
Quando il direttore ha proposto il tema del mese, Palle, mi è venuto in mente un film che parla di chi non avrebbe voluto avere quegli attributi maschili ma avrebbe magari preferito avere altre caratteristiche.
Il vizietto è un film del 1978 adattato dal regista Molinaro, prendendo spunto dalla commedia La Cage aux Folles. Protagonisti principali Michel Serrault nel ruolo di Albin e Ugo Tognazzi nel ruolo di Renato. I due sono una coppia di due più che cinquantenni che da vent’anni gestisce un locale, La Cage aux Folles.
Il locale è noto per le esibizioni di drag queen, tra le quali anche Albin, conosciuto come Zazà Napoli, ed è la star indiscussa. Tutto scorre “quasi “sui soliti binari, tra i vari mancamenti di Albin e le sue scenate di gelosia a Renato, quando accade l’imprevisto. Renato ha un figlio, Laurent, avuto con Simone, suo unico amore eterosessuale.
Il ragazzo informa il padre del suo fidanzamento e dell’intenzione di sposarsi a breve con Adrienne figlia del deputato Charrier, esponente di un partito estremamente conservatore. La ragazza, per aggirare le resistenze che avrebbe fatto il padre, ha raccontato che Renato è un diplomatico e la moglie una devota donna di casa che si prende cura dei figli. Renato e Albin mal recepiscono la notizia che per loro rappresenta la perdita del figlio a causa di una donna.
Nel frattempo un grave scandalo sconvolge il partito di Charrier, il cui presidente muore in compagnia di una minorenne nonché prostituta. Il deputato pensa quindi di sfruttare il matrimonio della figlia per salvare l’apparenza, in virtù della figura di Renato.
Organizza così un incontro con la famiglia, per conoscere i genitori di Laurent, il quale prega il padre di fingersi eterosessuale e di allontanare momentaneamente Albin. Messo alle strette, Renato cerca di dare un aspetto più maschile al suo appartamento, cosa molto ardua, e ancor più difficile deve comunicare ad Albin che deve mettersi un attimo da parte. Apriti cielo, tra scenate isteriche, Albin rimarca di essere stato lui la “madre” di Laurent così decidono che può restare ma deve assolutamente ridurre la sua teatralità.
Ma i problemi non sono finiti, perché nel tentativo di aiutare ulteriormente il figlio, Renato rintraccia Simone, la madre biologica, scatenando la gelosia di Albin. Per evitare altre scenate, Simone viene esclusa dalla cena. L’appartamento di Renato viene rivoluzionato. Spariscono le statue e i simboli fallici disseminati qua e là, cercando di dare un’aria sobria all’ambiente. Ma non è certo facile nascondere i vari oggetti “particolari” della coppia.
Destino vuole che la sera della cena, coincida con l’anniversario di fidanzamento di Renato e Albin. Gli Charrier arrivano e vengono accolti da Renato perfettamente calato nella veste di austero diplomatico. Subito dopo entra Albin, travestito da donna, e la cena inizia in un susseguirsi di gag esilaranti.
Tutto si complica con l’arrivo di Simone e come se non bastasse, con l’irrompere di tutte le drag-queen de la Cage aux Folles, festeggianti. A Renato ed Albin non resta che ammettere la loro relazione, scatenando l’ira del deputato che cerca di andare via ma viene intercettato da paparazzi che certamente pubblicherebbero la notizia della presenza di Charrier in un locale come La Cage aux Folles.
È Albin a proporre la soluzione: se i genitori acconsentiranno al matrimonio dei ragazzi, truccherà tutti da drag-queen, per consentirgli di allontanarsi indisturbati. Charrier, non vedendo altre vie di fuga, accetta e finalmente i due ragazzi possono sposarsi.
È un film molto gradevole con delle scene veramente comiche e mai volgari. Strepitoso Michael Serrault che interpreta in modo magistrale Albin e altrettanto bravo Ugo Tognazzi col suo fare gigionesco.
Non ha la pretesa di essere un film finemente intellettuale e tratta l’argomento “diversi” con leggerezza. Solo qualche accenno più profondo quando Renato difende il suo modo di essere ribadendo che porta il fondotinta ed è una vecchia checca ma è comunque un uomo risolto. Questo potrebbe essere uno spunto di riflessione per chi, come Charrier, si erge a giudice dell’altrui moralità e modo di essere. Perché mai l’essere omosessuale dovrebbe essere un difetto e l’essere eterosessuale invece la perfezione? La tolleranza e il rispetto dovrebbero essere fondamentali nella vita di ciascuno senza la costrizione, ma questo è un parere puramente personale, di dover fare coming out se non con le persone a cui si tiene veramente. Perché come ognuno vive la propria intimità è affar proprio che poco o niente deve importare ad altri. Liberi, insomma, di essere pienamente se stessi.