Che ridere faccia bene lo sanno tutti. Ma c’è stata una stagione, in Italia, in cui si è fatto ridere pretendendo anche di spiegare il Paese meglio di molti editoriali. Quella stagione ha avuto un grande protagonista: il giornale Cuore, settimanale di resistenza umana, settimanale satirico fondato nel 1989 e diventato in pochi anni un punto di riferimento culturale, politico e linguistico per un’intera generazione.

Cuore arriva in edicola il 16 gennaio 1989 come inserto satirico de L’Unità, il quotidiano “organo del Partito Comunista Italiano”, prendendo il posto di Tango, quest’ultimo ideato e diretto da Sergio Staino. A dirigere il nuovo inserto è chiamato Michele Serra.

Per due anni Cuore resta un inserto del giornale, poi, a inizio febbraio 1991, quasi in contemporanea con lo scioglimento del Partito, diventa un settimanale indipendente.

Il suo sottotitolo è chiaro: settimanale di resistenza umana, dunque non è solo satira ma vuole essere una forma di resistenza civile contro quello che stava diventando l’Italia dell’epoca, mettendo insieme articoli, finti editoriali, rubriche surreali, vignette, in una miscela mai vista prima.

I suoi bersagli principali sono la politica e i politici, con i loro tic, le loro piccolezze, le loro nefandezze.

Sono gli anni di Tangentopoli e quel tipo di satira non si limita a far divertire ma invece giudica, smaschera, mette in crisi. Più che comicità è atto critico. È una satira che prende posizione. Spesso da sinistra, con una critica feroce nei confronti degli avversari politici (“È scattata l’ora legale: panico tra i socialisti”, “Scoperto un politico onesto: era un sosia”, “Salvo Lima come John Lennon, ucciso da un fan impazzito”, “Aiuta lo Stato: uccidi un pensionato”, alcuni dei titoli rimasti nella memoria di tanti). Ma su Cuore non si guarda solo da una parte, a finire sotto tiro è anche la propria area politica quando dice di voler combattere il potere senza poi farlo seriamente (“Fanno i comunisti, e poi vanno a fare la settimana bianca”).

Tanti i collaboratori che hanno contribuito al successo del settimanale: Sergio Staino, Ellekappa, Disegni e Caviglia, Vauro, Vincino, Daria Bignardi, Fabio Fazio, Luca Bottura, Altan, Roberto Perini, Patrizio Roversi, giusto per citare i più famosi. Un album Panini del giornalismo intelligente.

Ma un po’ alla volta, insieme al lento cambiamento culturale e sociale che sta attraversando l’Italia, anche Cuore inizia a spegnersi. Dalle 140.000 copie vendute nei primi anni, si arriva alle 40.000 dell’ultimo periodo. È il momento di chiudere l’esperienza, perché Cuore non vuole, o non riesce a restare al passo con i tempi. Così, il 2 novembre 1996, dopo due cambi di direttore (a Michele Serra erano succeduti prima Claudio Sabelli Fioretti poi Andrea Aloi) il settimanale di resistenza umana non resiste più e chiude i battenti.

La lezione che ci ha dato Cuore è però ancora viva, e cioè che si può essere divertenti senza essere superficiali, che si può fare satira senza essere di parte, che si può essere intelligenti senza essere elitari. Però ci piacerebbe ancora poter ridere di cuore.

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