
In un mondo sempre più favorevole alla guerra, agli attacchi gratuiti a popolazioni indifese e alla distruzione che ancor più sfrenatamente si abbatte in ogni dove, sorge spontanea una domanda: cosa faremmo se l’Italia, la nostra Patria, ci chiamasse alle armi?
La certezza, infatti, che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali [1][…]” non sembra più rassicurarci sulla neutralità del nostro Paese. Specialmente in questi tempi di odio e follia che pongono sul trono di grandi nazioni leader più interessati a preservare il proprio orgoglio con missili e bombe che a guardare alla sicurezza dei cittadini.
Il 18 luglio 2025 è stata pubblicata la ricerca “Gli italiani in guerra? Il 16% pronto a combattere, il 19% diserterebbe, per il 26% meglio pagare mercenari stranieri”condotta dal Censis (Centro studi investimenti sociali). Quest’istituto di ricerca privato e indipendente fondato nel 1964, svolge una costante attività di studi, ricerca, consulenza e assistenza tecnica in campo socio-economico[2].
Le persone anagraficamente più interessate, tra i 18 e i 45 anni, sarebbero in larghissima maggioranza riluttanti a rispondere alla chiamata delle Forze armate. Solo il 16% si dichiara pronto a combattere (tra gli uomini la percentuale sale al 21% e tra le donne scende al 12%). Il 39% invece protesterebbe, in quanto pacifista. Il 26% preferirebbe appaltare le operazioni militari e la difesa del territorio a soldati di professione e a contingenti di mercenari stranieri, da reclutare e stipendiare. Il 19% diserterebbe: si darebbe alla fuga pur di evitare il fronte[3].
Dalla ricerca di Censis emerge (per fortuna) che le nuove generazioni sono molto lontane dalle posizioni interventiste dei nostri antenati del secolo scorso e di alcuni attuali capi di stato.
Allo stesso tempo porta allo scoperto il desiderio di unità nella difesa della nostra Comunità Europea. Il bisogno di vedere questa Unione diventare Confederazione. Non soltanto per una cooperazione militare tra Stati. L’idea di una struttura comune più solida, capace di coordinare eserciti, strategie e politiche di sicurezza è per molti un passo verso un’Europa più unita politicamente, meno frammentata nelle decisioni internazionali.
Il 58% degli italiani è favorevole a un sistema di difesa europeo integrato, con un esercito unico, armamenti comuni e un comando unificato. Il 22% è invece contrario, convinto che non si debba né rafforzare il nostro esercito, né unirci alle forze degli altri Paesi europei: sono gli oppositori a qualsiasi programma di riarmo[4].
A questi si aggiunge il 10% che pensa sarebbe preferibile stringere accordi solo con i Paesi europei più forti einfineun8% per cui dovremmo invece agire da soli[5].
Tuttavia, pur parlando della costituzione di un solo esercito e di armamenti comuni, l’aumento della spesa pubblica per il riarmo è stato aspramente criticato da una buona fetta della popolazione italiana che continua a preferire che il Paese rimanga su posizioni non belligeranti.
Riguardo alla guerra russo-ucraina, […] la maggioranza assoluta (il 62%) è convinta che il nostro Paese dovrebbe restare neutrale. Riguardo al conflitto in corso in Medio Oriente, […]la grande maggioranza (il 70%) auspica una posizione neutrale dell’Italia. Riguardo alle dichiarate mire espansionistiche americane, nell’ipotesi di una occupazione della Groenlandia, […] la maggioranza (il 58%) preferirebbe ancora una volta che l’Italia mantenesse una posizione di neutralità[6].
Posizioni che sono state riconfermate di recente, specialmente a seguito delle azioni intraprese dal Presidente degli Stati Uniti d’America nei confronti di numerosi capi di stato autocratici e non (il lettore colga liberamente un riferimento ai recenti commenti del presidente Trump nei confronti del pontefice Leone XIV).
La storia dovrebbe averci insegnato che la guerra non ha vincitori. Solo vinti. Che non porta a nulla se non morte, sofferenza e devastazione. Credo che le immagini provenienti da Gaza, dal Libano, dallo Yemen e dall’Iran, dall’Ucraina, dal Myanmar e dal Sudan possano testimoniare meglio di qualsiasi altra cosa l’utilità della guerra. Tuttavia, credo che queste parole di Ernest Hemingway possano spiegarci bene il punto di vista di chi la guerra l’ha vista con i propri occhi.
Nei tempi antichi è stato scritto che è dolce e decoroso morire per la propria patria. Ma nella guerra moderna non c’è niente di dolce e opportuno nella morte. Si muore come cani senza un valido motivo.
[1] Articolo 11 della Costituzione Italiana.
[2] Cfr. Censis, Chi siamo? https://www.censis.it/chi-siamo/
[3] Gli italiani in guerra? Il 16% pronto a combattere, il 19% diserterebbe, per il 26% meglio pagare mercenari stranieri, Rapporto Censis, 18 luglio 2025. https://www.censis.it/gli-italiani-in-guerra-il-16-pronto-a-combattere-il-19-diserterebbe-per-il-26-meglio-pagare-mercenari-stranieri/
[4] Ibidem.
[5] Cfr. ibidem.
[6] Ibidem.