
Sortebuttana!
Un pensiero fulmineo va verso il libro di una scrittrice e interprete siciliana, Sofia Muscato, la quale ha avuto la brillante idea di approfondire il concetto — l’essenza stessa — di una parola tanto usata dai siciliani quanto poco compresa dal resto del mondo nel suo significato più profondo: “sortebuttana”. Una mia carissima amica mi raccontò di avere conosciuto Sofia durante la presentazione di uno dei suoi libri dal titolo: “La felicità contromano. Come convivere con la sortebuttana”. La prospettiva appare interessante. Sofia, infatti, esplora la vita e la tristezza attraverso un approccio ironico e spiritoso. Sua nonna diceva sempre che la vita è strana, fatta per metà di sorrisi e per metà di sortebuttana; il libro, dunque, invita ad affrontare l’esistenza con un sorriso, sottolineando che in ogni giorno — sia esso bello o brutto — esiste una parte di noi capace di superare tutto. Così sapientemente ironia e filosofia si combinano insieme a divertimento e riflessioni.
Ma sapete che i pensieri corrono veloci, e allora mi sovviene in mente un’altra artista che della sicilianità ha fatto il proprio lavoro: si chiama Elenoiret. Non chiamatela semplicemente artista; Eleonora Treppiedi, in arte Elenoiret, è una graphic designer e illustratrice palermitana formatasi allo IUAV di Venezia.
La sicilianità fa parte del suo essere. Elenoiret ha dedicato una serie di illustrazioni agli elementi tradizionali della nostra terra, tradotti in immagini per renderli espliciti a colpo d’occhio e comprensibili a tutti. Crede fermamente, infatti, che il luogo d’origine caratterizzi ciascuno di noi, lasciando un background culturale impossibile da ignorare durante il processo creativo. L’ispirazione non risiede solo in ciò che hai intorno, ma nel modo del tutto personale di guardare le cose. Lei della Sicilia ama raccontare tradizioni e lingua attraverso colori, forme e modi di dire.
Sortebuttana: quanta ricchezza in questa Sicilia bella! Da Sofia Muscato a Elenoiret, quanta bellezza emerge quando si impara a maneggiare questa parola. Perché della “sortebuttana”, vedete, ciascuno ne tesse il proprio destino.
Il mese di marzo mi ha vista impegnata in un trasloco importante e l’esclamazione del mese è stata proprio questa: “sortebuttana!”. In Sicilia esiste, vive e sopravvive una mescolanza continua di sacro e profano: si passa dall’imprecazione alla Provvidenza, in un batter d’occhio. Un giorno sei un osservante praticante e quello dopo sei profano. Ma allora, è “sortebuttana” o Provvidenza? È un destino lasciato al fato o fa parte di un disegno divino?
Secondo me, dipende tutto da quale punto di vista ci poniamo e dal tipo di occhiali che decidiamo di indossare. Quella che molti chiamano “sorte”, io la definisco Provvidenza. Provo a guardare la vita come fosse un mosaico pieno di tessere da sistemare: nel farlo è possibile fermarsi, riflettere, faticare per incastrare i pezzi… a volte si prova persino dolore nello spostare le tessere di questo immenso e meraviglioso disegno. Ci sono cambiamenti inizialmente incomprensibili che trovano senso soltanto molto tempo dopo, quando, pezzo dopo pezzo e passo dopo passo, ricomponiamo incontri ed eventi originariamente inspiegabili.
Mi sovviene l’immagine di un telo guardato dal rovescio: nodi e fili che si intrecciano stranamente. Il retro di un ricamo non è mai bello, ma avete mai provato a guardare le cose dal “dritto”? A cercare la soluzione dietro il problema o a vedere il bicchiere mezzo pieno? La vita ci insegna che — sortebuttana — solo alla morte non c’è rimedio, e la cronaca di questi giorni ce lo ricorda amaramente.
Io chiamo Provvidenza quel filo invisibile che unisce le tessere del mosaico. La “sortebuttana” è una forza esistente, anch’essa invisibile, a cui siamo noi ad attribuire un peso; la Provvidenza, invece, è energia pura: un insieme di vibrazioni e congiunture umanamente impensabili che, se accolte, possono portarti davanti a scenari inattesi e nuovi.
Così, gli alti e i bassi ci fanno esclamare “chi sortebuttana!” oppure ci portano a ringraziare il Dio provvidente. Sortebuttana, sto scrivendo di corsa! È stato un mese frenetico, tra una metro sbagliata e un tramezzino veloce, ma in fondo, tra un equilibrio e un disequilibrio, ho la certezza che esista un deus ex machina capace di ascoltare i nostri sogni, anche quando non comprendiamo i sentieri che la vita ci fa percorrere. Perciò vi auguro di desiderare, di avvertire la mancanza delle stelle, come dall’etimologia della parola de- (privativo) e sidera (stella), sempre, e di leggere la vita con occhiali differenti… con gli occhiali, anche, della fede provvidente! Non è semplice cambiare occhiali ma a volte risulta necessario: basta una buona respirazione e una bella passeggiata ed indossare una buona montatura. Perché solo quando accettiamo la “sortebuttana” come parte del viaggio, le stelle del nostro desiderio tornano a brillare, indicandoci la strada per realizzare ciò che siamo destinati a essere.
Perché sì, da buona siciliana, capiterà sempre di esclamare “sortebuttana!”, ma il trucco è trasformare quel grido in una spinta verso il cielo. E tu, da che parte stai? Scrivilo nei commenti. Ti auguro una sana e leggera lettura, tra sortebuttana di qua e provvidenza di là, in mezzo VIVI.