Una palla a (quasi) 11 metri
La pandemia, vi ricordate?
L’incredulità e la gratitudine — che dovrebbero essere le compagne di ogni risveglio — erano la polpa di quegli strani primi giorni di coprifuoco. In città colpiva il silenzio delle strade immerse nella luce, i passeri padroni delle frequenze udibili, l’incontro con uno dei rari passanti: uno sguardo e un cenno della mano da lontano, come tra congiurati.
Le parole, come amuleti, ci parlavano attraverso le sbarre dei cancelletti sui social: ce la faremo, restate a casa. L’impressione insistita e malagevole di essere a una resa dei conti, a un incontro con sé stessi…









