Raccontava Fernanda Pivano che era stata la lettura dei versi di Edgar Lee Masters (1868-1950) ad avvicinarla alla letteratura americana e alla traduzione delle opere dei grandi scrittori – da Sherwood Anderson a William Faulkner, da Francis Scott Fitzgerald a Ernest Hemingway, da Edgar Allan Poe a Jack Kerouac – fino all’indimenticato autore dell’Antologia di Spoon River (1914-15). 

Il suggerimento le era venuto da Cesare Pavese, suo professore di liceo, laureatosi nel 1930 con una tesi su Walt Whitman. Di ritorno dal confino a Brancaleone Calabro (1935-36), le aveva dato lezioni di Letteratura Comparata, invitandola a leggere un autore americano anziché Percy Bysshe Shelley, tema della sua tesi. «Allora io non riuscivo a cogliere la differenza tra le due letterature. Lui la sera stessa mi fece trovare in portineria quattro libri …l’Antologia di Spoon River di Lee Masters, Foglie d’erba di Whitman, Addio alle armi di Hemingway e Il figlio di Windy McPherson di Sherwood Anderson. Quella sera stessa aprii l’Antologia di Spoon River, m’innamorai così tanto di quelle parole che presi subito a tradurle. Conservavo segretamente nel cassetto della mia scrivania i fogli scritti a mano delle traduzioni… Pavese trovò il manoscritto, lo prese e lo portò all’Einaudi. Fu pubblicato subito». (I miei amici americani, intervista a Fernanda Pivano, a cura di Antonio Troiano, in Corriere della Sera, 15 novembre 1992). E il debito con Pavese proseguì. «Mi aveva insegnato il mestiere del traduttore facendomi vedere un libro di Faulkner che stava traducendo e insegnandomi a sottolineare di rosso le parole che dovevo cercare sul vocabolario e di nero quelle che erano le ripetizioni. Mi ha insegnato a conservare nella traduzione italiana le ripetizioni dal testo originale, cosa che è sempre stata il mio trucco professionale» (La mia vita beat tra Pavese e Vasco, intervista a Fernanda Pivano, a cura di Alain Elkann, La Stampa, 28 giugno 1998).

Nei versi di Edgar Lee Masters, Pavese aveva individuato l’autenticità del racconto dentro la poesia, ovvero la fusione tra lirica e narrazione, tra «l’estremo del soggettivismo con l’estremo dell’oggettività», nel tentativo di «dare una consistenza monumentale a ciò che v’è di più labile e irripetibile nell’animo umano»: l’anteprima sull’ «inferno del nuovo realismo» nella poesia del Novecento, avrebbe scritto Eugenio Montale all’indomani della scomparsa dell’americano. I protagonisti dell’Antologia sono i personaggi di un villaggio, come gli abitanti dei paesi delle Langhe di Pavese, ciascuno con il proprio ruolo dentro la vita di comunità, costellata di quotidianità e rapporti sociali, tra lavoro e famiglia, tra abitudini e tradizioni. Il loro racconto post mortem evoca il passato da vivi in sostanza reale ed essenziale, sfuggendo ai canoni letterari e proponendo una forma nuova di poesia: nessuno tra loro si ripiega in sé stesso, ma offre una storia da condividere, con un inizio e una fine.

Grant Wood, American Gothic (1930)

È l’esperienza di un nuovo mito corale, un epos occidentale – l’espressione della provincia americana –  che legherà per sempre il nome di Masters a Spoon River, nonostante la sua prolifica produzione letteraria, tra raccolte di versi, una biografia di Abramo Lincoln, un saggio su Mark Twain e diversi testi in prosa, tra cui il romanzo I bambini del mercato (1922), tradotto per la prima volta in Italia dall’editore romano Elliot nel 2021.

Robert Doisneau, Les freres (1934)

Il titolo Children of the Market Place trae spunto dal Vangelo di Matteo e dalla parabola dei fanciulli in piazza, cui la traduzione italiana in mercato aggiunge ulteriori riflessioni. Infatti, se ricorrendo all’apologo evangelico sull’esempio inascoltato di Giovanni Battista e di Gesù per i farisei – «Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere» (Matteo 11, 16-19) – Masters mantiene uno sguardo critico sulla stagione della schiavitù e sulla disumana tolleranza per quanto è indicato come un «abominio», è anche vero che l’indagine sociologica attraverso il romanzo storico consente di estendere lo sguardo dalla comunità del villaggio all’intero popolo americano, lungo il laborioso e tormentato cammino dalla Dichiarazione d’Indipendenza (1776) alla Costituzione degli Stati Uniti d’America (1787-89), segnato prima dalle posizioni radicali sudiste e dal compromesso nordista, poi dalla guerra di secessione (1861-65) fino all’abolizione della schiavitù a opera di Abramo Lincoln (1865).

