
Alcuni tra gli sport più popolari hanno come “attrezzo” la palla. O pallone o pallina che dir si voglia. Perché, se in base a forma, dimensione, peso e materiali, si può chiamare in modo diverso, il principio resta lo stesso: un oggetto da colpire, lanciare, far rotolare o controllare, che diventa il cuore del gioco. Sport come il calcio, la pallacanestro, il baseball, la pallavolo, il tennis, e l’elenco potrebbe ancora continuare, utilizzano quell’oggetto dalla forma sferica chiamato appunto palla, pallone, pallina. Ed è sorprendente pensare come un oggetto così semplice possa dare vita a una varietà così ampia di sport.
C’è però uno sport, il rugby, che utilizza sì un pallone ma ovale, cosa che ne fa una delle sue caratteristiche principali. Infatti, se negli altri sport, la palla rotonda segue una traiettoria prevedibile, un rimbalzo costante, nel rugby il pallone ovale introduce l’elemento dell’imprevedibilità in quanto, a causa della sua forma, il rimbalzo è quasi sempre irregolare e questo obbliga i giocatori a reagire rapidamente adattandosi alle nuove situazioni che si verificano. Ma come mai il pallone del rugby è ovale? La risposta a questa domanda è semplice: il pallone è ovale per comodità e per casualità.
La leggenda vuole che il rugby sia nato il primo novembre 1823, sul prato della Rugby School, nell’omonima cittadina del Warwickshire inglese, durante una partita di calcio, quando lo studente William Webb Ellis raccolse il pallone con le mani e si mise a correre verso la porta avversaria. E se l’episodio è noto a tanti, quello che tanti non sanno è che il football giocato all’epoca non era il calcio che tutti noi conosciamo. All’epoca il “football” era tutt’altra cosa. Con quel termine, infatti, non si intendeva necessariamente un gioco in cui ci fosse un pallone da calciare. Football era la contrazione dell’espressione “to play at ball on foot”. Si trattava, quindi, di un gioco, praticato soprattutto da artigiani e contadini, “a piedi”, che si poneva in contrapposizione ai giochi dei nobili, che per i loro sport utilizzavano i cavalli.

William Webb Ellis
Anche il gesto di Webb Ellis, quel prendere il pallone con le mani, non era un qualcosa di assolutamente nuovo. Nel football che si giocava allora non esistevano regole codificate e accettate da tutti i club, e in alcune scuole era ammesso farlo. Ciò che invece fino a quel momento non si era mai visto era un giocatore che si mettesse a correre con il pallone tra le mani per andarlo a depositare oltre la linea di fondo campo.
Dunque, almeno per la leggenda, il rugby sarebbe nato in quel preciso momento ma si ebbe coscienza di quello che Webb Ellis aveva “creato” solo 1895, quando cioè fu ritrovata una lettera nella quale si raccontava l’episodio. Nel frattempo nella scuola di Rugby si era continuato a giocare a football e con il tempo l’uso delle mani era diventato predominante. Non si erano ancora codificate le regole del football e dunque ogni scuola giocava con le proprie regole.
Il 7 settembre 1846, finalmente, un gruppo di studenti mise per iscritto le regole del nuovo sport che fu chiamato, per la verità senza molta fantasia, Rugby Football. Tra queste, si stabilì che il pallone avesse una forma ovale, per un motivo molto pratico: perché fino ad allora, a fornire i palloni alla scuola di Rugby, vesciche di maiale rivestite di cuoio e riempite di paglia o fieno, era stato l’artigiano William Gilbert (Gilbert è adesso un famoso marchio di prodotti per il rugby). Si continuò quindi con lo stesso fornitore, e siccome le vesciche avevano di per sé una forma ovaloide, si pensò di mantenere quella forma, anche perché un pallone ovale si riusciva a tenere più facilmente in mano.
Nel 1892 vennero poi codificate anche forma e dimensioni del pallone, che doveva essere ovale e avere una lunghezza compresa tra i 280 e i 300 millimetri e una circonferenza sull’asse maggiore tra i 740 e i 770 millimetri e tra i 280 e i 300 millimetri sull’asse minore.
Dunque, la forma ovale del pallone da rugby non è una questione di estetica o di originalità, ma il risultato di una storia, di esigenze pratiche e di un’identità sportiva ben precisa. Ed è proprio l’irregolarità del suo rimbalzo che rende il rugby unico nel panorama degli sport moderni.