
Un invito a cena. Il primo, per me, con alcuni degli scrittori del mensile Operaincerta. È uscito il numero 200 e aspettiamo, con ansia felice e con la voglia di stupirci, il tema di gennaio 2026. Il direttore del giornale ha già scelto il tema, ma noi, tutti i commensali, ne siamo ignari.
All’inizio della cena, un depistaggio: il tema del mese sarà “l’attacca-bottone”! E invece no. La cena prosegue e, a un tratto, Antonio riprende la parola esordendo: il tema sarà “Palle”. Scatta subito un momento di ilarità; tuttavia il viaggio nella mente inizia, senza freni, e la fantasia si libera.
Due pensieri arrivano immediati: a metà gennaio avremo già tolto le palle dall’albero di Natale, ma nella vita, alcune “palle” devono restare appese. Devono rimanere appese quando si sceglie di restare o di andare, di esporsi, di difendere valori come la giustizia, l’uguaglianza, i diritti umani, la lista sarebbe infinita. Perché senza quel coraggio, senza “le palle”, non esiste cambiamento possibile.
Durante la cena, Ciccio ci regala una cartolina con l’immagine del mondo e la frase di Edgar Morin: “La rinuncia al migliore dei mondi non è la rinuncia a un mondo migliore”.
La perfezione non esiste, ma possiamo essere artefici di un mondo migliore.
Cambiare le cose non è questione di slogan, ma di scelte di senso. Scelte che chiamano in causa la responsabilità personale e collettiva, il coraggio di essere scomodi in un mondo che si conforma e la volontà di non voltarsi dall’altra parte.
Arrivo a casa e trovo un messaggio: è Domenico, 24 anni, adesso avvocato praticante, un mio ex collega dell’università. La mente continua nel suo viaggio e penso a ciò che con determinazione e coraggio Domenico ha messo in moto a Palermo.
Infatti Domenico è fondatore di “Filiis di Palermo” che nasce proprio da questa consapevolezza, scegliere di restare a Palermo quando per molti giovani e più in generale per molti la via più semplice è cercare un mondo migliore fuori da Palermo, dalla Sicilia.
Attorno a lui si è raccolta una comunità di cittadini comuni che ha deciso di prendersi cura della città e di assumersi il peso delle proprie azioni. Attraverso segnalazioni, interventi concreti e lavoro volontario, Filiis dimostra che i valori non sono astrazioni, ma pratiche quotidiane. Responsabilità, rispetto, dignità e cura diventano gesti visibili, capaci di generare cambiamento reale.
In un tempo che spesso invita alla fuga o all’indifferenza, scegliere di restare e agire è un atto profondamente etico. È nella concretezza della vita, con tutte le sue imperfezioni, che queste scelte prendono forma. E solo assumendosi la responsabilità dei propri valori è possibile restituire senso, speranza e futuro a una comunità.
La cena prosegue. Penso a tutti coloro che questa responsabilità l’hanno assunta fino in fondo: Ismaele L., Domenico C., Gaetano M., Paola M., Amy P., Marisa S., Cesare G., Francesco C., Peppino I., Rosario L., Milena C. tutti amici e persone con interessi e obiettivi differenti, storie lontane, unite da una stessa vocazione: non sottrarsi a scelte coraggiose, di senso, piene di vita.
La mente ritorna a quella cartolina, alle parole di Morin. Ed è lì che il collegamento diventa chiaro: il lavoro di Domenico, di Filiis, e di tutti coloro che hanno avuto “le palle” nasce da un gesto semplice e radicale: non rinunciare a un mondo migliore, anche sapendo che non sarà mai perfetto.
Esiste una speranza che nasce dal coraggio di chi si prende a cuore la realtà, con impegno e dedizione senza delegare, senza disertare. Ciò che resta è la certezza che un mondo migliore comincia sempre da una coscienza che sceglie di rispondere. È questo, forse, il senso più profondo dell’avere coraggio: rimanere responsabili, vivi, umani.