
Franco Battiato è stato, senza dubbio, una guida per molti. Di certo lo è stato per quegli artisti che non si sono limitati a riconoscerne il multiforme talento, ma hanno tratto ispirazione dalla sua libertà, dal suo modo di vedere il mondo e di interpretarlo attraverso i suoni.
Il violinista Federico Mecozzi declina questo concetto nel suo ultimo lavoro discografico, “Traiettorie impercettibili”. Un gioiello che giunge a cinque anni di distanza dalla scomparsa del musicista catanese e che arriva, soprattutto, dopo un’innumerevole quantità di omaggi, concerti e tributi dedicati a Battiato. Fra i tanti – e alcuni, va detto, non meriterebbero la minima attenzione – il progetto di Mecozzi pare il più centrato, il più coerente con il lascito del maestro siciliano. Parliamo di un album in cui, finalmente, si abbandona l’idea di clonare Battiato per preferire un attraversamento fatto di gusto raffinatissimo, cura certosina e devozione sincera.
In linea con l’estetica cara a Battiato, secondo la quale “sottrarre” è meglio che “sommare”, Mecozzi seleziona solo otto brani dalla sterminata produzione dell’autore di Centro di gravità permanente. Pezzi rari, particolari, allineati al progetto di un artista che sceglie il violino per dare voce al proprio mentore.
Il disco si apre con “L’ombra della luce”, che crea subito un clima di sospensione aerea e metafisica.
Segue “Gli uccelli”, con il violino a disegnare proprio quelle “traiettorie impercettibili” che danno il titolo al lavoro. È bello leggere in questo brano anche un omaggio sentito a Giusto Pio che, accanto a Battiato, ha intessuto melodie geniali imbracciando lo stesso strumento.
Arriva poi una versione viva e rinnovata di “Voglio vederti danzare”: gli echi quasi celtici, che spesso caratterizzano le composizioni di Mecozzi, qui si sposano a meraviglia con il racconto dei balli del mondo.
Immancabile “La cura” che, privata delle parole, mantiene intatta la sua forza struggente, quasi a marcare il senso di un’assenza incolmabile.
“Il re del mondo” apre un ipotetico lato B. Ipnotica e misteriosa, la traccia non ha bisogno di una voce che ci ricordi che qualcuno “ci tiene prigioniero il cuore”.
Negli ultimi tre brani, invece, lo spazio si apre a ospiti importanti:
Si parte con Morgan, che presta la voce a una potente “Shock in my town”, brano in cui il celebre bassista aveva suonato già ai tempi di Gommalacca.
Segue “Nomadi”, che nella rilettura di Federico si trasforma in un dolcissimo mantra introdotto da Thea Crudi, prima che la voce di Juri Camisasca (autore del brano) proietti l’ascoltatore verso altezze indefinibili.
La chiusura è affidata a un “Invito al viaggio” che Simone Cristicchi interpreta con notevole classe, adagiandosi sui tappeti sonori ricreati dal violinista riminese.
“Traiettorie impercettibili” è un lavoro eccellente ed eccezionale, nel senso più letterale del termine. Fa eccezione perché segue una guida imprescindibile, ma percorre il cammino con i propri piedi, alzando lo sguardo e raccontando, attraverso un talento spiccato, la propria storia. Dialoga con l’infinito. A Franco Battiato questo sarebbe piaciuto tantissimo.