Il mercato è una realtà che accompagna la vita dell’uomo da secoli. Fin dall’antichità, infatti, gli esseri umani hanno sentito il bisogno di scambiare beni, prodotti e servizi per soddisfare le proprie necessità. Nei mercati delle città si incontravano persone diverse, si concludevano affari e si diffondevano anche idee e culture. Ancora oggi il mercato rappresenta un elemento fondamentale della società, non è solo un luogo fisico dove si compra e si vende, ma anche un sistema complesso che regola gran parte dell’economia e delle relazioni tra produttori e consumatori.
Col passare del tempo il mercato è diventato un patrimonio culturale della città che lo ospita, permeandosi di storie, modi di dire, personaggi caratteristici.
Uno dei più grandi mercati siciliani vive a Catania. Il più antico e conosciuto è sicuramente quello che si tiene quotidianamente in piazza Carlo Alberto, in pieno centro storico, chiamato “feraoluni” locuzione che unisce in un solo termine “fera du luni”, letteralmente traducibile con: fiera del lunedì.
Per diversi anni svoltasi solo di lunedì, poi diventata usanza quotidiana nel panorama catanese ad eccezione della domenica, giorno in cui viene lasciato spazio al “mercatino delle pulci”, un mercato ridotto che vede prettamente la vendita di oggettistica usata. Al contrario del “feraoluni”, dove si può trovare qualsiasi cosa, dal cibo all’abbigliamento passando per stoffe e souvenir di ogni sorta dove i colori, i venditori e i profumi sono assolutamente unici. Caratteristica irripetibile che contraddistingue ogni mercato cittadino è
il modo di approcciare il cliente in stile tipico catanese, cioè un misto di cultura siciliana e sarcasmo: “signorinella bella, oggi abbiamo i lattuchi a dui euro.. belli come a lei su!”.
Immancabile il ragazzo che spinge il carrettino pieno di bevande. Ogni catanese riconosce e saprebbe riprodurre la litania :”Hai sete? Vuoi bere?” (ripetuto sempre con lo stesso intercalare).
Onnipresenti, quasi fuori dal tempo, ignorando il progredire della tecnologia, sono i venditori di cd musicali, con canzoni dialettali sconosciute ai turisti i quali affollano la piazza e vagano incantati tra le bancarelle.
Entrando dentro il mercato si trova la parte dedicata alle stoffe con colori variopinti, qui si possono ascoltare le più incredibili storie, a volte fantastiche, sulla provenienza di tali e preziose stoffe di improbabile importazione araba e resistite nei secoli.
I mercati vanno preservati , conservati, protetti. Non sono solo bancarelle dove trovare oggetti a buon prezzo ma sono luoghi suggestivi, portatori sani di cultura , storia e bellezza.
E nel mercato delle ideologie senza senso, vendute per necessarie e opportune ma che, invece, generano la frattura che ha spezzato la nostra epoca mirando alla disgregazione del pianeta e dei valori condivisi, noi siciliani restiamo ancorati alle nostre bancarelle. Là, dove la vita scorre tra prodotti rarissimi, ironia e irriverenza.

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