
Daria Musso è un’artista di origine palermitana, vive da tempo a Ragusa, ma conserva con orgoglio la sua inflessione e l’umorismo caustico del capoluogo. Mi accoglie con una risata vulcanica, gli occhi vispi e curiosi dietro una montatura estrosa.
È un’artista di lunga esperienza, ha insegnato Discipline pittoriche al Liceo Artistico di Trapani, Educazione Artistica nelle scuole medie e Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Ragusa. Poi, dal 2008, si è concentrata a tempo pieno sulla propria ricerca artistica, collaborando con prestigiose gallerie d’Arte siciliane, esponendo a Torino, Lugano, Malta, Berlino.
Sin da quando era una studentessa si è interessata degli effetti del colore sulla psiche, incuriosita dalle potenzialità del colore come linguaggio autonomo, indipendente dalla forma e dal contenuto. Grazie a queste ricerche ha elaborato alcuni test attitudinali, basati sulla decodifica del segno e del colore.
Da diversi anni conduce a Ragusa dei laboratori di cromoterapia, organizzati insieme all’architetto Antonella Castello, presso il Lab987. Ho avuto il piacere di frequentarli diverse volte, quando ho sentito il bisogno di rimettere nella giusta orbita le sfere della mia esistenza. Sui mandala, sulla loro pratica e sul loro valore spirituale, sulla presenza di due diverse tradizioni (buddhista e induista), sulla loro introduzione nella pratica psicologica attraverso gli studi di Jung e di altri studiosi occidentali, la bibliografia è immensa e quindi questa breve intervista mira soprattutto a stuzzicare la curiosità sulle loro potenzialità.
Come e quando ti sei avvicinata alla pratica dei mandala?
È stato un caso: in occasione di una supplenza di educazione artistica in una scuola media di un quartiere popolare di Palermo: disperata, cercavo qualcosa con cui intrattenere alunni vivacissimi, su cui la didattica tradizionale aveva ben poca presa. I ragazzini sapevano solo colorare, e terminati i disegni a mia disposizione, ho saccheggiato un libro di mandala. Poi quasi per gioco ho iniziato a leggere i loro mandala, i cui accostamenti di colore mi parlavano in modo chiaro e diretto. Era un’operazione per me così semplice e naturale, che pensavo fosse una capacità comune a tutti gli artisti. Solo successivamente ho focalizzato di possedere la capacità sinestetica di percepire il colore come suono.

“Ascoltando” il colore riesco meglio a percepire armonie e dissonanze, che traduco più facilmente in parole. Dopo il trasferimento a Ragusa ho cercato di capire quali fossero gli effetti del colore sul cervello ed anche sulla psiche, avvicinandomi sia a ricerche neuroscientifiche che psicologiche. Il colore infatti non è solo strumento di espressione creativa, consapevole e artistica, ma ha anche un effetto su chi lo guarda, ne è immerso o lo utilizza in maniera ludica e ricreativa.
Nella sua pratica originaria il mandala viene disegnato per terra su una superficie consacrata, linee e figure sono tracciate con polvere di diversi colori. È un rito sacro, lento, in cui non sono ammessi errori. Le tue sessioni invece sono più rapide, e non esiste nulla di giusto o sbagliato. Spiega in poche parole, a chi non la conoscesse, come funziona una seduta di cromoterapia.
Prima dell’incontro disegno un mandala, che è un diagramma concentrico, che viene poi riprodotto su una carta pregiata che sostenga la pressione dei colori a matita. Ai praticanti viene consegnata la propria copia, un’ampia gamma di colori, e nessuna regola, tranne quella di evitare il bianco ed il nero. Essi sono dei non colori, ovvero luce accecante e buio totale, e per questo, non solo rendono difficile a me la lettura (come quando si entra e si esce da una galleria) ma spesso evocano traumi o nodi irrisolti del praticante, a cui egli torna ossessivamente oppure da cui fugge, rimuovendoli. Per questo fornisco un’ampia gamma di colori chiarissimi o scurissimi, che permettano il dialogo del soggetto con se stesso, avvicinandosi al vortice problematico senza esserne risucchiato. Non viene fissato un tempo massimo per colorare il mandala, e nemmeno come e da dove cominciare. C’è chi lo colora in 15 minuti, c’è chi impiega anche un’ora o più, chi inizia dal centro, chi dal bordo, chi si muove da un piccolo dettaglio seguendo simmetrie e opposizioni, chi preme sul foglio, e chi lo accarezza delicatamente. Ognuno percorre in maniera personale il proprio spazio, come un viandante immerso dentro un labirinto. Poi il rito della data, della firma (che serve a dare un alto e basso all’opera, se non ho esplicitamente indicato l’orientamento), della consegna e dell’esposizione in verticale. Talvolta capita che, a questo punto, un praticante non riesca a riconoscere il proprio mandala, come quando si veda dall’alto la mappa completa di un intrico di strade appena percorso. Infine il momento “solenne” della lettura.