Al “realismo” dell’Antologia corrisponde nel romanzo quello della ricostruzione storica, cui l’autore presiede con l’efficacia propria al suo profilo di avvocato nell’Illinois, al corrente delle cronache politiche e dei fatti dell’epoca, ripercorrendo la tragedia umana di uomini e donne di colore a rischio di essere rapiti negli Stati del Nord e deportati nel Sud, venduti al mercato e privati di quei diritti inalienabili –  life, liberty and the pursuit of happiness – riconosciuti dalla Dichiarazione del 1776 e ignorati dai ricchi proprietari di piantagioni, indifferenti e capricciosi come i bambini del titolo. Del resto, la richiesta di manodopera era molto alta, soprattutto con l’invenzione della sgranatrice di cotone, e sarebbe rimasta tale anche dopo l’affrancamento dei neri, quando il reclutamento investì persino l’Italia unita. Se non aveva avuto successo il tentativo di nominare alla testa dell’esercito nordista Giuseppe Garibaldi, che avrebbe accettato solo con l’obiettivo di abolire la schiavitù, invece migliaia furono gli emigrati meridionali, in particolare siciliani, partiti alla volta della “zuccarata”. La promessa di un lavoro ben retribuito come raccoglitori di zucchero, di terra e stabilità si sarebbe rivelata un’illusione: come sull’isola che avevano lasciato, non c’erano terre per loro, ma solo padroni che pagavano poco e non esitavano a punire con l’impiccagione o a esporre al linciaggio i dagos (da until the day goes, lavorare a giornata).

Eyre Crowe, Schiavi in vendita a L’Avana (1854)

Alla trasfigurazione della morte dell’Antologia si sostituisce il romanzo di formazione del protagonista James Miles, giovane diciottenne inglese che lascia l’Europa per l’America, dove ha ereditato le terre del padre e dove scoprirà tutte le contraddizioni della democrazia americana, incapace di garantire la parità tra bianchi e neri. La disuguaglianza corrode i pilastri nazionali e inciampa nell’abbandono dei più deboli a un destino di prevaricazione, cui non si può restare indifferenti: in visita a Trieste nel 2024, Papa Francesco citava i versi di Città vecchia di Umberto Saba (1883-57) per annoverare l’elenco dei tipi umani in strada – «son merci e uomini il detrito di un gran porto di mare» – nelle cui sembianze albergano la pietà e lo stesso Dio.

James Hopkinsons, Schiavi in una piantagione di patate dolci, 1862
Slave Market, Atlanta . Georgia (1864)

Invece, la schiavitù trova personificazione nelle sembianze della giovane Zoe, la sorellastra nata dalle nozze del padre vedovo con una donna di colore, di cui James scopre all’improvviso l’esistenza. Intorno a lui, gli altri sanno già – in Inghilterra, la nonna; negli Stati Uniti, l’Avvocato Brooks che cura l’esecuzione testamentaria, e i nuovi amici Reverdy e Sarah, sposi promessi –  potrebbero consigliarlo, ma l’inglese vuole associare a sé la ragazza e dividere l’eredità paterna in parti uguali, ignaro del peso sociale del pregiudizio razzista, che con La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe (1811-1896) e più avanti con Il buio oltre la siepe di Harper Lee (1926-1970), la letteratura cercava di scardinare.

La parentela con la ragazza si rivelerà per James un elemento assolutamente condizionante: Dorothy rifiuterà la sua proposta di matrimonio, difendendo i valori dell’educazione sudista in cui è cresciuta, e lui stesso prima andrà a processo per l’omicidio dell’aggressore di Zoe, poi dovrà trattare con il presunto vedovo per contenerne le pretese ereditarie. Né basterà l’assoluzione a correggere il corso dell’esistenza condivisa con la sorellastra: dopo la violenza subita, la ragazza si procurerà l’aborto – pur di non arrecare altri problemi al fratello agli occhi della comunità di Jacksonville, che nella loro convivenza intravede premesse incestuose e il sovvertimento del primato bianco -, e infine fuggirà facendo perdere le proprie tracce e tutti la crederanno assassinata. James continuerà a far crescere i propri affari, senza mai dimenticarla.

Abramo Lincoln (1809-65) e Stephen A, Douglas (1813-61)

C’è infine una declinazione politica del realismo, di cui nel romanzo è interprete Stephen A. Douglas (1813-1861), senatore dell’Illinois e candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti contro l’esponente repubblicano Abramo Lincoln. Douglas è amico di James, che condivide con lui il pensiero liberista di Adam Smith (1723-1790) portato con sé dall’Europa anni prima. Su di esso ha fondato la condanna della schiavitù, riprovevole perché violava la libertà degli essere umani; e antieconomica, poiché gli schiavi non hanno interesse per l’innovazione, subiscono lo stato di sottomissione e non sono motivati a essere parte attiva nei processi di produzione. Ne scaturisce che il progresso economico è legato alla libertà individuale dei lavoratori, non allo sfruttamento degli schiavi; e non c’è progresso che non passi per la civiltà industriale e il potenziamento dei trasporti, che potrebbero estendere il Nord America nella vastità di un territorio compreso tra due oceani, come auspica Douglas profetizzando il cambiamento inaugurato dall’estensione della rete ferroviaria. Sono i temi del realismo politico che lo allontanano dall’abolizionismo, in luogo della non interferenza nella politica degli Stati del Sud nei confronti degli schiavi: un obiettivo possibile per uno impossibile.

