
Per tanti anni il mercato è stato, per me, quel luogo in cui, a pochi passi da casa, bancarelle e ambulanti affollavano i mercoledì mattina. Merce a poco prezzo, cantilene in dialetto, confusione e la speranza – spesso vana – di incrociare un giocattolo conveniente.
Era un luogo magico e misterioso. Ci si andava quando la scuola era chiusa e quel privilegio odorava di olive sottolio e di formaggi, aveva il colore di stoffe che solo le donne più esperte sapevano valorizzare sfiorandole appena.
Il mercato imponeva una passeggiata, occhi svegli, sguardi acuti.
Il supermercato, l’unico allora presente in città, non aveva lo stesso fascino. Anzi, nella sua rassicurante monotonia, rappresentava per noi bambini una piccola tortura. A meno di non ottenere il permesso – rarissimo – di manovrare il carrello e salirci in groppa, guidati da rotelle e fantasia.
Oggi il mercato del mercoledì quasi non esiste più: poche bancarelle sfilacciate sfidano il vento di una contrada di periferia. I supermercati sono ormai “iper” e hanno invaso molti spazi della città con offerte sempre più allettanti.
I centri commerciali hanno devastato il tessuto commerciale della città, fino a fagocitare perfino se stessi. L’acquisto online, infatti, ha cancellato finanche la fatica del cammino insieme al piacevole imprevisto dell’incontro.
Ma non è tutto, perché sopra questo livello che ancora riusciamo a intuire, si muove un mercato invisibile e incomprensibile ai più. È quello dell’alta finanza, dove non si vendono olive profumate o stoffe più o meno dozzinali. Si vendono pacchetti di titoli, previsioni, algoritmi, informazioni. Soprattutto si mercanteggia sui dati: i nostri dati. Quegli stessi che noi consegniamo online alla moltitudine di siti che ci chiede informazioni, numeri di telefono, fotografie, taglie, squadra del cuore, analisi cliniche e via profilando.
Capitali incalcolabili che si spostano in un secondo e possono decidere il destino di intere comunità.
La scomparsa della relazione, della trattativa anche snervante per strappare un prezzo migliore, è ormai un dato di fatto.
Ma esiste ancora qualcosa che non sia in vendita? È ancora possibile custodire uno spazio intimo che non abbia prezzo?
Ce lo chiediamo in queste pagine di operaincerta.it che non vuole i vostri nomi, non vuole conoscere il vostro indirizzo e, soprattutto, vi si offre gratuitamente alla lettura. Non tutto ciò che ha valore deve avere un prezzo.