Ho avuto il privilegio di conoscere Marcello Perracchio. Per molti era il burbero medico legale Pasquano della serie televisiva Il commissario Montalbano, il personaggio scontroso e ironico che entrava in scena brontolando. Ma Marcello, prima di diventare quel volto noto, aveva fatto la gavetta. C’era stato il teatro, le compagnie amatoriali di Modica, la sua città natale, e di Ragusa, la città che lo aveva adottato. Solo dopo c’era stato l’approdo professionale al Teatro Stabile di Catania

Come il suo Pasquano, a chi non lo conosceva bene Marcello poteva sembrare brusco, scorbutico. Bastava però stare accanto a lui per un po’ per capire quanto quell’apparenza fosse ingannevole, quanto invece si fosse davanti una persona dal cuore grande, gentile, disponibile, generosa.

Negli anni dello Stabile aveva scelto di continuare a vivere a Ragusa con la sua famiglia e così, ogni pomeriggio si metteva in macchina e percorreva la strada verso Catania per andare in scena. A volte mi invitava ad assistere allo spettacolo in cui recitava. Mi piaceva andare, e quindi non dicevo mai di no, anche sapendo che mi sarei “accontentato” di una normale sedia aggiunta tra le file del teatro, anche sapendo che durante il viaggio non avremmo parlato perché lui utilizzava quelle due ore di viaggio per ripassare la sua parte. Per me, però, quel silenzio pieno di parole era già teatro. Era come assistere al trailer dello spettacolo che avrei visto poche ore dopo.

Ho avuto modo di intervistarlo diverse volte, ma due episodi mi sono rimasti impressi più degli altri. Il primo risale a quando con la compagnia dello Stabile sarebbe andato in scena al Teatro Tenda di Ragusa. Avevo seguito le vie ufficiali, contattando l’ufficio stampa per ottenere l’intervista. Mi dissero che avrei trovato Perracchio nel backstage, subito dopo le prove. Mi presentai all’orario concordato e lui, appena mi vide, scoppiò a ridere: “Ma tu eritu? Se avissi saputu…”. In quella battuta c’era tutto il suo modo di essere: ironico, spontaneo, autentico.

L’altra intervista che ricordo con particolare piacere fu quella realizzata insieme a Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina, quando erano a Modica con La concessione del telefono. Dell’intervista in sé ricordo poco. Quello che invece non dimenticherò è l’atmosfera che si era creta tra loro tre: battute, scherzi, prese in giro continue. Uno spettacolo nello spettacolo, forse ancora più divertente della commedia che avrei visto quella sera.

Marcello era anche un grande amante della buona cucina e un bravo cuoco. Per questo, durante le tournée, cercava sempre — quando ne aveva la possibilità — di soggiornare in appartamenti dotati di cucina. Dopo lo spettacolo, infatti, rientrava a casa insieme ai colleghi più cari e si dedicava con piacere ai fornelli. Nei periodi trascorsi lontano da casa finiva spesso per mettere su qualche chilo, tanto da doversi poi sottoporre a una dieta, cosa che sopportava malvolentieri.

A Ragusa tanti sanno che a fondare la Scuola Guida “Marcello” di Ragusa era stato proprio Marcello Perracchio, ma non tutti conoscono come sia nata quella professione che avrebbe accompagnato per tutta la vita il suo percorso artistico. Da ragazzo, quando viveva ancora a Modica, voleva prendere la patente B. La sua famiglia, proprietaria di un panificio, non navigava nell’oro. Così il titolare dell’autoscuola gli propose un accordo: avrebbe preso la patente e il debito sarebbe stato saldato poco alla volta con il pane del forno di famiglia.

Tempo dopo Marcello era tornato da lui perché avrebbe voluto conseguire anche la patente C, alle stesse condizioni. Ma quella volta il proprietario gli aveva risposto diversamente: avrebbe frequentato le lezioni, preso la patente e poi lavorato come istruttore fino a estinguere il debito. Marcello aveva accettato e, presa la patente, aveva iniziato una vita professionale che non avrebbe più abbandonato, anche quando il teatro, il cinema e la televisione lo avevano reso un volto conosciuto.

Oggi, ripensando a lui, mi resta il ricordo di un grande uomo, di un attore straordinario, ma soprattutto di una persona capace di lasciare il segno nel cuore degli altri. E se oggi continuiamo a ricordarci di Marcello Perracchio è certamente per questo.

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