Talkin’ ‘bout the smiling deathporn immortality blues”. “Free radicals (A hallucination of the Christmas skeleton pleading with a suicide bomber)”. “Yeah, I know it’s a drag… but wastin’ pigs is still radicals”.

Sono titoli di alcuni dei loro brani.

E poi, “There should be unicorns”. “The stars are so big… I am so small… do I stand a chance?”. E per chiudere in bellezza. “My cosmic autumn rebellion (The inner life as blazing shield of deviance and optimism as celestial spear of action)”.

Wayne Coyne alato, a cavallo del suo unicorno…

The Flaming Lips nascono a Oklahoma City nei primi anni ‘80, come una formazione di alternative rock. Il nome nasce da un sogno / incubo di Wayne Coyne, il leader, <<…fare l’amore con Maria Maddalena sul sedile posteriore di una Oldsmobile, e le mie labbra prendere fuoco al contatto con la sua pelle…>>

Il loro primo grande successo è “She don’t use jelly”, e la band è già da qualche anno, definitivamente, tra le sole mani e gli estri di Wayne Coyne, colui il quale sancirà il passaggio definitivo, marcato, al pop psichedelico.

<< Non eravamo bravi a suonare. Ma ci muoveva quell’idea punk del ‘Si può fare’… >>

La loro storia è un vortice di depressioni, agorafobie, di smanie e di abbandoni, di ritorni e di droghe e di perdite abissali. Eppure i tre membri rimasti riescono a sprigionarsi oltre ogni logica follia.

Musica e palle colorate

Ed è da quel momento che i concerti del gruppo iniziano a diventare una esperienza sempre più affollata, onirica, apparentemente dissennata, e coinvolgente.

Un raduno libero, sperimentale e lisergico.

Una assurda febbricitante esplosione di non-senso e di liriche senza filtri, in cui il delirio strumentale (arpa-cembali-synths-doppie percussioni-linee di basso distoniche-vibrafoni-archi & fiati-campionatori) viene cavalcato dalle trovate estemporanee di Wayne Coyne, dal suo megafono, dalla sua voce sempre in bilico sui toni, distratta, strafottente.

(Qualcuno ha accostato la vertigine ‘live’ dei Flaming Lips alle esibizioni vorticose e geniali di Frank Zappa & The Mothers of Invention. Ma non mi toccate Frank Zappa, inarrivabile sotto ogni punto di vista!

In verità, mi vengono più in mente le prime sonorità di Sufjan Stevens, con la sua sarabanda di commistioni minimaliste e barocche, folk orchestrali jazz musical swing e cori tradizionali, in cui la musica elettronica si mescola con campanelli, flauti, viole, banjo e voci bianche o femminili: il tutto con tempi dispari – tipo 9/8 – e titoli sterminati, come “All good naysayers, speak up! Or forever hold your peace!”- NdA)

Wayne’s Big Laser Hands

Nel 1991, dopo aver quasi incendiato la American Legion Hall, in Oklahoma, a causa dell’utilizzo dei fuochi pirotecnici durante un interminabile concerto, The Flaming Lips vengono ingaggiati da una ‘major’, la Warner Bros.

Da quel momento, iniziano sperimentazioni varie durante le loro registrazioni, con apparecchiature tipo ‘boombox’, sorta di radioregistratori portatili con possibilità di modificare volume, velocità o tono del nastro, che contiene la loro musica.

Ma anche durante le loro esibizioni ‘live’, con l’utilizzo del concetto di “Headphone Concert”, ricevitori simili a walkman che il pubblico poteva utilizzare liberamente durante i concerti, ascoltando da una trasmittente FM a bassa potenza la musica suonata sul palco.

Il 1999 è l’anno di “The soft bulletin”, il disco che li porta a sbancare anche in Europa, con un tour memorabile per effetti speciali e accoglienza di pubblico.

Ma è nel 2002, con l’album “Yoshimi battles the pink robots”, che i Flaming Lips raggiungono il consenso assoluto di pubblico e critica, vincendo anche un Grammy nella categoria “Best Rock Instrumental Performance”.

Tutto normale….

Nel 2020, in piena epopea covid (dall’America partì il termine ‘lockdown’…), Wayne Coyne & soci Flaming Lips idearono il concerto dentro le bolle gonfiabili.

In pratica, in occasione del Late Show la band decise di suonare non da casa, ma su un palco. E così, ogni membro del gruppo, così come ogni singolo spettatore presente all’esibizione, si ritrovò ognuno dentro alla propria bolla.

Un modo alla ‘Flaming Lips’ per divertirsi tutti insieme, condividendo musica e sogni, senza cedere a isterie e convenzioni, pur rispettando – in un modo tutto loro – il distanziamento sociale.

L’esibizione dei Flaming Lips al Late Show, 2020

<< …let them know you realize that life goes fast

It’s hard to make the good things last

You realize the sun doesn’t go down

It’s just an illusion caused by the world spinning round…>>

(…Sappiano che tu comprendi che la vita va veloce / E’ difficile fare in modo che le cose belle durino / Tu comprendi che il sole non tramonta / Ma che è solo una illusione del mondo che gira…)

Se anche lasciarsi andare, come palle bolle sfere libere nell’aria, diventa un modo per vincere le paure, tutte le paure, anche quelle interiori, i Flaming Lips lo hanno fatto benissimo. E ancora oggi non smettono…

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