Eppure la candidatura di Lincoln, la serie di confronti dialettici sui rispettivi programmi dimostreranno che i tempi per l’abolizione della schiavitù sono maturi, non solo per contrastarne l’affermazione nei nuovi territori dell’ovest. Douglas è un efficace oratore, tuttavia è Lincoln a diventare Presidente, mentre le posizioni sudiste diventano ormai inconciliabili. È l’alba della secessione, che porterà morte e distruzione, laddove il sogno presidenziale era quello di un unico Paese: «Che l’idea di un governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra» – dirà nel Discorso di Gettysburg (1863), pronunciato in occasione della commemorazione dei caduti.

Thure de Thulstrup, Hanckock a Gettysburg (1863)

La vittoria degli Stati del Nord sancisce la via verso il primato del Congresso e del Costituzionalismo, in vista della formalizzazione del dettato egualitario della Dichiarazione del 1776; e prima di tornare su James, vale la pena soffermarsi sul lavoro del padre fondatore Benjamin Franklin (1706-90), sull’ispirazione illuminista che soffiava dall’Europa e sul contributo del giurista e filosofo napoletano Gaetano Filangieri (1752-88), autore della Scienza della Legislazione (1780-88).

Masters non ne parla, ma fu il diplomatico Luigi Pio a fare conoscere a Franklin, durante un soggiorno a Parigi, i primi libri pubblicati dal giurista partenopeo, e a raccoglierne il favore anche rispetto alla trattazione penalistica, cui l’americano si sarebbe apprestato al rientro in America.

Ne seguirono una corrispondenza tra i due, analizzata dagli storici e attestante l’interesse di Franklin per l’opera, quanto ai temi della pace, «prima legge delle nazioni», del costituzionalismo federale necessario, dell’uguaglianza a difesa del «nodo sociale», del libero commercio e della libera concorrenza; e lo scambio tra alcuni dei libri di Filangieri e una copia della Costituzione americana (1787-89).

            L’epilogo accoglie il lettore nel 1900, quando James è ormai ottuagenario e può parlare come il testimone di un’era trascorsa nel presente in cui bianchi e neri lavorano nello stesso modo, Il suo sogno illuminista lo ha condotto in America, verso la costruzione della propria fortuna e di una famiglia in cui mettere radici. Il mercato delle voci che lo circondavano non esiste più, sono scomparsi gli amici Reverdy e Sarah, Douglas, la moglie Dorothy che lo aveva un tempo rifiutato e che lui aveva continuato ad amare, anche dopo avere conosciuto Abigail, utopia di sola mente, e Isabel, utopia di solo cuore, al suo fianco nel viaggio in Italia, verso l’esperienza della bellezza nei paesaggi e nell’arte, tra le incisioni di Piranesi e la pittura rinascimentale.

Anche Zoe, ritrovata dopo le tristi vicende che l’avevano messa in fuga, è morta: il personaggio salvifico che aveva aperto il romanzo lo chiude, e adesso James è un sopravvissuto che non ha sprecato la propria esistenza, ma possiede l’eredità della memoria, dopo avere perso ogni cosa nell’incendio di Chicago. È una condizione quasi profetica, se pensiamo che anche Masters morì in miseria. Eppure all’alba del nuovo secolo James non è affatto rassegnato: ha vissuto tanto a lungo da potere dire che per la libertà vale la pena «obbedire poco e resistere molto», con i versi di Walt Whitman. E che forse è più importante della stessa vita.

Riferimenti bibliografici

  • Edgar Lee Masters, I bambini del mercato (1922), Elliot 2021
  • Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, a cura di Fernanda Pivano, Einaudi 2013
  • Alain Elkann, Interviste 1989-2000, Bompiani 2000
  • Eugenio Montale, Celebre e sconosciuto l’autore di «Spoon River» in Corriere della Sera, 8 marzo 1950
  • Umberto Saba, Il Canzoniere (1900-1954), Einaudi 2019
  • Harper Lee, Il buio oltre la siepe (1960), Feltrinelli 2019
  • Enrico Deaglio, Storia vera e terribile tra Sicilia e America, Sellerio 2015
  • Nadia Urbinati, Ai confini della democrazia, Donzelli 2007
  • Nadia Fusini, Uomini e donne, Donzelli 1995
  • Luciano Canfora, L’invenzione della democrazia, Editori Laterza 2025
  • Amedeo Arena, Cittadino di tutti i luoghi, contemporaneo di tutte le età: l’universalità del pensiero di Gaetano Filangieri, Editoriale Scientifica Napoli 2024
  • Walt Whitman, Foglie d’erba, Einaudi 1993

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