
Angelo Vassallo, conosciuto da tutti come “Il sindaco pescatore”, è stato sindaco di Pollica, una cittadina nel Cilento, dal 1995 al 2010 fino a quando, il 5 settembre di quell’anno, è stato ucciso in un agguato camorristico. Vassallo, che era conosciuto per il suo impegno per l’ambiente, la legalità e la valorizzazione del territorio, durante il suo lungo mandato era riuscito a trasformare la sua città facendola diventare un modello per tutte le città del sud, e non solo. In occasione della presentazione del libro “Come riflessi sulle onde”, atto finale di un progetto sulla legalità promosso dal liceo Cattaneo-Mattei di Monselice e Conselve (PD) e dedicato alla figura di Angelo Vassallo, abbiamo incontrato Dario Vassallo, fratello di Angelo.
Che cosa ha spinto suo fratello Angelo a candidarsi come sindaco del suo comune?
Lo ha spinto il vedere un comune fatiscente, in tutti i sensi. Non soltanto strutturalmente ma anche moralmente. La sua cultura e la sua istruzione francescana lo ha portato a dedicarsi agli altri e quindi a dedicarsi ai suoi concittadini. E lui ha combattuto per rompere, quei legami, quei laccioli che ti legano a delle dinamiche che poi ti portano nel Medioevo. Angelo è stato un fulmine in una notte di tempesta che poi porta il sereno. Tutto il resto sono chiacchiere e retorica. Noi dobbiamo parlare di fatti concreti e penso lui sia stato uno dei pochi sindaci che ha iniziato a fare il sindaco da ricco, perché Angelo era ricco, era proprietario di un bar tabacchi e di 3 pescherecci, che ha venduto durante la sua attività amministrativa, per poi non solo uscirne povero ma anche morto.
Qual è stata la differenza tra Angelo e i sindaci che c’erano prima?
Angelo era il sindaco con la S maiuscola, gli non so cosa siano stati, nessuno si ricorda del loro passaggio.
Oggi come si vive a Pollica?
Si è tornati indietro di 70 anni. Ad esempio qualche tempo fa la Fondazione Vassallo è stata sfrattata dalla sua sede storica, il Castello Capano, senza una ragione apparente. Altro esempio è il fatto per che per due anni consecutivi il comune abbia organizzato la sagra del pesce nel giorno dell’anniversario dell’uccisione di Angelo. C’è stata anche la distruzione della “Grande Onda”, l’opera d’arte, simbolo della lotta contro l’inquinamento, che era stata realizzata con oltre 2.500 bottiglie di plastica, per piantare al suo posto un alberello striminzito. Questa è la Pollica di oggi.
Angelo non è più tra noi ma sono rimaste le sue parole, le sue azioni. Angelo è diventato una guida per noi, per i giovani di questo Paese.
Oggi Angelo è una guida per centinaia di giovani, per migliaia di cittadini, ma non è una guida politica, perché la politica di questo omicidio non ha voluto capire nulla perché era controproducente per lei parlare di bellezza, di ricchezza, di socialità. Adesso forse si stanno accorgendo dell’errore fatto ma non si può più tornare indietro perché noi saremo sempre contro chi ha ostacolato la ricerca della verità.