
Quando si vuole indicare una persona incapace di provare sentimenti propri dell’essere umano, ovvero priva di quel senso di compassione, empatia e carità che sono prerogativa esclusiva di chi è dotato di un cuore, quindi non alle macchine, si usa l’espressione “essere senza cuore”. Al cuore è attribuita per antonomasia la sede dei sentimenti, delle emozioni più pure. Solo chi possiede un cuore può provare amore, dolore, sofferenza. Tutti gli esseri viventi non sfuggono a questa regola, quindi anche gli animali. Ma il cuore dell’uomo è stato sempre considerato l’organo a cui fare riferimento, non solo in senso anatomico, ma in quanto appartenente ad un essere dotato di capacità critica, di ragionamento, di un’intelligenza senza eguali. Purtroppo, queste attribuzioni, a parte delle ovvie eccezioni, nel corso dei secoli si sono rivelate sempre più ridotte al punto di parlare di disumanizzazione. L’essere umano oggi vive una disumanizzazione che lo rende sempre più simile ad una macchina, dove prolificano sentimenti opposti all’empatia, alla compassione, al rispetto dell’altro. Un agire da automa senza riflessione, senza rispetto, senza vergogna. Ogni settore umano ne risulta contaminato. A livello planetario, le innumerevoli guerre ci mostrano quanto lo smodato bisogno di potere prevalga sulla pietà, sul rispetto della dignità umana. I continui stermini ne sono l’esempio più lugubre. La vita dell’uomo e la sua dignità hanno perso ogni valore. I femminicidi, i figlicidi, le violenze domestiche, il mobbing e gli atti di vandalismo che molti giovani compiono ai danni dei loro coetanei, di adulti e dei beni comuni sono un campanello d’allarme. La globalizzazione, la nascita di internet e il prolificare dei social hanno gettato un’ombra scura sulla sensibilità umana. Tutto questo grazie anche all’anonimato che, sui social, rende potenti i leoni da tastiera avvezzi al giudizio facile, alla critica marcata, alla saccenteria. Il bullismo, il cyberbullismo, il mobbing, oramai sempre più frequenti, sono la misura di fenomeni radicati nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nella vita privata. La sensibilità sembra del tutto sparita dall’essere umano. Non ci si commuove più, ci si indigna soltanto per le frivolezze, ci si erge a giudici inquisitori, ogni altro essere è un nemico da combattere se è migliore di noi o se possiede ciò che noi non abbiamo. E l’intelligenza artificiale ha fatto il resto, ha sostituito la bellezza, la creatività, la fantasia, perché se è vero che ci sono settori in cui l’AI può essere un potente alleato idoneo a colmare i limiti dell’uomo, così non è per coloro che essendo privi di un’intelligenza propria attingono a piene mani da una ratio artificiale con tutti i limiti e le distorsioni che comporta. Recuperare un po’ di cuore non farebbe male. Forse l’umanità, che abbiamo sepolto sotto cumuli di egoismo, ne trarrebbe beneficio permettendo all’uomo di riacquistare quello che sta oramai perdendo del tutto: la propria dignità.