La seduta può essere di gruppo: in questo caso la mia lettura è abbastanza sintetica, e quando percepisco un conflitto interiore o un disagio particolare chiedo al praticante se voglia fare domande, per capire se è pronto a continuare, oppure se è opportuno fermarsi per ragioni di privacy o di tenuta emotiva. Nelle sedute collettive, grazie ad una sorta di assenso preventivo, c’è spazio per il dialogo reciproco, per la conoscenza e si percepisce un’energia che accoglie le fragilità di ognuno. Nella lettura di coppia, familiare o individuale i tempi si allungano e si apre un dialogo molto più profondo che sarebbe impossibile nel gruppo, sia per questione di tempo che di riservatezza.

Ogni tanto qualcuno, scherzosamente, ti chiama “la maga dei mandala”, spiegaci in cosa consistono i tuoi poteri magici.
Capisco che chi non ha capacità sinestetica possa vedere le mie letture come magia, ma è una capacità innata che ho affinato con gli studi, con il tempo e con l’esperienza. E’ doveroso però fare una premessa: la cromoterapia non è psicoterapia, e non può assolutamente sostituirsi ad essa. Può essere un valido supporto, un sollievo o il primo gradino per acquisire la consapevolezza di aver bisogno di un percorso psicoterapeutico più strutturato. O più semplicemente è un momento di contatto con se stessi, di conoscenza e centratura.

Inoltre anche il disegno che viene fornito ai praticanti può aiutarmi: esso è piuttosto neutro per le sedute di gruppo, mentre nelle sedute di coppia o individuali il disegno da colorare è studiato e disegnato appositamente per far emergere significati e tensioni specifiche.
Senza violare la privacy di nessuno, puoi raccontarci qualche episodio particolare successo durante le tue sedute?
Ricordo di una signora che dopo aver finito di colorare ha pianto per 10 minuti; io ero molto imbarazzata, non sapevo se fosse il caso di procedere alla lettura del suo mandala, anche perchè era la prima volta che la incontravo. Lei mi ha invitato a procedere, confessando il potere liberatorio dell’esperienza.
Un’altra volta durante una seduta di coppia io lessi chiaramente che i due erano palesemente entrati in ”fase di scoppio”, e non sapevo quali parole usare. Poco dopo si lasciarono, infatti.
Non potrò mai dimenticare le parole di un mio praticante: “Il mandala dà voce a idee che sono ancora latenti, come degli embrioni che si precisano e prendono forma. Le mani che colorano indicano una strada che non sapevo di voler percorrere”.
Sono convinta che la cromoterapia funzioni anche con la semplice pratica di colorare in solitudine un mandala o altro. La mia funzione è facilitante: cerco di essere una traduttrice del discorso che chi pratica ha detto a se stesso. Non indico la strada da percorrere, rendo esplicito il sentiero che ciascuno sta già percorrendo o vorrebbe intraprendere. La libertà….. io dono la libertà.

Mi sono letta l’intervista Daria, è molto interessante, prima o poi verrò a Ragusa e mi dirai.Un abbraccio a te e Sandro Titti
Sono anni che dico di voler provare, e poi non capita mai. Lo prendo come impegno per il 2026.