Cari lettori e care lettrici, mettetevi comodi e provate a immaginare un castello con molte stanze. Alcune sono sempre aperte: sono le stanze più luminose, quelle che conosciamo benissimo. Ci sono stanze accessibili a tutti, altre a una cerchia ristretta; ce ne sono alcune socchiuse, che si aprono lentamente, altre preferiamo lasciarle chiuse. Di certe stanze ignoriamo perfino l’esistenza; altre ancora le rispolveriamo di tanto in tanto, giusto per mettere a tacere la coscienza.

Ecco, il cuore è così: come un castello fatto di stanze da vivere, attraversare, amare e curare, anche quando sono in disordine, anche quando fanno paura. Dentro quelle stanze abitano desideri e ferite, sogni e paure, slanci generosi e fragilità nascoste.

Durante i corsi di formazione per giovani e nei campi estivi ho sentito spesso parlare di “cuore”. Per questo, avere la possibilità di scrivere per il numero di febbraio di Operaincerta, proprio su questo tema, mi rende felice e, allo stesso tempo, mi mette un po’ in crisi.

Mi mette in crisi perché del cuore si parla spesso in modo leggero, impreciso, approssimativo. È una parola piccola, cinque lettere appena — proprio come “amore” — e talvolta anche questa è bistrattata e usata con troppa facilità. Cuore di qua, amore di là. Proprio come recitava una celebre canzone: “cuore, sole e amore”.

Provo a immaginare un’intervista a un’amica biblista, poi a un medico cardiologo: due idee affascinanti, ma nessuna prende davvero forma. Eppure sento che il cuore chiede di essere raccontato.

Confesso a una mia cara amica che questo mese non ho ancora scritto nulla. Lei, però, mi conosce bene e sa che avrei molto da dire.

Per me il cuore è la bussola di ogni scelta, di ogni pensiero, di ogni decisione; orienta le relazioni che costruisco. Forse non indica la strada più facile, ma certamente quella più autentica. E allora capisco che non posso lasciarmi sfuggire l’occasione di parlarne.

Così, alla fine, decido di scrivere “a cuore libero”, senza schemi rigidi, lasciandomi guidare dal semplice piacere della scrittura e dal dialogo con alcune mie amiche.

Oggi è San Valentino e sto per condividere una verità che può sorprendere: contrariamente a quanto si pensa, il cuore non è soltanto il luogo dei sentimenti, ma la sede dell’intelligenza profonda, delle decisioni radicali, dei “perché” che orientano la vita. Il cuore ha una sua logica, una sua disciplina. E, come ogni muscolo, va allenato con costanza e pazienza. Esercizio dopo esercizio diventa esigente; e questa esigenza ci rende responsabili verso noi stessi e verso gli altri.

Ma per ascoltarlo davvero, nella frenesia quotidiana, occorre fermarsi. Stare in silenzio. È nel silenzio che possiamo respirare e trovare il coraggio di aprire le stanze che temiamo. E allora attraversare quel castello di cui parlavo all’inizio diventa importante: scoprire anche gli angoli più nascosti di noi stessi, aprire tutte le porte e guardare in faccia la realtà della vita ci permette di diventare persone risolte. In un mondo fatto di orpelli e fronzoli possiamo fare la differenza, perché un cuore trasparente e libero è capace di volare alto. Ognuno vive un’esperienza diversa del proprio cuore e ciascuno vi associa immagini differenti.

Se penso al cuore, non posso non pensare alle mie care amiche. Penso alla fortuna di avere amicizie profonde e vere. E allora rivolgo loro qualche domanda.

Chiedo a Giusy quale sia la prima immagine che le viene in mente pensando al cuore.
«Il colore rosso», mi risponde. «Lo immagino come un muscolo vivo, pulsante, concreto. Poi penso alla scatola di cioccolatini, ai baci, a quell’idea romantica che spesso gli attribuiamo. Ma, se mi ascolto davvero, mi accorgo che il cuore non è affatto ordinato o lineare: è un guazzabuglio».

Le sue parole mi riportano a Manzoni, che aveva intuito quanto l’animo umano fosse un intreccio confuso di bene e male. Perché nel cuore convivono vibrazioni diverse, capaci di renderlo profondamente umano.

A un’altra amica chiedo quanto spazio conceda al suo cuore e alle sue emozioni. Mi risponde: «Direi l’ottanta per cento. Do molto spazio a ciò che sento. Quando mi sento giù, mi prendo il tempo per capire cosa sto vivendo, anche se non è semplice».
Le chiedo ancora: che cosa rende un’amicizia “di cuore”?
«Credo di dover imparare ancora molto sull’amicizia e su come gestirla. Però, per me, un’amicizia di cuore è quella in cui puoi essere te stessa, senza filtri. Ci sono persone che occupano un posto centrale nella mia vita e altre che restano più ai margini. I rapporti cambiano, crescono, a volte si allontanano. È naturale. Le amicizie di cuore hanno un’intensità particolare. Quando cadono le illusioni e restano la verità e la fragilità reciproca, si entra in una fase più matura, più autentica».

Anch’io la penso come lei: le relazioni non sono idee astratte; sono carne, presenza, tempo condiviso. Un cuore che si lascia educare dall’esperienza impara a custodire e a restituire quanto ricevuto.

Forse il cuore non è un luogo da sistemare una volta per tutte, ma uno spazio da abitare con sincerità, accettandone il disordine e la bellezza.

Non posso parlare di cuore senza pensare a Chiara. Alla mia domanda sul cuore, in generale, risponde così: «Quando penso al cuore, penso alle amicizie come quella con te e a mia nonna. Più che capita, mi sento accettata — ed è una comprensione ancora più profonda. E allora sì, posso dirlo con semplicità: ti conservo un posto nel cuore».

E forse è proprio questo il segreto: il cuore non si spiega, si consegna. Non si definisce una volta per tutte, ma si rivela nelle relazioni che scegliamo di custodire. È nelle parole sincere, nei silenzi condivisi, nei legami che resistono al tempo che il cuore trova la sua verità.

Scrivere “a cuore libero” è stato, per me, un modo per attraversare alcune stanze del mio castello e aprirne altre con maggiore coraggio. Se anche voi, leggendo, avete sentito il desiderio di fermarvi un istante ad ascoltare il vostro cuore, allora questo viaggio ha avuto senso. Perché, in fondo, è solo quando impariamo ad abitarlo con autenticità che possiamo davvero vivere — e amare — a cuore libero.

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