Da bambino, quando chiedevano a mio fratello cosa avesse sognato rispondeva: “Le palle”.

La risposta, ovviamente spiazzava i miei genitori che, in qualche modo, cercavano di approfondire:

“E cosa fanno queste palle?”

“Girano”.

Mio fratello ancora sconosceva il significato metaforico attribuito alle palle giranti, ma tanto bastava per creare un ricordo di cui anche io, fratello minore, sono venuto a conoscenza.

Però è un fatto: le palle sono fatte per girare, la risposta del bambino era di una disarmante ovvietà.

Certo per essere precisi la palla non gira, ma rotola e nel rotolare la sua superficie entra in contatto con piccole superfici di tante cose, la strada, un pavimento, un campo di calcio, un tavolo da biliardo, la verità. Perché una palla è una bugia, che come un biglia tocca in un piccolo punto la verità, ma tutto il resto è a contatto con l’aria, con quello che non si vede, con quello che non c’è.

La palla spesso si racconta, agli altri e anche a se stessi. Forse mentire a se stessi è la forma di palla cui ricorriamo più spesso.

C’è un contatto con la verità, quando rotola sfuggendo la palla tocca il terreno del vero. Ma poi si sposta subito e ciò che era verità prima non lo è più e la verità è il frammento di superficie successiva, ma tutto va veloce e perdere il filo del percorso della tua palla è più facile di quanto si creda.

La bugia è palla, perché come quella, ti illudi di controllarla ma poi va dove vuole, inciampa su altre verità, talvolta boccia contro altre palle, infine colpisce qualcosa, una rete, un palo, una buca, un cartellone pubblicitario o finisce in curva, dove qualcuno la afferrerà e se la porterà via, lontano da te. Ruberà la tua menzogna e ci costruirà un mondo di menzogne sempre più grandi e tu rimarrai ad osservare come un bambino che ha perso la sua palla oltre il muro di una casa disabitata.

La bugia ti da l’illusione del controllo, penserai di dominarla come Ronaldinho faceva con il pallone da football, ma anche lui, raramente, sbagliava un passaggio. Tu che non sei nemmeno un calciatore di terza categoria non sai neanche come farla andare dritta davanti a te, la tua palla, la tua menzogna finirà in mezzo a selve di gambe che la scalceranno, che la ribatteranno, che infine la scaglieranno prepotentemente contro la tua porta, e la tua palla diventa autogol.

Mentire è facile come dare un colpo a una palla, solo che è una palla pazza, imprevedibile, ti torna indietro per poi scartare da un altro lato, infine ti rimbalza in faccia e ti colpisce forte.

Uscendo, ma non del tutto, da questa infinita metafora, resta il fatto indubitabile che mentire sembrerebbe un esercizio ludico, un gioco da ragazzi, ma nella realtà è un equilibrismo di altissimo livello che richiede professionismo e non improvvisazione, talento e controllo, e qualcuno riesce a mentire con naturalezza, senza inciampare, ma corre sempre il rischio di una caduta rovinosa, e più si fa sicuro più si mette in pericolo. Mentire è facile e difficile, per qualcuno è una seconda natura, per qualcun altro è una quasi impossibilità, qualcuno la esercita ai danni degli altri, qualcun altro contro se stesso, lo può fare per distruggere, proteggere, manipolare, confortare. L’illusione è che si possa controllare, in tutti i suoi aspetti, anche se il contatto con la verità è instabile, precario ma, appunto è solo un’illusione.

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