
Il cuore è un muscolo incessantemente attivo, non si ferma mai durante la vita. È un organo abbastanza piccolo, fragile e tenace al tempo stesso, ci permette di vivere e quando si ferma, si ferma la vita. Il cuore ha un ritmo, il battito, che, insieme al respirare, è il nostro rumore interno, la grancassa che scandisce il nostro tempo, l’andamento delle giornate, aumenta la cadenza in momenti precisi e rallenta in altri. Un cuore si può allenare, si può abbassarne la frequenza, si può rendere più resistente allo sforzo. Un cuore si può anche danneggiare, in tanti modi, fisici e non. Il cuore patisce gli effetti delle nostre emozioni, batte forte per la paura, la gioia, la sorpresa, ma è il primo a risentire dei nostri vizi, il cibo, le droghe e tutte le cattive abitudini.
Il cuore ha quattro stanze, due atri e due ventricoli, ha delle valvole, delle membrane, delle arterie che gli portano il sangue.
Il cuore è una metafora, per l’amore, per il coraggio, per la purezza ma anche per la cattiveria e l’indifferenza, quando lo si qualifica con un aggettivo negativo.
Il mio cuore di cinquantunenne è tutte queste cose.
È il mio più fedele e costante compagno di vita, ha attraversato battendo ogni istante delle mia esistenza, e mi ha supportato e sopportato sempre.
Io cosa faccio per il mio cuore? Assolutamente nulla, il mio è un rapporto di sfruttamento, e se al mio cuore arriva un’ondata di benessere è merito di chi mi sta accanto, di chi mi avvolge con il suo calore, di chi si prende cura di me, più di me.
L’ho trattato male questo cuore quando ho avuto paura di ogni piccola cosa, le mie fobie, che negli anni sono sparite quasi del tutto, l’hanno messo a dura prova, i cani e i gatti, che ora adoro, gli aerei, i terrori notturni. Paure infantili e giovanili che sentivo risuonare, forti, nel mio petto.
L’ho trattato male, quando ho amato e non sono stato corrisposto, quando me la sono presa per qualsiasi cosa, sono permaloso e il mio cuore lo sa. L’ho trattato male, quando ho finto di amare per sentirmi come gli altri, per avere la vita che mi ero promesso sin da bambino e che invece tradivo accontentandomi del peggio.
A cinquantuno anni ho capito che devo dargli tregua, che lo devo lasciare battere al suo ritmo e lui ha preso l’iniziativa, mi ha portato dove meglio non si può stare. Il mio cuore è il mio migliore amico.