
“Se potessi tornare indietro nel tempo e cambiare un evento, lo faresti davvero — anche sapendo che potresti peggiorare tutto?”
Questa è la domanda alla base della serie TV statunitense “Timeless” andata in onda su “NBC” dal 2016 al 2018. Le due stagioni, trasmesse in Italia dall’emittente “Fox”, raccontano le avventure di tre esperti, incaricati dal governo di recuperare una macchina del tempo rubata dal misterioso Garcia Flynn. I protagonisti sono: Lucy Preston, una docente di storia e antropologia; Wyatt Logan, un sergente dell’esercito, la cui moglie è stata uccisa e Rufus Carlin, un programmatore che ha il compito di pilotare la “scialuppa”, così viene chiamata la macchina del tempo che loro utilizzano per inseguire quella rubata.
La scelta di questi personaggi non è certamente casuale, l’inserimento all’interno del team di una donna e di un uomo nero, infatti, è perfetta per guardare alla storia per quella che è, senza fronzoli ed eufemismi. Lo show ci mostra magistralmente come ogni tutela contemporanea sia in realtà il frutto di una lotta portata avanti dai nostri antenati, con il sangue e qualche volta anche a costo della vita. È proprio Rufus, ad esempio, ad affermare sin dal primo episodio che non c’è un singolo momento della storia americana in cui lui (un uomo afroamericano) sia al sicuro. Analogamente nella puntata intitolata “la signora Sherlock Holmes”, il tema del diritto alle donne diventa centrale. L’episodio narra la lotta dell’avvocata Grace Humiston per dimostrare l’innocenza di una suffragetta accusata di omicidio. Tuttavia, anche l’antagonista è un personaggio più profondo e controverso di quanto ci appaia inizialmente. Flynn, infatti, ci spinge a mettere in discussione la nostra etica più di una volta.
Le missioni di Flynn nel passato però generano il caos degli eventi perché, esattamente come tessere del domino, le modifiche, anche le più piccole e apparentemente insignificanti, hanno un impatto enorme sulla vita. È evidente già nella prima puntata, qui, infatti, dopo aver rubato la macchina del tempo, Flynn si reca nel 1937 e impedisce il disastro del dirigibile Hindenburg, realmente verificatosi alle 19:25 del 6 maggio 1937. Nella finzione narrativa il salvataggio delle 36 persone, che nell’incidente avrebbero dovuto perdere la vita, ha delle conseguenze enormi sulla vita di Lucy, che tornata a casa, si ritrova fidanzata con uno sconosciuto e scopre che la sorella, Amy, non è mai venuta al mondo.
Tuttavia, ciò che in Timeless appare come finzione, solleva una domanda tutt’altro che irreale: la storia è davvero frutto del fato, del destino o esiste una sorta di equilibrio che tende a ristabilirsi?
Alcuni eventi storici sembrano il risultato di coincidenze fragili, quasi accidentali. Eppure, osservandoli nel loro insieme, danno l’impressione di seguire una direzione precisa, come se fossero guidati da una logica inevitabile. Prendiamo ad esempio la prima guerra mondiale. Spesso l’attentato di Sarajevo, nel quale l’arciduca Francesco Ferdinando perse la vita, viene considerato -come generazioni e generazioni ricorderanno- come “la goccia che fece traboccare il vaso”. Ma siamo davvero sicuri che prevenendo quest’assassinio la guerra sarebbe stata evitata? Oppure sarebbe accaduto qualcos’altro portando allo stesso risultato? La risposta naturalmente non la sapremo mai. Tuttavia è bene tenere a mente che l’Europa viveva già tensioni politiche, economiche e militari così profonde da rendere lo scoppio della guerra, forse, solo una questione di tempo.
La serie ci aiuta a indagare il concetto di fato, caso o destino, che dir si voglia, nella storia mostrandoci delle domande chiare. La storia è solo la realizzazione di un copione già scritto? A volte sembra che il succedersi degli eventi abbia una direzione univoca e inevitabile, come fosse prescritta da un’entità superiore. Questo è ciò che accade nell’episodio intitolato “L’ultima corsa di Bonnie e Clyde”. Qui si vede Flynn tornare nel passato al 23 maggio 1934 in Arkansas, data e luogo dell’assassinio della nota coppia di criminali, Bonnie e Clyde. Nonostante l’intervento di Lucy, Rufus e Wyatt sconvolga parzialmente il corso degli eventi, l’esito della giornata non muta, i due rapinatori muoiono insieme, l’uno nelle braccia dell’altra, come previsto dalla storia.
Modificare il corso della storia porterebbe davvero ad un miglioramento o potrebbe peggiorare le cose? Quante volte ci siamo chiesti se tornare indietro nel tempo e uccidere un giovane Adolf Hitler avrebbe impedito all’umanità di conoscere il genocidio. Anche in questo caso la serie TV prova a rispondere a questa domanda. Nella puntata dedicata all’assassinio di Abramo Lincoln. Lucy avrebbe l’opportunità di salvare il celebre presidente, tuttavia conoscendo l’importanza di questo evento per gli esiti della guerra civile americana e per l’abolizione della schiavitù, decide di non farlo. In altre occasioni invece il trio interviene attivamente nel corso della storia. Come accade nell’episodio “Corsa allo Spazio”, nella quale il trio, dato che la storia è già stata cambiata, decide di intervenire proteggendo la matematica Katherine Johnson, senza la quale alcune delle missioni spaziali decisive nella corsa allo spazio -come l’Apollo 11- non sarebbero potute diventare realtà.
Timeless dimostra che il tempo non è solo una linea da percorrere, ma un equilibrio fragile, in cui ogni cambiamento può generare conseguenze imprevedibili. Di fronte a questa consapevolezza, il desiderio di correggere il passato si scontra con una verità più scomoda: non sempre ciò che sembra giusto lo è davvero. E forse il vero coraggio non sta nel cambiare la storia, ma nell’accettarla.
Articolo molto interessante! Non ho mai visto la serie ma ne ho sentito parlare. Con elementi ancora più fantascientifici, a trattare le stesse domande di senso, troviamo anche la celebre serie “Doctor Who”, della BBC.
Grazie per gli spunti di riflessione!