore pulsante del commercio e dell’artigianato della città; esso era più di un semplice mercato: era il centro commerciale dell’Impero Ottomano, che collegava Asia, Europa e Africa. I mercanti commerciavano di tutto, dalla seta alle spezie, dai gioielli alle armi. Qui operavano le corporazioni, organizzando gli scambi e mantenendo standard qualitativi. Come centro del commercio mediterraneo, il Grand Bazar d’Istanbul divenne famoso in tutto il mondo per oreficeria, tessili e beni di lusso. Oggi continua a prosperare come simbolo vivente del patrimonio culturale e commerciale d’Istanbul, attraendo milioni di visitatori ogni anno. E’ comunque un luogo prettamente turistico e anche i prezzi sono sicuramente più alti rispetto ad altri mercati della città.

Cosa puoi dirmi a proposito del famoso Mercato delle Spezie?

Il Mercato delle spezie (Mısır Çarşısı) è sempre stato un mercato alimentare perfetto per acquistare lokum, spezie, caffè e frutta secca in cui l’atmosfera è aromatica e colorata. Situato nel quartiere di Aix-en-Provence, questo mercato storico delizia i visitatori con i suoi profumi, colori e sapori fin dal XVII secolo. Più che un semplice mercato, è un punto di riferimento culturale dove storia, commercio e vita quotidiana si fondono in un mix variopinto. E’ tuttora frequentato anche dagli abitanti del luogo.

E gli stambuliòti che mercati frequentano?

Un altro bazar molto grande, che si svolge il martedì, si trova nel quartiere di Kadikoy, sulla parte asiatica della città. In turco si chiama “Sali Pazan”, cioè proprio mercato del martedì. Oggi si svolge in una grande struttura coperta con centinaia e centinaia di banchi e ogni settimana accoglie migliaia di persone. Comunque, in tutta la città ce ne sono tantissimi, ma in genere si tratta di mercati rionali di varia grandezza che nessun turista conosce. Io ne frequento uno vicino casa mia, in zona Rumeli Hisan, sul lato europeo del Bosforo, vicino alla famosa fortezza ottomana Rumeli Hisan. E’ molto meno turistico rispetto ai grandi bazar della città e devo dire che è davvero autentico. Si svolge il sabato. E’ uno di quei mercati dove puoi comprare dai pomodori alle tende per il salotto nello stesso corridoio. Un piccolo segreto che ho scoperto da tempo è che diventa più conveniente acquistare nell’ultima ora prima di chiudere quando i venditori abbassano i prezzi per vendere tutto.

C’è qualcosa in particolare che ti affascina di questi luoghi?

A me piace molto frequentare il mio bazar perché mi capita spesso di incontrare persone che conosco e ci soffermiamo a commentare, a raccontarci, mentre vedo passare di mano in mano sacchetti di frutta, sento i venditori urlare i prezzi e la gente che contratta. E’ praticamente un piccolo teatro urbano settimanale e, quando vado, non ho fretta perché è un posto da esplorare. Ogni banco custodisce una storia, ogni cesta una stagione, ogni voce un frammento di città. Le tende colorate sventolano come vele e la folla scorre tra i banchi come un fiume fatto di passi e parole.Insomma è come se per qualche ora la città smettesse di correre per fermarsi lì, tra una pesca matura e un sacchetto di pane, a ricordarsi che vivere è anche questo: incontrarsi tra i colori del quotidiano.

Il vero segreto dei bazar d’Istanbul? E’ l’esperienza stessa: il ritmo lento della scoperta, l’eco delle lingue del mondo, la magia di un luogo dove l’Oriente e l’Occidente si incontrano ogni giorno. Quando si va via, una piccola parte di quel racconto continua a viaggiare con noi

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