A volte girano in un senso e trasmettono un sentimento, altre volte girano in un altro e comunicano un tipo di emozione diversa. Di che stiamo parlando? Delle palle.

Nel nostro parlato esistono un sacco di espressioni che hanno come complemento oggetto la parola “testicoli”, o più volgarmente chiamata “palle”. Tutti, e dico tutti, almeno una volta nella vita hanno detto: «Che palle», «Mi hai rotto le palle», «Mi girano le palle».  Ma vi siete chiesti da dove provengono queste espressioni? A quali sentimenti vengono associati?

«Che palle», è una delle esclamazioni più diffuse della lingua parlata, di solito accompagnata da un movimento delle mani dall’alto verso il basso, con le dita quasi semichiuse ad eccezione fatta del pollice e dell’indice, che sono ben aperti e seguono l’andamento del polso. L’espressione indica noia, incertezza e frustrazione. La sua origine non è ancora stata accertata, ma possiamo affermare che “Che palle!” è una delle più utilizzate tra giovani e adulti.

 «Mi hai rotto le palle», è un modo dire che viene usato per indicare che qualcuno o qualcosa ti sta infastidendo, irritando o semplicemente disturbando. Ha un significato analogo anche «Mi girano le palle», che denota quel limite superato a causa di qualcosa o qualcuno che ha dato fastidio.

Secondo alcuni studi queste due frasi, sono un lascito dei soldati che hanno combattuto nelle trincee nella Prima Guerra Mondiale, mentre altri puntano ad una spiegazione molto più scientifica, smentendo quanto detto dagli storici. Quest’ultimi infatti affermavano che il modo di dire “Girare le palle” era associato ad un tipo particolare di munizione artigianale adoperato per speciali fucili. Praticamente si tirava fuori il bossolo e poi lo si rimetteva in canna ma capovolto, in questo modo quando i soldati avevano un nemico a poca distanza, sparando, potevano provocare delle ferite molto più profonde e grandi. Ma gli scienziati, a questa teoria hanno ribattuto, affermando che tale procedura fosse ritenuta impossibile, oltre che pericolosa.

Invece, “Rompere le scatole” o se la vogliamo renderla volgare “Rompere le palle”, ha origine da una procedura usata sempre in guerra. Nel concreto, il comandante prima di un attacco ordinava ai soldati di rompere le scatole di cartone che contenevano i caricatori dei loro fucili.

La Grande Guerra, inoltre, ci ha donato anche l’espressione “Avere le palle”, riferendosi al coraggio, alla potenza e alla forza. Designa, altresì, colui o colei che ha una certa influenza sugli altri.

Quindi, dietro a queste espressioni, c’è un significato per nulla banale ma che apre le porte a storie sconosciute e alquanto interessanti.  

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