
Al giorno d’oggi per una stanza in affitto al centro di Milano servono circa 900 euro. Una stanza, non una casa. Cercando il costo di quest’ultima i prezzi diventano ingestibili per la maggior parte degli italiani, se consideriamo che lo stipendio medio di un operaio si attesta intorno ai 1400/1500 euro mensili. L’affitto di un trivani/quadrivani al centro di Milano parte dai 2500 euro mensili, per arrivare anche oltre i 5000 euro a seconda delle caratteristiche e delle rifiniture dell’ immobile. Sono spese difficilmente affrontabili per un lavoratore medio, difficili da gestire in famiglia anche di fronte a coniugi entrambi lavorativamente attivi In un simile quadro come dovrebbe un giovane, magari studente, riuscire a sbarcare il lunario? Come può pensare una giovane coppia di crescere insieme e vivere il proprio sogno d’amore? Da questi quesiti nascono le soluzioni più impensabili: giovani in sovrannumero che dividono case e stanze, sub affitti, proposte di cubicoli a prezzi fuori mercato. Ad oggi è pensabile vivere in affitto o ci si deve limitare a vivere “in affetto”, magari ognuno a casa dei propri genitori? Dinnanzi a questi scenari, con l’aggiunta della perdita delle certezze sul futuro, sulla politica, su coordinate di vita già tracciate, un giovane deve avere una forte creatività per restare a galla. Come si fa ad ottenere una testa pensante, capace di fronteggiare i continui cambiamenti, anche climatici, e il continuo divenire delle scoperte scientifiche? Crediamo che l’ancora siano ancora i genitori. Imperfetti, immaturi, ma veri. Spesso si decanta l’educazione contenitiva e intransigente del passato. Ma perché un genitore che crolla e mostra la sua fragilità dovrebbe sentirsi inadeguato? Non sta forse insegnando al figlio la verità delle emozioni? Non induce il figlio a una presa di coscienza riguardo al fatto che anche un adulto ben strutturato può vacillare e che questo è umanamente possibile? Forse i genitori odierni sono meno bravi nell’ impartire una corretta educazione ma sicuramente sanno fare le coccole! Magari prima ci si vergognava maggiormente nell’esprimere i propri sentimenti, anche con le parole. Al di là di ogni “parola con gli occhi” o di uno sguardo giudicante, quanto è bello sentire dire da un genitore al figlio “credo in te perché ti voglio bene”. Frasi magari oggi esasperate da una ricerca di consenso che il genitore insicuro attua ma, magari, difficilmente un ragazzo sente di non valere niente. Perché l’affetto è il motore della vita, nell’ottica della ricerca di stabilità ed equilibrio che oggi nell’era del virtuale appare così precaria. Forse, per via dei crescenti sacrifici economici, oggi sarebbe il caso di aggiornare il vecchio detto popolare “due cuori e una capanna”, usato spesso nei romanzi e nelle commedie del XIX secolo, e dire ” due cuori e una caparra”.