
Intervista a Claudio “Dobbie” Deltrovi, direttore sportivo dei Lyons Rugby Piacenza
Nel calcio professionistico, ma anche il quello dilettantistico, il calciomercato è il periodo in cui le squadre possono comprare, vendere o scambiare giocatori. Lo stesso, seppure in forma meno “rumorosa”, avviene nel rugby. Ne abbiamo parlato con Claudio “Dobbie” Deltrovi, direttore sportivo dei Lyons Piacenza, squadra che milita nel massimo campionato italiano.
Claudio, esiste un “rugbymercato” sulla falsariga del più conosciuto “calciomercato”?
Il “mercato” dei giocatori nel rugby è un po’ diverso da quello che accade nel calcio, anche se da qualche anno inizia a esserci un movimento di giocatori professionisti, semiprofessionisti. Per certi versi però per alcune società è diventato una sorta di “bazar”.
Cosa intendi?
Un tempo c’erano degli appassionati ad aiutare i ragazzi, che magari giocavano in una squadretta, ad andare a giocare in una squadra più forte. Adesso ci sono i procuratori, hanno creato delle agenzie, è diventato un vero e proprio business. Fanno firmare contratti ai ragazzi chiedendo il 10% dell’ingaggio, ma questo 10% devono pagarlo le società. In pratica il procuratore fa un accordo con il ragazzo, gli trova un ingaggio ma il costo dell’operazione lo paga la società. Non è una cosa che mi piace tanto.
Quindi anche voi dei Lyons siete costretti ad adeguarvi a questo sistema?
La nostra società è molto attenta al budget. Facciamo il campionato Elite, il campionato più importante a livello italiano, quindi ti devi confrontare con squadre forti, ma noi prima guardiamo al nostro interno e dopo eventualmente cerchiamo. Però anche in questa ricerca del giocatore di livello, a parte per quanto riguarda gli stranieri, cerchiamo nei limiti del possibile di trovare giocatori che abbiano sempre un piano B nella vita perché, parliamoci chiaro, quello del rugbista è un lavoro precario e mal pagato. Un buon giocatore può anche arrivare a guadagnare 30.000 euro l’anno, qualche società probabilmente paga anche un po’ di più, paga anche 40.000-50.000 euro l’anno, cifre che noi non ci possiamo permettere, ma si tratta sempre di un lavoro a tempo determinato. Per questo noi cerchiamo studenti oppure ragazzi che vogliono fare un’esperienza.
E invece i ragazzi che arrivano dall’estero, come funziona?
Un tempo arrivavano in Italia giocatori veramente molto forti, abbiamo avuto All Blacks e Australiani campioni del mondo. Adesso siamo diventati una nazione da quarta fascia, non vengono neanche i giocatori che militano nel SuperRugby (il campionato che si disputa tra squadre professionistiche di Australia, Nuova Zelanda, Figi e, in passato, Sudafrica, Argentina e Giappone, ndr). Adesso il giocatore straniero, quando viene in Italia, viene per fare un’esperienza. Sa che giocherà qui per uno o due anni e poi andrà in Francia a guadagnare più soldi o tornerà in patria.
In società come la Benetton Treviso si ragiona invece in modo diverso?
La Benetton è un’isola felice perché riesce ad autofinanziarsi. Hanno sempre lo stadio pieno, ci sono sempre 5.000 persone a vedere la partita. E dietro c’è una città che risponde, che è sempre pronta con aiuti di ogni tipo. Non si è mai sentito di una Benetton in difficoltà perché non può pagare i giocatori. Cosa che ad esempio nel campionato italiano invece accade ogni tanto. Lì i giocatori arrivano a guadagnare anche 50.000 euro l’anno, qualche straniero anche di più, pur non arrivando al livello delle società francesi. In più i giocatori che vestono anche la maglia della Nazionale percepiscono anche un gettone di partecipazione da parte della Federazione.
Invece i vostri giocatori quanto guadagnano?
I giocatori che arrivano da fuori hanno un fisso, mentre per chi proviene dal nostro vivaio abbiamo adottato un sistema che premia le presenze. Quando nella giovanile e sei convocato in prima squadra hai diritto a un gettone di presenza, un gettone per ogni convocazione. Dopo un certo numero di convocazioni ti viene invece dato un piccolo stipendio mensile. Se poi vieni inserito nella rosa, o se hai giocato almeno dieci volte in prima squadra, quindi stai puntando su di lui, gli si dà un fisso più il gettone. Quando arrivi a cinquanta presenze aumenta il fisso e diminuisce il gettone. In pratica si premia la costanza anche perché sai di poter contare su una persona che aiuterà il club.